Tutela dei vini Do nel 2010 Valoritalia monitora la produzione
Dal consuntivo di un anno di indagini di Valoritalia è emersa una radiografia del vigneto Italia. Le irregolarità sono state 3.738 lievi e 468 gravi. È stato creato un database che, attraverso la pubblicazione editoriale e online, costituisce un formidabile strumento di lavoro per i produttori
ROMA - Presentata a Roma, all'hotel Baglioni, una fotografia del vigneto Italia, dal filare alla bottiglia. è il bilancio del primo anno di lavoro di Valoritalia, l'organismo in cui sono confluiti due realtà come la Federdoc e Csqa Certificazioni nell'agosto 2009 quando l'Unione europea ha imposto anche nel nostro Paese l'obbligo dell'applicazione di un sistema di controlli per la certificazione dei vini di qualità che fosse completamente indipendente. Il requisito della terzietà del nuovo organismo era essenziale perché in precedenza tale certificazione era attuata anche dai Consorzi di tutela: come dire identità tra controllori e controllati. Dall'istituzione di Valoritalia sono passate due vendemmie, abbastanza perché il presidente Riccardo Ricci Curbastro (nella foto) e l'amministratore delegato Ezio Pelisetti tracciassero un bilancio degli obiettivi raggiunti senza enfatizzarli né nascondere i problemi oggettivi ancora sul tappeto, in una situazione frastagliata e localizzata come quella vitivinicola italiana dove le realtà produttive sono diverse per dimensioni, numero di aziende, caratteristiche del territorio e tipologie.
Il passaggio tra le competenze tra i consorzi e Valoritalia netto, senza affiancamento o transizione, ha di fatto assegnato al nuovo organismo il compito non facile di applicare il sistema imposto da Bruxelles senza interrompere o ritardare la certificazione o la commercializzazione delle Doc e delle Docg.
«La sfida è stata superata - ha detto Ricci Curbastro - nonostante la fatica di combattere un sistema burocratico e amministrativo spesso refrattario ai cambiamenti. Vale anche per il nostro settore, e cerchiamo di lavorare per semplificare, per dare più spazio alle imprese, per liberare la creatività, per il marketing e per affrontare nuovi mercati. Del resto conosciamo bene questo sistema che era quello già applicato dai consorzi che è stato semplicemente travasato in una società certificata che deve diventare anche uno strumento di marketing a disposizione del consumatore. Guardando una bottiglia, un'etichetta, si vede un brand che una denominazione, si vede un brand che è il produttore, ma oggi chi acquista un vino ha bisogno di scoprire anche cose diverse, come la totale tracciabilità, che può essere resa evidente con un semplice click sul computer o sul telefono. C'è anche un altro passaggio tecnico ma il consumatore non lo vedrà: una piena disponibilità di dati di produzioni, giacenze, evoluzioni del mercato che permetterà ai produttori e ai consorzi che li rappresentano di operare meglio sul mercato evitando crisi o sovraproduzioni, pianificando al meglio la loro attività».
Con una squadra di 114 dipendenti e 87 ispettori sono stati 223.207 i pareri di conformità emessi, oltre 19.091 le visite ispettive presso vinificatori e imbottigliatori - 14.737 in vigneto e 4.354 in cantina - e controlli su oltre 1 miliardo di bottiglie. Per entrambe le categorie le irregolarità rilevate sono state 3.738 lievi e 468 gravi, ma con ampia possibilità di riallineamento dopo più corrette pratiche enologiche o semplici riletture di rilievi catastali.
«Ad oggi possiamo dire dire che le denominazione coinvolte nel nostro lavoro sono 176, 144 Doc e 32 Docg - sottolinea Ezio Pelissetti, consigliere delegato di Valoritalia - che rappresentano il 72% del vino italiano a Do. Questo garantisce una conoscenza approfondita e strutturata: siamo in grado di fornire una mole di dati rilevante che va dalla produzione di uva di ogni vigneto e vendemmia ai volumi di vino certificato a Do, dai volumi di vino destinati al consumatore alle giacenze totali di ogni vendemmia. In sintesi abbiamo creato un database che, attraverso la pubblicazione editoriale e il portale web con aggiornamento trimestrale, costituisce un formidabile strumento di lavoro per i produttori e per gli addetti ai lavori». Ma l'incontro, moderato dal giornalista Antonio Paolini, ha fornito anche l'occasione di delineare i progetti futuri di Valoritalia che, dal punto di vista delle certificazioni, andranno a toccare i vini varietali, quelli Igt, il settore biologico e le certificazioni in ambito volontario.
«Lavoreremo molto sulla semplificazione degli oneri burocratici con relativo abbassamento dei costi per le aziende - ha concluso Ricci Curbastro -. Gli step futuri vedono l'eliminazione degli Albi degli imbottigliatori e di quelli dei vigneti e delle vigne. Quindi l'inserimento dello sportello unico per le denunce delle uve e le rivendicazioni delle produzioni tramite i servizi del Sian. Ovviamente opereremo per una riduzione dei costi per la certificazione e per un'innovazione del sistema tariffario. E per una quota di sussidiarietà tra le Denominazioni e i produttori che ha come fine ultimo quello di garantire l'indispensabile serenità degli operatori che rimane uno dei nostri principali obiettivi».

