'Il mondo è un libro, chi non viaggia ne legge una pagina soltanto...” (Sant'Agostino)

Da quattromila anni circa, c'è un tesoro del nostro pianeta, un'isola del nostro Mediterraneo che vive grazie a continui incontri e confronti fra popolazioni che qui giunsero dal sud, dal nord e dall'est e che da qui migrarono verso Occidente.

Stiamo parlando della Sicilia e perciò del Mediterraneo e perciò di una delle prodigiose culle del mondo. La Sicilia è un'isola e ciò è affermazione palesemente vera. Ma, attenzione, la Sicilia è una grande isola, la più grande del Mediterraneo, contornata da altre piccole isole, alcune delle quali vicine le une alle altre, per farsi compagnia, e formano piccoli arcipelaghi, come lo sono Eolie ed Egadi.

La Sicilia è un prezioso diadema e le isole che la contornano sono splendide piccole gemme a corollario. In Sicilia la coltivazione della vite e dell'ulivo è tutt'uno con la storia dell'isola, con la sua nascita. Laddove vite e ulivo coesistono e disegnano acquerelli giocati sulle sfumature del verde e tempere raffiguranti momenti vendemmiali e di molitura, il tutto sovente su mossi e dolci declivi, allora siamo nel Mediterraneo. Perciò, con gli affascinanti estremi che la Sicilia dona al mondo, anche qui all'ulivo si abbraccia la vite e gli occhi non sono bastevoli a mirare tanta grazia del Creato e l'animo accresce la sua gioia.

E anche su alcune delle piccole isole a contorno, l'abbraccio della vite all'ulivo è fattore connotante il paesaggio e, a ciò conseguente, la tradizione delle genti e le tecniche colturali e la cultura materiale, qui sedimentatasi da millenni. La 'Gemma del Mediterraneo”, Pantelleria, isola ventosa e dal fascino unico, isola che accoglie il visitatore, al suo olfatto regalando i più odorosi degli effluvi a mo' di benvenuto, è territorio di vini prodigiosi.

Pantelleria ha estensione quasi mignon, ma verrebbe da scomporla in frattali per quanto si presta nella prorompente fertilità del suo terreno e nei suoi frastagliatissimi lembi a essere ammirata e vissuta passo dopo passo, giorno dopo giorno. Si pensi alla dovizia toponomastica di questa isola così piccola: fazzoletti di terra che qui hanno i loro nomi precisi e perenni; ne citiamo uno in particolare: Mueggen, tra i posti più belli di Pantelleria. Due elementi ulteriori, basilari essendo il terreno e la salsedine, contribuiscono alla straordinaria viticoltura di Pantelleria: il sole ed il vento. Spicca per ardimento di intenti e per coraggio di visione, nonché per miscela armonica di competenza crescente e di passione profonda ed impetuosa, una sorprendente realtà vitivinicola: Salvatore Murana Vini.

'Tutto passa, dell'uomo non rimane che traccia del proprio passare. Ma, sé fa sì che la traccia diventi solco, molto tempo deve passare prima che torni ad essere traccia...” (Salvatore Murana)

Siamo alla sesta generazione di questa pantesca progenie di vignaioli. Qui la tradizione è costante leva di innesco per accrescimento di competenze e di innovazioni enologiche. Ne sortiscono vini che sanno firmarsi, nel senso che mai patiscono il rischio dell'anonimato, e che sanno affermarsi per come sono sovente premiati dalle più autorevoli guide di settore. Qui l'uva è lo zibibbo; uva dolce di suo. Zibibbo è corpo di Pantelleria; il passito che ne sortisce è anima di Pantelleria.

Salvatore Murana cosa fa? Mette le uve zibibbo in appassimento al sole. Sì, i grappoli raccolti a mano vengono posti sugli stenditoi e qui, sempre a mano, vengono girati affinché sempre siano esposti ai raggi del munifico sole pantesco. Ne consegue appassimento in poco meno di tre settimane. L'uva così appassita viene portata in cantina ed aggiunta ad un piede di fermentazione ottenuto con uve fresche. Il processo di fermentazione prevede continui montaggi e la premitura avviene dopo circa un mese. E poi comincia il lungo processo di affinamento in botte, almeno 18 mesi. Produzioni sui piccoli numeri, e non potrebbe essere altrimenti. Bottiglie che sono scrigni e contenuti che sono gli autentici tesori panteschi.

Salvatore Murana mi piacerebbe chiamarlo 'l'uomo che sussurra alla vite”, perché lui parla, filosofeggia con il 'suo vigneto”, il suo ancestrale vigneto, con i suoi chicchi biondo-oro e rosso-rubino. La sua uva e incantata dai sussurri e le carezze dei venti che si incontrano e si salutano sull'isola e poi diventano poesia del 'Creato 1980”, versato nei calici misteriosi che si trasforma in nettare liquoroso offertosi a chi viene a trovarlo qui, nella sua Isola degli Dei e di tutti suoi antenati panteschi.  Non ha bisogno di parole e descrizioni la pluripremiata azienda siciliana Donna Fugata, che anche a Pantelleria vinifica un ambrato e profumatissimo 'Passito di Pantelleria”, raggio di sole che non manca dalle tavole di tutto il mondo accompagnando il dessert.

Isola parimenti bella e selvaggia è Favignana, la più grande delle Egadi. Qui la tradizione vitivinicola è melanconicamente divenuta dormiente per secoli, salvo vivere oggi un salutare risveglio grazie ad opera congiunta di mano pubblica e di illuminato vitivinicoltore che già tanto lustro ha apportato alla recente vitivinicoltura siciliana: Firriato.

Firriato nasce nel Trapanese, si espande alle falde dell'Etna e adesso, dopo il fuoco vulcanico, cerca le limpide acque del mare che bagna le Egadi. Firriato ha deciso di piantare circa cinque ettari di vigneto nella tenuta Calamoni e ha voluto denominare 'Insulae”, questo progetto di vera vitivinicoltura eroica.

è in fase di ultimazione la prima vendemmia. Ne sortiscono un bianco, un rosso ed un passito, ciascheduno figlio peculiare di un terroir unico al mondo. Difatti, il suolo è molto fertile, i vigneti distano pochi metri dalla costa scogliosa e la costante ventilazione marina enfatizza le escursioni termiche tra il dì e la notte, a beneficio dei gradevolissimi aromi nelle bottiglie. E sono con i Murana, Donna Fugata, i Di Gaetano di Firriato e con tanti altri bravi vitivinicoltori che la possente realtà enologica della Sicilia vive il suo momento felice, ben attenta a saper sempre tenere ben alta la qualità del vino versato poi nei calici...


Foto: Eric Vandeville