Lacrima di Morro, vitigno pregiato Note fruttate e abbinamenti variegati
Vitigno a bacca nera antichissimo, la leggenda racconta che durante l’assedio di Ancona del 1167 Federico Barbarossa lo abbia bevuto quando dimorava nel castello di Morro d’Alba. Deve il suo nome al fatto che l’acino quando è maturo trasuda goccioline di succo che sembrano lacrime
Vitigno a bacca nera antichissimo, la leggenda racconta che durante l'assedio di Ancona del 1167 Federico Barbarossa lo abbia bevuto quando dimorava nel castello di Morro d'Alba. Deve il suo nome al fatto che l'acino quando è maturo trasuda goccioline di succo che sembrano lacrime; altri sostengono che sia la forma allungata dell'acino oppure la lontana parentela con l'uva lacrima spagnola ad aver suggerito il nome del vitigno. Di certo ha rischiato l'estinzione e solo negli anni ottanta alcuni produttori marchigiani credendo nelle sue potenzialità hanno incrementato la coltivazione sostituendo anche il tradizionale sistema di 'maritare” le viti all'olmo e all'acero con metodi più moderni.
Ha ottenuto la Doc nel 1985, il territorio di produzione comprende Morro d'Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia in provincia di Ancona. Sono previste tre tipologie base, superiore e passito. Dal 1993 è nato il Consorzio di tutela.
Il vino è di colore rosso rubino carico con riflessi violacei, un profumo gradevole in cui si riconoscono frutti rossi come la ciliegia e la prugna, fiori come la viola e la rosa. In bocca è asciutto, leggermente tannico, equilibrato. Il Passito è rosso, talvolta granato con un profumo intenso di frutta matura, dal sapore amabile, armonico. L'abbinamento è con carni rosse, salumi, piatti speziati. Il passito è ideale con crostate di marmellate a frutto rosso, cioccolato amaro.

