Tocai o Tai, la qualità non cambia. A Roma i vini nuovi dell'antico vitigno
Via il nome "Tocai" (diventato "Tai") dall'etichetta, ma è la qualità che conta. I nuovi vini dell'antico vitigno veneto sono stati presentati a Roma, alla città del gusto, nell'ambito di un progetto regionale di promozione. In degustazione anche prodotti dell'eccellenza agroalimentare veneta
ROMA - Tai Rosso Doc, Tai Bianco Doc e Lison Docg: tre vini nuovi nel nome ma rappresentativi di un territorio vocato, tutti figli di un vitigno, il Tocai, protagonista da secoli della viticoltura del Nord Est d'Italia. Eppure questo nome non può più figurare sulle etichette di ottimi vini bianchi e rossi che dal 2007 sono stati costretti ad assumere una nuova identità: da Tocai sono diventati Tai. La vicenda è nota: dopo una lunga battaglia giudiziaria cominciata negli anni Cinquanta, per decisione comunitaria il diritto all'uso del nome è stato attribuito esclusivamente alla produzione vinicola del territorio ungherese di Tokaj.
è stato un cambiamento solo di facciata per i vini storici del Veneto ma ha reso necessarie sostanziali azioni di sostegno sia per non disorientare il consumatore e il mercato che per promuovere le nuove etichette. Bisognava spiegare che era il vino di sempre, antico nelle radici e nella tradizione, figlio di un vitigno a cui nessuno può vietare il ruolo di bandiera delle produzioni consortili. In definitiva, Tocai o non Tocai, è la qualità quello che conta.
Se n'è parlato a Roma, alla Città del Gusto del Gambero Rosso in un evento promosso, nell'ambito di un progetto esecutivo regionale, dai Consorzi di Tutela Vini del Veneto interessati alle denominazioni ex Tocai e dall'Unione Regionale dei Consorzi di Tutela dei Vini Veneti Doc Uvive, in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole. Un evento dedicato al vino ma anche a tutto il buono della Regione.
La vera star della serata è stato però il Lison Docg, vino bianco di antica memoria da poco giunto al massimo livello di riconoscimento nazionale e battezzato da illustri padrini proprio all'ultimo Vinitaly.Il Lison e i Doc Tai Bianco e Rosso sono stati abbinati ai piatti della tradizione veneta in grado di valorizzarli maggiormente.
I sapori di Vicenza a Roma
Tra i sapori dell'autunno è entrato a pieno titolo il Radicchio Rosso di Treviso Igp, detto in dialetto 'spadone”, ortaggio di grande personalità sia crudo che cotto. Protagonista anche un'altra eccellenza: la Sopressa Vicentina, antichissimo salume immortalato in un dipinto del 1577 da Jacopo da Ponte, garantito da un disciplinare che stabilisce razza, età e peso del suino e che obbliga all'uso dei tagli migliori tra cui la coscia, di solito destinata al nobilissimo prosciutto. Insaccata con una concia di spezie,con o senza aglio, massaggiata, legata e stagionata secondo la pezzatura, regala un sapore delicato e persistente, leggermente dolce, più o meno pepato.
Le degustazioni
A guidare le degustazioni dei vini è stato Paolo Chinellato, sommelier di lungo corso, quasi poeta nel raccontare la personalità delle etichette e le loro diverse sfumature di gusti e profumi pur venendo dagli stessi territori. Giulia Barbui del Consorzio Vini Venezia e Andrea Monico del Consorzio Tutela vini Colli Berici e Vicenza hanno ripercorso le vicende che degli ultimi anni che hanno interessato le realtà vinicole locali impegnando i produttori a un restyling corale e spronandoli a far sempre meglio in direzione della qualità. Il Consorzio Venezia, nato dell'unione tra quello Volontario Tutela Vini Doc Lison-Pramaggiore ed quello di Tutela Vini del Piave Doc, comprende un'area geografica particolarmente vocata a quei 'Serenissimi vini” che furono ambasciatori di Venezia nella storia.
Il consorzio, guidato da Giorgio Piazza, tutela 44 Doc e due Docg, il Malanotte del Piave e il Lison, prodotto nella vasta pianura tra Treviso e il confine fra Veneto e Friuli Venezia Giulia, delimitata dal mare e Sud e dai Colli di Conegliano a Nord. Nasce da quello che era chiamato Tocai Italico. A introdurlo in zona potrebbero essere stati i canonici di Barbarano intorno al 1300, di ritorno dalla sede papale di Avignone o forse l'ignoto falegname alle dipendenze di Maria Teresa d'Austria che tornando a casa si portò come souvenir una barbatella. Quel che è certo è che in queste terre alluvionali, ben drenate e generose di aromi e profumi, il vitigno prospera dal 1700. «Il progetto Tai che ha promosso questa iniziativa - ha detto Giulia Barbui - nasce dall'esigenza di riscattare l'importanza e la qualità di vini a cui era stata tolta l'immagine 'Tocai” dopo la querelle con gli ungheresi. Tai diventa così da quattro anni il nome identificativo regionale dei vini delle zone del Piave, di Treviso e di Vicenza, ma per chiarire l'inevitabile confusione i consorzi di produzione in pieno accordo hanno presentato alla Regione e al ministero un progetto per la promozione dei nuovi nomi. Ora lavoriamo tutti insieme attuando in tutt'Italia azioni integrate, con convegni, incontri e distribuzione di materiale divulgativo. Siamo anche andati in mezzo alla gente. Per dieci mesi abbiamo avuto uno stand con degustazioni all'aeroporto Marco Polo di Venezia. Anche gli stranieri si sono appassionati a questi vini, quelli dei nonni, che sono stati sempre sulle nostre tavole».
Per Andrea Monico, il Consorzio di Tutela Colli Iberici e Vicenza partecipa con orgoglio alla valorizzazione di questo suo vitigno identitario. «Per molto tempo - ha detto- l'ex Tocai Rosso era rimasto confinato nel proprio territorio. Ma ora questo progetto e il cambio del nome ci hanno dato l'impulso e il coraggio - e anche il sostegno economico - di puntare su questo vitigno autoctono. I Colli Iberici sono terra di grandi rossi. Produciamo anche prodotti importanti da vitigni internazionali ma il Tai Rosso resta la nostra identità».
Oltre al classico Rosso leggero,fruttato e color del rubino -detto il vino del convivio- il territorio vanta prodotti invecchiati di alta qualità. Il Tai invece, diffuso in tutto il Nord Est, è un un vino fresco, asciutto e aromatico, giallo paglierino tendente al verde. Condivide il vitigno di origine e il profumo di frutta con una nota di mandorla amara con il blasonato Lison, una Docg meritata e anche annunciata. Negli anni Trenta fu definito dall'allora viceministro all'Agricoltura Arturo Marescalchi un prodotto di primissimo ordine. «La sua stoffa generosa e fine - scrisse il politico - soddisfa il gusto offrendo un senso di pienezza, di vivacità, di grazia.Tutta la nobiltà del vitigno vi appare in pieno, accompagnata dalla perizia della vinificazione e della conservazione».
All'appuntamento romano sono stati degustati Tai Rosso Colli Berici 2010 dell'Azienda Agricola Vini Cris, perfetto con la Sopressa Vicentina morbida e speziata, il Tai 2010 di Ornella Molon con un Petto di pollo affumicato al fieno e soufflè di formaggio, il Lison Classico 150 di Borgo Stajnbech con una Pasta fresca con porcini e parmigiano. Due diverse etichette di Tai Rosso Roiserva 2007 hanno accompagnato il Garofolato di bue con cipolla borrettana glassata: Il Cio Bacaro Colli Benci dell'Azienda Piaslli e Torengo de Le Pignole. Infine, con la pasticceria secca, è stato servito il Verduzzo Passito Lison Pramaggiore 2008 dell'azienda Ai Galli.Zaia: La transizione come opportunità
«La vicenda del Tai è un ulteriore esempio del fatto che i risultati arrivano, anche in agricoltura, quando si guarda al futuro con lungimiranza e coraggio, senza perdere di vista il valore del territorio». Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia commentando quanto affermato nel corso della degustazione dei Tai presso il Wine Bar della Città del Gusto – Gambero Rosso con i Consorzi Vini Venezia e Vini Doc Colli Berici e Vicenza, dove è stato riconosciuto come la 'guerra del Tai” si è trasformata da problema e difficoltà ad opportunità per questo vino di tradizione e per l'enologia veneta.
«La vicenda del Tai, così come la rivoluzione del Prosecco – ha aggiunto Zaia, che ha promosso e sostenuto questi due traguardi dapprima come vicepresidente della Regione poi come ministro delle politiche agricole – non sono state semplici e inizialmente sono state anche comprese da pochi nella loro giusta portata di prospettiva. In Veneto, il passaggio da Tocai a Tai è stato osteggiato anche da non pochi operatori, ma alla fine hanno prevalso i sostenitori di una transizione che ci ha dato un vino tutto nostro: nuovo ma dalle radici antiche e salde, che sta incontrando successo e apprezzamento meritati. Anche per la Doc Prosecco il cammino non è stato semplice – ha concluso Zaia – ma il successo mondiale di questo vino, che nasce nelle Docg Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene e Asolo e si sta imponendo come spumante, dà ragione ad una operazione che sta rendendo famoso il Nord Est in tutti i continenti che restituisce soddisfazioni ai produttori».


