Foto: Matteo SaraggiReperti archeologici dimostrano che gli uomini del Neolitico pigiavano i grappoli della vite 'spontanea” in fosse scavate nel suolo tufaceo o argilloso, che grazie alla sua impermeabilità fungeva da tino... Ma chi avrebbe mai pensato che il Vermouth fosse un vino aromatizzato vecchio di 6mila anni? Se tutti sono concordi che le origini dei vini aromatizzati risale a 4mila anni prima di Cristo, ai primordi della storia dell'enologia giunta sino a noi, è però difficile datare quando il primo uomo scoprì la trasformazione delle uve in vino.

In Turchia, nella zona del biblico monte Ararat, ai confini con Armenia e Iran, il ritrovamento di semi fossili, ha dimostrato che al vino ottenuto venivano unite bacche di rovo, di sanguinella e di sambuco. Nei poemi omerici (IX secolo a.C.) si parla della pratica della mescolanza di vino, miele e farina, diluito con acqua prima di berlo. In seguito vennero aggiunte erbe e piante aromatiche.

A Ippocrate, medico greco (460-370 a.C.), dobbiamo il 'Vino di Ippocrate” o 'Vinum absinthiatum”, un elisir dalle virtù corroboranti e digestive ottenuto facendo macerare nel vino le punte fiorite dell'assenzio e le foglie del Dittamo e così chiamato per l'aroma principale che lo componeva, l'assenzio (arthemisia absinthium).

Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), medico romano, come rimedio contro i disturbi di stomaco consigliava un infuso di assenzio, timo, rosmarino, sedano e mirto macerati nel vino. I primi aromi utilizzati in Europa erano forniti dalla flora locale, in seguito si aggiunsero le spezie esotiche giunte dalle Indie e dall'Africa: cannella, noce moscata, chiodi di garofano, vaniglia, pepe, mirra, zenzero.
La corteccia della china proveniente dalla Cordigliera delle Ande venne introdotta con la scoperta dell'America: ha azione tonica e digestiva.

Venezia e Firenze, nell'Italia del Cinquecento, erano i principali centri di produzione, mentre di primaria importanza era Torino che utilizzò fiori alpini come la genziana e l'achillea, piante spontanee delle Alpi e l'artemisia (o assenzio). Fu un erborista piemontese, tale Alessio, che nella prima metà del Seicento portò al re di Baviera la sua ricetta di 'Wermut wein” (Vino d'assenzio), in tedesco l'assenzio si dice 'wermuth”. In seguito la bevanda passò alla corte di Francia dove divenne 'Vermouth”. Agli inizi molti furono i dubbi su questa «bevanda talmente poco alcolica da non incontrare favori», come affermò nel 1773 il medico toscano Villifranchi, che prevedeva una vita breve per il Vermouth.

Nella Torino del 1786, sotto i portici della centralissima Piazza Castello, nella 'Bottega di liquori Marandazzo” Antonio Benedetto Carpano pone negli scaffali un vino aromatizzato con erbe e spezie, dal nome francese 'Vermouth”, fatto secondo una ricetta che mantiene rigorosamente segreta. La Torino dell'aristocrazia adotta questo nuovo prodotto e la 'Bottega Carpano” diventa il punto d'incontro per l'aperitivo della 'Torino bene”. Nell'Ottocento dilaga la moda dell'aperitivo 'Carpano” e a Torino, nel 1816, Francesco Cinzano apre una bottega in quella che oggi è la centrale Via Garibaldi, poco dopo è Giacomo Cinzano ad aprire una bottega nella centralissima Via Roma, ed entrambi iniziano la produzione del Vermouth.

Le formule per produrre il vermouth sono sempre segretissime e scritte in modo talmente
ermetico da risultare comunque indecifrabili come quella del 'Vermouth che faccio per Sua Maestà Carlo Alberto” scritta dall'acquavitaio Alberto Rovere, la cui bottega fu poi rilevata dai fratelli Cora. In origine esisteva un solo tipo di vermouth, quello classico, il 'Rosso di Torino”. In seguito si aggiunse il 'Vermouth Amaro”, ottenuto con l'aggiunta di china, seguito dal tipo 'dry” e il
'rosé”.

A Canelli (At), nella seconda metà dell'Ottocento Carlo Gancia, inizia a produrre il vermouth classico, accanto al celebre spumante nato nel 1850, e nel secondo decennio del ‘900 inventa il 'Vermouth bianco”. Nel 1921, l'enologo Ottavio Riccadonna fonda a Canelli la 'Riccadonna Spa” e inventa quello di vitigno: il 'Vermouth Pinots”. Carpano e Cinzano rielaborano i primi vermouth in cui era presente il Moscato e creano il 'Vermouth Antica Formula”. Anche Martini, Sola e Rossi iniziano la produzione con il marchio 'Martini & Rossi”.

Nasce l'era dei grandi Vermouth italiani e la storia del 'Vino d'assenzio” continua nel tempo…