Sembra una favola ma è andata proprio così. Un giorno Gianluca Bisol, appassionato produttore di Prosecco di Valdobbiadene, durante una gita in barca nella laguna di Venezia rimase colpito nell'isoletta di Mazzorbo da alcuni tralci di vite di una piccola vigna murata, quasi sommersa dalle erbacce. Si trattava di un vitigno sconosciuto ai più, ma dal glorioso passato: era la Dorona, proprio quello del Vino dei Dogi, ampiamente citato nella storia dei fasti lagunari fin dal 1400 ma dimenticato da decenni.

Sarà stata una di quelle sfide impossibile che si accettano d'impuso nel tempo di un secondo, sarà stato il coraggio di un imprenditore non a caso chiamato dagli intimi "Indiana Jones", certo è che l'avventura cominciata così sta per avere un buon finale e questa del 2010 sarà per la Dorona la prima vendemmia della rinascita. La fortuna aiuta gli audaci, e si impose su tutti gli altri il progetto Bisol presentato al comune di Venezia per acquisire la tenuta, garantendo la gestione virtuosa del territorio, vera e propria oasi della biodiversità.

Dopo anni di sperimentazioni e microvinificazioni curate dal winemaker Roberto Cipresso e da tutto lo staff Bisol, la Dorona prospera ora in poco più di un ettaro, tra un antico campanile ed edifici agricoli restaurati con il rispetto della loro originaria funzione. Questo vitigno non vanta un nome scientifico. Si chiamava Dorona forse per il color d'oro dei grappoli, trasfuso nel suo vino, o per gli splendori dei Dogi, dei loro palazzi sul Canal Grande e del Bucintoro, la galea di stato in cui il più nobile dei metalli era esibito in fregi massicci. La nuova Dorona si chiamerà Venissa, come la tenuta, dal nome con cui il poeta Andrea Zanzotto definì la Serenissima in una poesia.

Non mancano previsioni su questa attesissima vendemmia: le bottiglie saranno non più di 8mila, in confezione da 50 cl, per una resa di 40 quintali in tutto. Sarà un vino dorato, dai profumi caratteristici, forse simile al Soave ma dal fondo salmastro rubato alla laguna. Sarà in vendita da febbraio 2012, ma lo lo start alle prenotazioni sarà dato scaramanticamente solo a vendemmia iniziata, in 3 lotti di certificati d'acquisto.Alla bottiglia, artistica e con una doverosa nota d'oro, stanno già lavorando i maestri vetrai di Murano e c'è da giurare che sarà contesissima dai collezionisti.

«Venissa è un omaggio alla storia e alla cultura della Laguna di Venezia da sempre legata particolarmente a Valdobbiadene, dove i nobili veneziani amavamo rilassarsi e trascorrere le loro vacanze, come testimoniano le numerose antiche ville veneziane collocate fra le sue colline», spiega Gianluca Bisol parlando dei tanti i progetti nati dal risveglio dall'oblio di questo vitigno che prima ancora di dare frutto ha rilanciato l'isoletta di Mazzorbo. Dalla singolare forma quadrata, è legata a Burano da un ponticello ed è ben collegata a Venezia da frequenti corse di vaporetti e dai water taxi.

La tenuta è diventata in poco tempo una struttura ricettiva e un centro di formazione e ricerca agroambientale, recuperando la vocazione orticola delle isole lagunari anche con l'impianto di un orto e di un frutteto bio. è stata anche restaurata un'antica peschiera. Con il coinvolgimento attivo di varie istituzioni il luogo ha acquisito così uno straordinario valore storico, paesaggistico e naturalistico, come ha rilevato Caterina Dezuanni, del Servizio Educazione Ambientale dell'Assessorato all'Ambiente del Comune di Venezia. Proprio accanto alla vigna c'è il Ristorante Venissa di Paola Budel, chef bellunese formatasi alla scuola di Gualtiero Marchesi e di Michel Roux, che a molto meno del km zero offre le sue migliori interpretazioni. «Propongo una cucina che interpreta l'autentica cultura lagunare - dice Budel - con molti omaggi al Veneto e a Venezia: dal pesce all'Agnello dell'Alpago, fino alle gemme di aglio selvatico che crescono qui intorno».

Venissa è un altro sogno che realizza la famiglia Bisol, da quattro secoli vitivinicoltori nei generosi territori della Marca Trevigiana. Oggi l'azienda possiede 100 ettari che comprendono la limitatissima area del Cartizze. Sono 106 ettari in tutto in cui l‘uva di Prosecco matura più lentamente regalando al vino un corredo acido ed armonico di straordinario equilibrio. La loro Foresteria-Resort Duca di Dolle, a Cison di Valmarino, è stato uno dei primi borghi riconosciuti dal Fai come patrimonio storico.