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SAGRADO (Gorizia) – Centoventi ettari per 250mila bottiglie d'eccellenza, e due bellissime sorelle, Isabella e Benedetta, perfette ambasciatrici dei loro sapidi, terragni vini che nascono, crescono e s'affinano nel Carso goriziano.



Una affascinate, vasta tenuta che ha per fulcro una dimora storica seicentesca appartenuta ai conti della Torre, etichette prestigiose e pluripremiate, un vino plebeo ma allo stesso tempo nobilissimo che si chiama terrano, conosciuto già ai tempi di Giulio Cesare, e una famiglia, i Terraneo, che sa imbottigliare sapori e profumi di un territorio straordinario e unico qual è questo che fu teatro durante la Grande guerra di feroci combattimenti – ancor oggi non è raro imbattersi in schegge di bombe o bossoli fra le vigne.

Le sorelle Terraneo

In un balcone a nido d'aquila dove lo sguardo spazia dai monti sloveni a Trieste e Aquileia, fra bianchi e rossi di gran nerbo, sia autoctoni che dal piglio internazionale, la griffe Castelvecchio è simbolo di eleganza e firma del territorio, azienda magistralmente rappresentata da due brave e preparate ragazze del vino che incarnano alla perfezione la frase che il grande Luigi Veronelli amava ripetere: 'In ogni bicchiere di buon vino vedo il viso di una giovane donna”.