“Tre Bicchieri” e golosità campane I vini del Gambero a Napoli
La Guida vini 2012 del Gambero Rosso è stata presentata a Roma e a Napoli, il 23 e il 24 ottobre. Un appuntamento con i grandi vini che si sono aggiudicati quest’anno l’ambito riconoscimento dei Tre Bicchieri. Ma non solo vino: erano presenti anche chicche in gran parte campane, come la mozzarella
La presentazione della guida dei vini 2012 del Gambero Rosso si è tenuta, come ben noto ai tantissimi addetti ai lavori ed agli appassionati, lo scorso sabato 22 ottobre presso l'appropriata sede della Città del Gusto in Roma.
Meno noto il fatto che quest'anno si è avuta immediata (a 24 ore di distanza) replica presso la Città del Gusto di Napoli, ubicata in postura dirimpettaia alla prestigiosa Città della Scienza.
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Dettaglio, ma doveroso ai fini della veridicità della notizia: proprio nei locali della Città della Scienza, appositamente riallestiti per l'evento, la presentazione della Guida si è svolta. Impeccabile, ai fini della piena riuscita della manifestazione, la direzione della direttrice Serena Maggiulli.
Non solo vini, ma a corollario, presenze di chicche, in gran parte campane. Prime fra tutte le mozzarella di bufala campana Dop, in degustazione presso stand istituzionale dell'eponimo consorzio. Presente con Manuel Lombardi il grande conciato romano, formaggio raro dal gusto unico, frutto di sedimentata tradizione bi millenaria.
Due le autorevoli presenze di storiche pasticcerie campane: Augustus, con i suoi 'maltagliati al rhum” e Sparonno con il suo 'sospiro d'angelo”.
Con 184 vini in degustazione, da solisti agendo, siamo riusciti a toccare il traguardo della doppia decina. Ci ha guidati fiuto, conoscenze pregresse, voglia di scoperta, e tanta gioiosa casualità.
A fronte di tali e tanti vini eccellenti, ben ci guarderemmo (e chi siamo, suvvia) dallo stilare la graduatoria degli eletti. Ci sia solo consentito menzionare, tra i 184 vini posti in degustazione e tra i 20 effettivamente degustati, raccontarne brevemente di tre che hanno particolarmente toccato le corde del nostro cuore, e quindi li ricorderemo, e della nostra mente, e quindi li rammenteremo.
Giochicchiando con l'anno del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, diciamo subito che ci sovvengono vini dal Lombardo-Veneto, dal regno di Sardegna e dal regno delle due Sicilie.
Si parte con il bianco. Stiamo parlando del Custoza superiore Doc Ca' Del Magro '09 by Monte Del Fra'. E non so se mi spiego! Nel caso ha proprio senso particolare citare il nostro Risorgimento per quanto la battaglia di Custoza tanto ne incise le sorti.
Siamo in quella landa fatata a sud est del Benaco. Qui i colli hanno origine morenica ed i terreni sono calcarei, argillosi, sabbiosi e ghiaiosi.
Mettono capo a questo vino importante ben cinque vitigni, due dei quali, prevalenti: Garganega (40%) e Trebbiano Toscano (20%). A completamento, ragguardevole anche la presenza (15%) di Incrocio Manzoni. Ovviamente sono ben distinti i tempi vendemmiali.
Piccola parte di mosto di Garganega fermenta ed affina in piccole botti di rovere. Tutto il resto fermenta in acciaio e sta sui propri lieviti fino alla primavera successiva. Indi si imbottiglia ed ulteriore affinamento in bottiglia per successivi 6 mesi. In etichetta evidenzia 13°.
Nel calice lo abbiamo ravvisato di un bel giallo paglierino. Evidente al naso il profumo della mela golden, con suadenti nuances di vaniglia. In bocca è avvenuta, vogliamo dire così, la folgorazione. La bocca mi replicava, se possibile amplificandole e rendendole uniche e gradevolissime, le connotazioni del naso. Micron di profumate praterie in rimbalzi palatali. Ottimo corpo, benedetta persistenza.
è splendido servente di pesce crudo, penso ai sushi ben fatti e non alle melanconie dei banchi refrigerati di gastronomie pretenziose, è amico fidato di carni di aia e di cortile, a sapienti mani di cucina affidate. è vino di grandezza assoluta.
Si prosegue con il primo rosso. Stiamo parlando del Ghemme DocG '07 by Torraccia Del Piantavigna. Blasfemia ci verrà perdonata se beffardi e gaudenti aggiungiamo: . . . . e scusate se è poco! Siamo nel territorio di una Docg tra le meno conosciute del Piemonte ma assolutamente non vi è inferiorità alcuna nei confronti delle blasonate ed ultrafamose Docg.
Sua Maestà uva nebbiolo qui si lascia ancillarmente accompagnare da quel 10% di uva Vespolina, gagliarda ragazzotta di campagna che sa come rendere simbiotica la vicinanza con la nobiltà. Morenico argilloso è il terreno.
L'invecchiamento dura 36 mesi ed avviene in botti di allier. L'affinamento in bottiglia coricata (bottiglia che è di per sé un valore) dura 9 mesi.
Il calice ha regalato ai nostri occhi il colore rosso rubino con seducenti riflessi granata. E quale incanto i profumi, quale eleganza. è scorso il film muto di ricordi di infanzia. Abbiamo avvertito la viola.
In bocca il corredo tannico è possente e in armonia voluttuosa. Sapido e fresco nel contempo, come i grandi vini di beva non difficilissima dovrebbero essere. Nel degustarlo ci è stato facile immaginare quanto ancora di più questo vino sa dare in condizioni ambientali ottime, non stappando la bottiglia all'istante bensì qualche ora prima e servendo nell'ampio appropriato calice. è vino longevo, certamente. Lo gusteremmo volentieri con sontuose carni rosse, anche con ben fatto brasato, e con formaggi stagionati. è vino di grandezza assoluta.
Completa questo trio di eccellenza un vino del Sannio. Stiamo parlando dell'Aglianico Del Taburno Doc Terra Di Rivolta Riserva '08 by Fattoria La Rivolta. Qui siamo in territorio di Torrecuso, alle falde del Taburno. Il Sannio è la più vitata delle province campane.
Negli scorsi decenni, sì ma dello scorso secolo (!) qui si lavorava il vigneto in funzione delle quantità e delle massime rese possibili. Si andava così dilapidando un patrimonio enoico di rara importanza.
Avveduti imprenditori di nuova generazione, è il caso di Paolo Cotroneo, patron di Fattoria La Rivolta, hanno saputo commutare il paradigma consolidato della vigna traboccante e dell'incuria in aggiornamento ed adeguamento di saperi, verso il pensiero finalmente emerso della ricerca della qualità e della necessità di investire su di essa.
Frutti, è il caso di dirlo, non mancano e sono meritati i successi. Qui c'è la mano, vorremmo dire l'arte, di uno tra i migliori winemaker della new wave dell'enologia di Enotria: Vincenzo Mercurio.
Vincenzo Mercurio ausculta i vigneti sin nel loro riposo invernale, li governa nel loro primaverile risveglio, li accudisce nell'impetuosa crescita estiva e pari meticolosa attenzione riversa alla cantina, ben consapevole del postulato secondo cui un grande vino nasce sempre da un grande vigneto e sta poi alla cantina, che non fa miracoli, preservarlo e valorizzarlo ancor più.
Questo vino è stato fatto utilizzando solo uva Aglianico. Il periodo vendemmiale è novembre. Il vino fermenta in acciaio ed invecchia 18 mesi in barrique nuove. Ulteriori 18 mesi in bottiglia per l'affinamento.
Il calice offre alla nostra vista un bel rosso rubino intenso con evidenti sfumature violacee.
Gradevoli e molto connotanti al naso le note di tabacco. Presenti i floreali prugna e viola. In bocca evidente e coinvolgente la possente struttura tannica che prorompe, rende di gioiosa vitalità il sorso e, benedetta armonia, mai prevarica per come si giova di una setosità che, sensorialmente appare addirittura anche tattile.
Lo immagino in amena convivialità, a contrappunto di carni rosse ben cotte. è vino di grandezza assoluta. E qui chiudo il mio blocco di appunti e qui si concludono le note.
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Meno noto il fatto che quest'anno si è avuta immediata (a 24 ore di distanza) replica presso la Città del Gusto di Napoli, ubicata in postura dirimpettaia alla prestigiosa Città della Scienza.
.jpg)
Dettaglio, ma doveroso ai fini della veridicità della notizia: proprio nei locali della Città della Scienza, appositamente riallestiti per l'evento, la presentazione della Guida si è svolta. Impeccabile, ai fini della piena riuscita della manifestazione, la direzione della direttrice Serena Maggiulli.
Non solo vini, ma a corollario, presenze di chicche, in gran parte campane. Prime fra tutte le mozzarella di bufala campana Dop, in degustazione presso stand istituzionale dell'eponimo consorzio. Presente con Manuel Lombardi il grande conciato romano, formaggio raro dal gusto unico, frutto di sedimentata tradizione bi millenaria.
Due le autorevoli presenze di storiche pasticcerie campane: Augustus, con i suoi 'maltagliati al rhum” e Sparonno con il suo 'sospiro d'angelo”.
Con 184 vini in degustazione, da solisti agendo, siamo riusciti a toccare il traguardo della doppia decina. Ci ha guidati fiuto, conoscenze pregresse, voglia di scoperta, e tanta gioiosa casualità.
A fronte di tali e tanti vini eccellenti, ben ci guarderemmo (e chi siamo, suvvia) dallo stilare la graduatoria degli eletti. Ci sia solo consentito menzionare, tra i 184 vini posti in degustazione e tra i 20 effettivamente degustati, raccontarne brevemente di tre che hanno particolarmente toccato le corde del nostro cuore, e quindi li ricorderemo, e della nostra mente, e quindi li rammenteremo.
Giochicchiando con l'anno del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, diciamo subito che ci sovvengono vini dal Lombardo-Veneto, dal regno di Sardegna e dal regno delle due Sicilie.
Si parte con il bianco. Stiamo parlando del Custoza superiore Doc Ca' Del Magro '09 by Monte Del Fra'. E non so se mi spiego! Nel caso ha proprio senso particolare citare il nostro Risorgimento per quanto la battaglia di Custoza tanto ne incise le sorti.
Siamo in quella landa fatata a sud est del Benaco. Qui i colli hanno origine morenica ed i terreni sono calcarei, argillosi, sabbiosi e ghiaiosi.Mettono capo a questo vino importante ben cinque vitigni, due dei quali, prevalenti: Garganega (40%) e Trebbiano Toscano (20%). A completamento, ragguardevole anche la presenza (15%) di Incrocio Manzoni. Ovviamente sono ben distinti i tempi vendemmiali.
Piccola parte di mosto di Garganega fermenta ed affina in piccole botti di rovere. Tutto il resto fermenta in acciaio e sta sui propri lieviti fino alla primavera successiva. Indi si imbottiglia ed ulteriore affinamento in bottiglia per successivi 6 mesi. In etichetta evidenzia 13°.
Nel calice lo abbiamo ravvisato di un bel giallo paglierino. Evidente al naso il profumo della mela golden, con suadenti nuances di vaniglia. In bocca è avvenuta, vogliamo dire così, la folgorazione. La bocca mi replicava, se possibile amplificandole e rendendole uniche e gradevolissime, le connotazioni del naso. Micron di profumate praterie in rimbalzi palatali. Ottimo corpo, benedetta persistenza.
è splendido servente di pesce crudo, penso ai sushi ben fatti e non alle melanconie dei banchi refrigerati di gastronomie pretenziose, è amico fidato di carni di aia e di cortile, a sapienti mani di cucina affidate. è vino di grandezza assoluta.
Si prosegue con il primo rosso. Stiamo parlando del Ghemme DocG '07 by Torraccia Del Piantavigna. Blasfemia ci verrà perdonata se beffardi e gaudenti aggiungiamo: . . . . e scusate se è poco! Siamo nel territorio di una Docg tra le meno conosciute del Piemonte ma assolutamente non vi è inferiorità alcuna nei confronti delle blasonate ed ultrafamose Docg.
Sua Maestà uva nebbiolo qui si lascia ancillarmente accompagnare da quel 10% di uva Vespolina, gagliarda ragazzotta di campagna che sa come rendere simbiotica la vicinanza con la nobiltà. Morenico argilloso è il terreno.
L'invecchiamento dura 36 mesi ed avviene in botti di allier. L'affinamento in bottiglia coricata (bottiglia che è di per sé un valore) dura 9 mesi.
Il calice ha regalato ai nostri occhi il colore rosso rubino con seducenti riflessi granata. E quale incanto i profumi, quale eleganza. è scorso il film muto di ricordi di infanzia. Abbiamo avvertito la viola.
In bocca il corredo tannico è possente e in armonia voluttuosa. Sapido e fresco nel contempo, come i grandi vini di beva non difficilissima dovrebbero essere. Nel degustarlo ci è stato facile immaginare quanto ancora di più questo vino sa dare in condizioni ambientali ottime, non stappando la bottiglia all'istante bensì qualche ora prima e servendo nell'ampio appropriato calice. è vino longevo, certamente. Lo gusteremmo volentieri con sontuose carni rosse, anche con ben fatto brasato, e con formaggi stagionati. è vino di grandezza assoluta.
Completa questo trio di eccellenza un vino del Sannio. Stiamo parlando dell'Aglianico Del Taburno Doc Terra Di Rivolta Riserva '08 by Fattoria La Rivolta. Qui siamo in territorio di Torrecuso, alle falde del Taburno. Il Sannio è la più vitata delle province campane.
Negli scorsi decenni, sì ma dello scorso secolo (!) qui si lavorava il vigneto in funzione delle quantità e delle massime rese possibili. Si andava così dilapidando un patrimonio enoico di rara importanza.
Avveduti imprenditori di nuova generazione, è il caso di Paolo Cotroneo, patron di Fattoria La Rivolta, hanno saputo commutare il paradigma consolidato della vigna traboccante e dell'incuria in aggiornamento ed adeguamento di saperi, verso il pensiero finalmente emerso della ricerca della qualità e della necessità di investire su di essa.
Frutti, è il caso di dirlo, non mancano e sono meritati i successi. Qui c'è la mano, vorremmo dire l'arte, di uno tra i migliori winemaker della new wave dell'enologia di Enotria: Vincenzo Mercurio.Vincenzo Mercurio ausculta i vigneti sin nel loro riposo invernale, li governa nel loro primaverile risveglio, li accudisce nell'impetuosa crescita estiva e pari meticolosa attenzione riversa alla cantina, ben consapevole del postulato secondo cui un grande vino nasce sempre da un grande vigneto e sta poi alla cantina, che non fa miracoli, preservarlo e valorizzarlo ancor più.
Questo vino è stato fatto utilizzando solo uva Aglianico. Il periodo vendemmiale è novembre. Il vino fermenta in acciaio ed invecchia 18 mesi in barrique nuove. Ulteriori 18 mesi in bottiglia per l'affinamento.
Il calice offre alla nostra vista un bel rosso rubino intenso con evidenti sfumature violacee.
Gradevoli e molto connotanti al naso le note di tabacco. Presenti i floreali prugna e viola. In bocca evidente e coinvolgente la possente struttura tannica che prorompe, rende di gioiosa vitalità il sorso e, benedetta armonia, mai prevarica per come si giova di una setosità che, sensorialmente appare addirittura anche tattile.
Lo immagino in amena convivialità, a contrappunto di carni rosse ben cotte. è vino di grandezza assoluta. E qui chiudo il mio blocco di appunti e qui si concludono le note.
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