SCANZOROSCIATE (BG) - La ricerca scientifica e la sperimentazione intervengono per la prima volta sul vitigno Moscato di Scanzo. Autoctono, coltivato solo in una piccola fascia della collina bergamasca, il Moscato di Scanzo interessa i ricercatori per la sua unicità (è il solo Moscato a bacca rossa) e vogliono capirne a fondo caratteristiche e potenzialità. Su richiesta del Consorzio di tutela, il ministero dell'Agricoltura ha inserito il Moscato di Scanzo tra i 51 vitigni autoctoni italiani oggetto di una ricerca che vuole valorizzare vitigni e loro territori di produzione.

Una parte del progetto si è conclusa e per dare conto dei primi risultati sono giunti a Scanzorosciate (Bg) docenti e ricercatori del mondo enologico: Osvaldo Failla e Paola Casati della Facoltà di Agraria dell'università di Milano, Serena Imazio dell'università di Modena e Reggio, Rocco di Stefano dell'università di Torino.



Tutti i presenti in sala (sindaco in testa, produttori, enologi, agronomi, semplici cittadini), superando il muro delle terminologie troppo tecniche, hanno capito che si sta studiando il Dna del vitigno per metterne in luce in modo obiettivo le specificità e si sta sperimentando in modo efficace la risposta in termini di potenziale qualitativo delle uve al variare delle condizioni ambientali e colturali. Il progetto appare importante sia per dare basi scientifiche alla promozione commerciale del vino sia per fornire raffinati strumenti molecolari per il miglioramento delle tecniche di coltivazione e di selezione clonale. Sono già state individuate 23 tipologie di cloni e su questi il lavoro dovrà procedere nella struttura di ricerca della Regione Lombardia a Riccagioia, nell'Oltrepò Pavese.
 
Angelica Cuni«è un lavoro lungo e delicato – ha detto la presidente del Consorzio, Angelica Cuni (nella foto) – ma non faremo mancare il nostro impegno per arrivare alla fine della ricerca, nell'interesse dei produttori e di tutto il territorio. Vogliamo capire meglio le caratteristiche del vitigno e del suolo, studiando la migliore epoca di maturazione per far risaltare al meglio profumi e aromi nel vino».

Grazie alla collaborazione tra il Consorzio Moscato di Scanzo e il Cirive - Centro interdipartimentale di ricerca per l'innovazione in viticoltura ed enologia dell'università di Milano, sono in atto due importanti attività di ricerca e sperimentazione volte alla caratterizzazione e alla valorizzazione del vitigno Moscato di Scanzo e del suo vino: sequenziamento del Dna del Moscato di Scanzo e sua selezione clonale.

Il sequenziamento del Dna, che consiste nella ricostruzione delle basi molecolari dei geni presenti nel genoma, consentirà di mettere in luce le specificità genetiche del vitigno, in comparazione con numerosi altri vitigni autoctoni. La selezione clonale del Moscato di Scanzo è nell'ambito del progetto finanziato dalla Regione Lombardia. L'attività, che coinvolge le competenze di patologia vegetale e di genetica della vite del Cirive, è in corso da alcuni anni e ha già consentito di individuare 23 linee clonali esenti da virosi. Le linee clonali sono in corso di caratterizzazione presso i campi di selezione e omologazione clonale del polo regionale di Riccagioia (Pv).

Nel corso dei prossimi anni potranno essere omologati e iscritti al Registro nazionale delle varietà di vite i cloni di maggiore interesse, secondo le metodologie della pressione selettiva debole, che mirano ad individuare cloni tra loro complementari, in relazione alle prestazioni quanti-qualitative, al fine costituire vigneti policlonali capaci di esprimere un maggiore potenziale produttivo enologico rispetto ai vigneti monoclonali o realizzati con materiali standard.

Al fine di rendere più efficaci le attività in corso sul Moscato di Scanzo, gli esperti ravvisano l'importanza di integrarle con un adeguato ulteriore supporto finanziario, volto soprattutto a caratterizzare il profilo compositivo aromatico delle uve delle linee clonali in corso di selezione presso il campo di omologazione del Polo regionale di Riccagioia. Le risorse disponibili non consentono un adeguato approfondimento sperimentale sulla composizione aromatica delle uve, essenziale per la selezione di un vitigno aromatico. In particolar modo si ritiene importante analizzare la composizione quantitativa e qualitativa delle molecole responsabili dello specifico aroma di moscato del vitigno (terpeni liberi e legati) nelle uve a maturità, nel corso dell'appassimento e nei vini ottenuti per microvinificazione. La sperimentazione andrebbe ripetuta almeno per due annate (2012 e 2013). Il contributo finanziario dovrà essere quantificato sulla base di quanto sarà convenuto.

Il Cirive è dunque a disposizione del Consorzio per definire eventuali altri ambiti di collaborazione, le cui modalità e i conseguenti impegni finanziari dovranno essere quantificati, che nel caso specifico della produzione del Moscato di Scanzo, si ritiene possano riguardare: sanità del materiale di moltiplicazione e longevità del vigneto; tecniche di gestione della chioma, epoca di vendemmia e metodi di appassimento per massimizzare nell'uva l'accumulo e la conservazione delle molecole aromatiche e dei loro precursori; tecniche di vinificazione e di affinamento per massimizzare la fragranza aromatica dei vini.