Dopo trent'anni potrebbe non esserci l'intesa tra produttori e Case vinicole su rese e prezzo delle uve moscato. Riportiamo da Sapori del Piemonte blog.

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Salta l'accordo su rese e prezzo delle uve moscato. Dopo trent'anni potrebbe non esserci l'intesa tra produttori e Case vinicole. Si spera nella mediazione in extremis. Siamo alle solite: il mondo del moscato non trova pace. Vignaioli e industriali sono sempre ai ferri corti attorno a un comparto che, unico a essere remunerativo in campo enologico, avrebbe invece bisogno di gioco di squadra. Almeno in considerazione dei numeri: 10mila ettari vitati, 15mila addetti, 7mila aziende vitivinicole coinvolte e un giro d'affari da 500 milioni di euro.

Invece il fare squadra è un concetto che i piemontesi non conoscono preferendo l'autolesionismo alla sinergie utili per garantire reddito e mercati.

Ma per comprendere come si è giunti a mettere in forse uno dei punti di forza del mondo del moscato, occorre fare un passo indietro.

All'inizio di luglio, quando già si tratta su prezzi e rese per ettaro del moscato 2010, la parte industriale chiede di potere trasformare 12mila ettolitri di Asti spumante, giacenti nelle cantine, in Moscato d'Asti. Motivo: impellenti richieste di mercato.

Assomoscato, la più grande associazione di vignaioli da sempre controparte dell'industria, mette il veto. «Volete svendere il vino per fare business» è la motivazione.

Risultato: Assomoscato bloccato la trasformazione di Asti in Moscato d'Asti, ma le case vinicole perdono l'opportunità di vendere 1,5 milioni di bottiglie che, è ragionevole pensare, sarà stato sostituito con altri vini dolci, italiano o stranieri.

Queste premesse non potevano determinare che una degenerazione delle trattative, con i vignaioli di Assomoscato da una parte fermi nella propria convinzione a difendere l'immagine del vino e il reddito dei contadini; dall'altra gli industriali depressi da una posizione che ritengono kamikaze – «Come si fa a non dare il prodotto a chi ha già in mano i contratti di vendita  in un momento di crisi economica internazionale. è da irresponsabili!» ha dichiarato a Sdp un imprenditore vinicolo – e determinati a non concedere spazio ad Assomoscato che ritengono una controparte non più adeguata ai tempi e alle condizioni del mercato.

Una situazione esplosiva. E infatti la 'deflagrazione” avviene il 3 agosto scorso.

Alla riunione paritetica convocata dall'assessore regionale all'Agricoltura, Claudio Sacchetto, la parte agricola c'è, i sindacati agricoli, pure, mancano le industrie o, meglio, hanno inviato un solo rappresentante, Enzo Barbero, uomo Campari e portavoce delle Case spumantiere che aderiscono al Consorzio di tutela.

Il manager legge una missiva nella quale, in sostanza, le industrie dichiarano che non tratteranno più oltre la propria ipotesi di contratto che prevede 110 quintali/ettaro di uve Docg per la vendemmia 2010 (10 quintali di tolleranza potranno rientrare o essere esclusi dalla quota Docg a seconda delle vendite) al prezzo del 2009, cioè 9,65 euro al miriagrammo; 100 quintali/ettaro per le annate 2011 e 1012 allo stesso prezzo del 2010.

Assomoscato ha reagito con un comunicato nel quale si dice che: «… Il no di Assomoscato, Cia e Coldiretti, a riclassificare 12mila ettolitri da Asti a Moscato d'Asti è motivato dal fatto che probabilmente (affermazione mai smentita) avrebbe alimentato canali di basso profilo.

Il nostro no è una doverosa e sacrosanta  difesa verso tutti quei produttori di Moscato d'Asti che si sono fatti strada in questi ultimi anni e che tale manovra li avrebbe danneggiati nel trovare sul mercato una bottiglia della stessa tipologia merceologica a prezzi che si aggirano sui 2 euro.

Assomoscato ha valutato l'impatto che questa offerta avrebbe avuto sul sistema nell'arco dei tre anni e si è accorta di un piccolo particolare: attualmente le scorte conosciute non sono meno di 200 mila ettolitri e pianificando una previsione ottimistica, ma utopistica, di 90 milioni di bottiglie per tre anni consecutivi, mai raggiunta nella storia del Moscato, il comparto avrebbe tutti gli anni una crescita delle scorte di oltre 65mila ettolitri. Cosa porterebbe alla fine del 2013 ad un quantitativo di scorte al collasso con oltre 400mila ettolitri.

Pertanto Assomoscato propone l'adeguamento del prezzo all'indice Istat, come reiteratamente firmato in passato dall'industria ma mai rispettato, ed una resa calibrata con il fine di soddisfare il mercato evitando di produrre ingenti stoccaggi che danneggerebbero unicamente i viticoltori».

Parole dure, confermate a Sdp dal presidente dell'associazione che raggruppa circa 2mila viticoltori, Giovanni Satragno.

Ma il fronte agricolo potrebbe non essere così compatto. Si parla di cantine vinicole che, contrarie a prese di posizione giudicate troppo anti-aziendaliste, avrebbero intenzione di uscire da Assomoscato.

Di certo contrario alle scelte dell'associazione guidata da Satragno è Paolo Ricagno, presidente della cantina sociale Veccia Alice e Sessame, con altre 6 cooperative associata alla Vignaioli Piemontesi, e anche a capo del Consorzio di tutela. «Ma di quello che è accaduto il 3 parlo come rappresentante delle Cantine della VP» precisa e avverte che: «Le nostre cantine sono d'accordo con la proposta fatta dalle aziende. Rispetta il reddito agricolo e dà garanzie per il futuro. Altre forzature sono a mio avviso pericolose per un'economia di territorio che ha bisogno di evolversi secondo le leggi del mercato e gi interessi di tutta la filiera e non solo secondo i dettami di una parte rappresentativa di un solo segmento». Ricagno non nasconde il timore di una vendemmia 2010 senza accordo interprofessionale, «sarebbe la prima volta in trent'anni e ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità».

Posizioni dure anche da parte della parte industriale. Ha detto a Sdp Enzo Barbero, responsabile delle attività enologiche per la Campari (il gruppo tra l'altro ha la vicepresidenza del Consorzio di tutela) e portavoce delle Case spumantiere: «La goccia che ha fatto traboccare il calice è stato il no ai 12mila ettolitri che avrebbero potuto portare sul mercato 1,5 milioni di bottiglie di Moscato d'Asti docg. Falso che sarebbe stato venduto a basso costo. Vero che avrebbe favorito l'ingresso e il mantenimento di posizioni di mercato strategiche. Per il resto le aziende hanno fatto la loro proposta e non hanno intenzione di trattare oltre. Mesi fa avevamo fatto un passo verso Assomoscato, rinunciando a conteggiare la presa di spuma come docg e accettando di ampliare la quota di vino che viene direttamente dalla vigna. Dall'altra parte. Però, non c'è stata analoga disponibilità. Del resto oggi proponiamo di pagare l'uva 9,65 euro al miria, più dei 9,55 che prevedeva il vecchio contratto con una resa di 85 quintali/ettaro. Ed è falso che non abbiamo intenzione di pagare i 10 quintali in più della raccolta 2010».

Fin  qui le dichiarazioni ufficiali, tra troppi slogan e qualche ruggine di troppo.

Per il futuro, ormai a ridosso della vendemmia 2010, c'è chi prevede una trattativa in extremis, magari con un accordo firmato solo da alcune parti del settore riunite al tavolo dell'assessore Sacchetto che, dicono testimoni, il 3 agosto si sarebbe scocciato non poco delle liti tra Assomoscato e Case vinicole. «Non ho tempo da perdere in queste beghe. Quando vi sarete messi d'accordo chiamatemi» avrebbe sbottato l'esponente leghista del governo regionale. E forse non ha tutti i torti.
Filippo Larganà
Sapori del Piemonte blog