Pantelleria, l’isola dell’Unesco. Presto nella lista il vigneto ad alberello
Sono in fase avanzata le pratiche per l’inserimento del vigneto ad alberello di Pantelleria nella lista dei Patrimoni immateriali dell’Umanità. La ventosità dell’isola ha fatto in modo che i primi viticoltori mettessero al riparo la pianta collocandola in una conca scavata nel suolo di terra lavica
Sono in fase avanzata le pratiche per l'inserimento del vigneto ad alberello di Pantelleria nella lista dei patrimoni immateriali dell'umanità.Quella del vigneto ad alberello, a Pantelleria (Tp) è una consuetudine secolare e comunque molto antica. Essa ha preso piede nell'isola, alla stessa stregua di ciò che accade per gli esseri viventi che adattano il proprio organismo, la propria stessa conformazione (e talora perfino il temperamento) alle condizioni climatiche del luogo in cui si trovano.
La ventosità dell'isola, spesso impetuosa e distruttiva, ha verosimilmente consigliato i primi arcaici viticoltori a mettere al riparo la pianta della vite dalle folate, collocandola in una conca scavata nel suolo di terra lavica. Così adagiati, i tralci si abbracciano e i grappoli guadagnano prossimità all'humus vulcanico. Ne risulta peraltro custodito, anzi amplificato il calore topico, che consente agli acini di fare ancor più arrossare la propria superficie esterna e di arricchire la concentrazione zuccherina della polpa. Gli strumenti a cui si deve la sopravvivenza della coltivazione del vigneto ad alberello sono costituiti certamente e quasi solamente dalla zappa.
Ma anche l'aratro trainato dal caratteristico asino pantesco (anch'esso minacciato di estinzione) idoneo a scalare le impervie pendenze di quest'isola scoscesa. Quanto agli artefatti, in nessun altro luogo si possono rinvenire gli inconfondibili vigneti a terrazzamenti, ognuno dei quali è delimitato da muretti a secco di pietra lavica: chi si peritasse di misurarli, scoprirebbe che nell'insieme si estendono per oltre 7.000 chilometri! Altrettanto unici ed inimitabili sono gli innumerevoli 'giardini arabi” (costruzioni circolari scoperchiate - simili ai nuraghe sardi o ai misteriosi ed arcaici sesi - per dare rifugio anche ad una sola pianta di agrume) spesso incastonati negli stessi vigneti e diffusi in tutte le contrade dell'isola.
è la stessa tipologia umana del contadino pantesco che va considerata come una razza in via di prossima scomparsa. E, dunque, come una specie da proteggere. Il vigneto ad alberello, intanto sopravvivrà a Pantelleria, in quanto si ridetermineranno le condizioni socio-economiche con le quali perpetuare questa inimitabile genìa abituata ad affrontare le difficoltà del sito, le vicissitudini della storia, le avversità del tempo.
A parte gli eventi climatici (antica e naturale componente di variabilità che da sempre condiziona accidentalmente i raccolti), a Pantelleria è riscontrabile un graduale abbandono del vigneto che deriva da un cambiamento generazionale, da un più generico disimpegno dalla tradizione e da una ancor più generica e diffusa crisi dei valori che attanaglia l'intera società italiana. Nuovi stili di vita, nuovi modelli di comportamento e stereotipi fanno sì che figli e nipoti maggiormente attratti da altri sbocchi occupazionali meno gravosi, quali quelli del settore turistico, dismettono o non continuano la tradizione vivaistica degli anziani che appare sempre meno appealing e faticosa, malgrado il miglioramento redditivo verificatosi negli ultimi anni per effetto del costante aumento dei prezzi delle uve. Tutto ciò costituisce una minaccia di sicura scomparsa non solo di un'intera filiera economica, ma un disastro sistemico che produrrà danni a catena, abbattendosi sugli altri sottosistemi.
In una coerente linea di salvaguardia 'etnica”, culturale e colturale, va dunque perseguito anche il recupero dei tipici terrazzamenti sui quali i vigneti ad alberello hanno dimora da secoli. Da questo particolare tipo di vigneto, situato a questa latitudine e ubicato in tale habitat vulcanico, nascono autentici prodotti del sole (Pantelleria è proprio al centro della sun belt), merito di una agricoltura ancora eroica: basta considerare che, nelle suddette terrazze delimitate dai muretti in pietra lavica, le pratiche di coltivazione sono ancora tutte manuali. Scongiurare la progressiva alterazione di tale scenario significherà salvare le radici degli uomini e delle vigne, conservare l'espressione più antica dell'agricoltura mediterranea e lasciar convivere quel micro eno-sistema con la sua stessa storia. Infatti, la simbiosi del vigneto con l'isola è tale che, venendo a mancare il primo - sia nella percezione che nell'immagine consolidata - sparirebbe una parte della stessa Pantelleria (come le dune di sabbia in un deserto, le palme in una oasi, le saline a Mozia, i templi ad Agrigento, i grattacieli a New York) modificandone in peggio l'intero paesaggio perché lo renderebbe omologo a tante altre isole sparse per il mondo.
Va sottolineato che l'estensione del vigneto ad alberello (quello coltivato e quello abbandonato) a Pantelleria incide talmente su tutto il territorio che - qualora disgraziatamente venisse a mancare – ne risulterebbe modificato anzi sconvolto non solo l'intero eco-sistema, ma anche il dipanarsi delle generazioni che attorno a tale coltura-cultura si sono succedute. Con la deprecabile sparizione del vigneto, verrebbe reciso l'ultimo cordone ombelicale che lega Pantelleria alla sua più antica e preponderante tradizione: che sin dai tempi dei Fenici è stata l'agricoltura, nell'ambito della quale il vigneto ha avuto un ruolo sovrano. Corollario della richiesta di riconoscimento all'Unesco, sarà il concentrare l'attenzione della comunità internazionale sulla sopravvivenza di una autentica 'civiltà”: che continui a legare contrada a contrada, nonni a nipoti, l'isola alla sua storia millenaria. L'ottenimento di tale alta tutela potrà innescare intanto l'urgente difesa dei vigneti panteschi (dei quali va scongiurata la … cronaca di una morte annunciata) e poi un indispensabile sviluppo, che nella fattispecie non ha valenze solo settorialmente vitivinicole, ma anche territoriali, tradizionali e paesaggistiche e di contributo all'immagine della Sicilia. Senza il blocco del calo produttivo, fra una dozzina d'anni non ci sarà più nulla da tutelare: perché l'antica Cossyra si sarà nel frattempo trasformata in un contenitore ad univoco riempimento turistico e – quel ch'è di peggio - senza più alcun appeal naturalistico e di tipicità produttiva.
Per tali motivi la grande rappresentatività rivestita da Pantelleria costituisce un elemento positivo per l'isola stessa, evocativo del Mediterraneo profondo, premiante per la Sicilia e patrimonio della Penisola e dell'intera umanità.
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