Al cinema una storia d'amore e di vino Soave e Brunello tra i "protagonisti"
Una storia romantica tra case coloniche senesi e vigneti. “Letters to Juliet”, girato tra la Verona di Giulietta e Romeo e la Toscana, uscirà nelle sale italiane alla fine di agosto. La storia partendo dalle terre venete del Soave si sviluppa ampiamente in quelle senesi del Brunello di Montalcino
è una storia d'amore e di vino. C'è sempre un calice, una bottiglia, una barrique o i filari di una vigna ad accompagnare il filo della ricerca di un amore datato che poi ne farà nascere un altro. 'Letters to Juliet”, girato tra la Verona di Giulietta e Romeo e la Toscana, ha già incassato negli Usa in pochi giorni svariati milioni di dollari, piazzandosi al terzo posto tra i film più visti. La passione degli americani per la Toscana e per i suoi vini è cosa nota e le location dei set in cui è stato girato aggiungono fascino alla già avvincente trama. La storia, partendo dalle terre venete del Soave, si sviluppa poi ampiamente in quelle senesi del Brunello di Montalcino. I set sono stati Caparzo e Borgo Scopeto, il relais di Elisabetta Gnudi Angelini circondato dalle colline di Vagliagli.
In Italia Letters to Juliet uscirà alla fine di agosto e c'è da giurare che avrà successo anche per la suggestione dei luoghi. Bravi e convincenti gli interpreti: Vanessa Redgrave, Franco Nero e i due giovani co-protagonisti, Amanda Seyfried, una biondina dagli occhi languidi, e Christopher Egan, un bel ragazzone biondo, serioso british che va via via scaldandosi col vino e con la scoperta del sentimento d'amore.
Ed è proprio l'amore, quello che decide il corso della vita ribaltando tutto, il nucleo della sceneggiatura. La storia comincia a Verona, sotto il balcone di Giulietta, dove le donne di tutto il mondo lasciano messaggi e biglietti cui affidano gioie e pene d'amore. Salta fuori dal muro sconnesso una lettera scritta mezzo secolo prima da una fanciulla a un amore impossibile per un certo Lorenzo di Siena, umile contadino, e Sophie (Amanda Seyfried), aspirante scrittrice, che lo trova, decide di rispondere a questa innamorata d'antan, ormai anziana e nonna. Da qui nasce tutto: l'arrivo di Vanessa Redgrave a Verona con il bel nipote e la decisione pazza di ritrovare dopo 50 anni il suo Lorenzo. E allora via, tutti in macchina in Toscana.
Una storia romantica e impossibile, tra case coloniche senesi e vigneti, che sa toccare molte corde. La ricerca del lieto fine si fa molto attendere - e questa forse è l'originalità del film - con un colpo di teatro inaspettato che coinvolge lo spettatore in un giro del mondo che va da Verona a Manhattan passando per le crete senesi e le cantine del Brunello.
Per 17 giorni e 17 notti gli attori e i tecnici della troupe hanno vissuto tra i colori e i sapori della toscana, a stretto contatto con i contadini e con gli addetti ai vigneti e alla ristorazione del Relais.

Divi hollywoodyani da red carpet in trasferta forzata in campagna? «Macché - ci dice Alessandro Montermini, direttore del Relais - si sono tutti divertiti un mondo partecipando alla vita di tutti noi: anche questo forse ha contribuito a farli entrare meglio nella storia. La Seyfried ha voluto fare personalmente una torta di compleanno per una sua amica e Vanessa Redgrave e Franco Nero, coppia affiatatissima anche nella vita, sembravano in vacanza invece che sul set. I rossi calici del Brunello Caparzo hanno riscaldato l'ambiente, sono nate molte amicizie e i nostri ospiti si sono volentieri improvvisati figuranti».
Il film replicherà in Italia il successo d'oltreoceano? Si dice che in giro ci sia voglia di belle storie e di buoni sentimenti, ma forse tanto miele non troverà i critici tutti d'accordo. Anche se Letters to Juliet non vincerà un Oscar è di sicuro un film ben diretto da Gary Winick, ben interpretato e reso ancora più coinvolgente dalla colonna sonora del «come eravamo» che va da Quando quando quando a Guarda che Luna. Ma è anche un inno alla Toscana del vino e al Brunello, la nostra Docg più amata proprio negli States dove finisce un quarto di tutta la produzione. Tanto amata che l'inchiesta della magistratura senese sull'utilizzo da parte di alcuni produttori di Brunello di Montalcino di uve non previste dal rigido disciplinare di produzione non sembra ne abbia nemmeno scalfito il prestigio. E poi comunque anche da noi la Toscana va sempre di moda.

