Soave terra di paleosuoli vulcanici. è quanto è emerso dall'indagine voluta dal Consorzio del Soave, realizzata in sinergia con Veneto Agricoltura e in collaborazione con l'Università di Napoli Federico II, il Cnr Isafom e Risorsa, i cui primi risultati sono stati resi noti a Vulcania, il forum dei vini bianchi da suolo vulcanico, quest'anno alla sua seconda edizione e recentemente conclusosi a Soave.

Vulcania 2010 ha rappresentato per il Sistema Soave un'ulteriore importante tappa di un ormai fecondo percorso di conoscenza. Al di là delle numerose occasioni di confronto con i tanti vini e territorio di origine vulcanica, non solo italiani – quest'anno accanto al Soave sono stati protagonisti i sistemi produttivi a suolo vulcanico di Sud Africa, Alsazia e California – è stato possibile conoscere nel dettaglio un significativo lavoro di approfondimento dell'identità e sulle caratteristiche dei suoli del Soave.

«Quando in Italia parliamo di suoli vulcanici - sottolinea Attilio Scienza, professore di viticoltura all'Università di Milano e relatore al convegno - pensiamo subito a Etna, Vesuvio, Pantelleria. Ma nel nostro paese i suoli di origine vulcanica sono molto più diffusi. Si tratta di suoli originati appunto da vulcani e che poi sono stati ricoperti da depositi marini, per poi ricomparire a seguito di fenomeni di erosione alla fine del Quaternario. Sono oggi terreni ricchi di microelementi, un fattore questo non trascurabile ai fini dell'azione catalitica sui lieviti e sulla fermentazione, anche in fase di invecchiamento. I suoli vulcanici infatti hanno sempre generato vini più ricchi e complessi rispetto a quelli da suolo calcareo, magari più eleganti ma meno speziati e strutturati».

Per condurre questa indagine il Consorzio del Soave, in collaborazione con l'Università Federico II di Napoli, si è impegnato in una analisi integrata condotta sia su scala aziendale, con rilievi geofisici, sia su scala puntuale, con lo studio di suoli rappresentativi dei diversi ambienti pedogenetici. Sono stati descritti e campionati dei profili di suoli, sono state effettuate analisi chimiche standard, analisi granulometriche di dettaglio, analisi mineralogiche ed analisi micro-morfologiche.

L'insieme di queste analisi ha consentito di determinare con certezza la roccia parentale ed i principali processi pedogenetici riferibili alle diverse tipologie di suolo. Ciò ha consentito di evidenziare l'esistenza di ambienti chimici e fisici estremamente differenziati tra i diversi suoli, l'entità di queste differenze rappresenta un alto potenziale per meglio differenziare ed ottimizzare le produzioni vitivinicole del Soave e meglio rivendicare il legame tra il vino e il suo territorio di origine.

In pratica possiamo pensare oggi ai suoli del Soave come a dei paleosuoli che, diversamente da altri ambienti vulcanici, pur essendo antichi, non hanno subito i normali fenomeni di erosione tipici dei suoli vulcanici. Esistono infatti sui colli del Soave profondità e strutture che hanno stupito gli stessi ricercatori.

è stata in particolare osservata nel vigneto dell'area classica una pedogenesi molto antica che ha portato alla formazione di un suolo estremamente evoluto, nel quale i materiali derivati dalla disgregazione delle vulcaniti basiche che caratterizzano l'area hanno subito una intensa trasformazione chimico-fisica. «Si può quindi affermare che - sottolinea Giuseppe Benciolini, pedologo e relatore al convegno - nell'areale del Soave, a differenza della maggior parte degli areali vulcanici presenti in Italia, i suoli sono significativamente evoluti. Essi hanno infatti acquisito caratteri strutturali complessi, caratterizzati da una accentuata alterazione dei minerali come è testimoniato dalla elevata profondità, dalla struttura degli aggregati, molto sviluppata, con buona distribuzione della porosità dalle colorazioni bruno-rossastre».

Questa ricerca è da considerarsi un primo passo per comprendere i rapporti tra il prodotto vitivinicolo del Soave e il territorio che lo ha generato. Infatti «grazie a questa indagine oggi conosciamo i costituenti del suolo del Soave e le loro differenze nei singoli sistemi pedoambientali. Grazie a queste informazioni di base possiamo ora comprendere meglio il sistema suolo-pianta-atmosfera, al fine di cogliere meglio, e quindi meglio gestire, i rapporti tra l'ambiente pedoclimatico e la qualità dei vini».