MERANO (BZ) - Il presente e il futuro del vino italiano, con i dati positivi e le note dolenti del settore. Ruota intorno a questo tema, con un occhio all'innovazione in tecnologia, gestione e normativa, il 65° Congresso dell'Associazione enologi enotecnici italiani, che durerà fino al 20 giugno. A inaugurare l'evento, sviluppato in due giornate e in dieci convegni, è intervenuto, il 17 giugno, il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan.



«Sono qui - ha detto Galan - per riflettere sul settore vitivinicolo, che come tutti sappiamo è tra i più rilevanti del nostro sistema agroalimentare. Basti pensare a queste cifre: oltre 700mila gli ettari investiti a vigneti e quasi 1 agricoltore su 3 che coltiva uva da vino. Tuttavia, nonostante l'indiscutibile importanza della produzione vitivinicola, il suo significato strategico a livello nazionale e internazionale, la crisi economica non ha risparmiato questo settore. Ecco perché ritengo che sia indispensabile fare il punto della situazione».

«La prima giornata, venerdì 18 giugno, sarà dedicata a tre argomenti tecnici di particolare interesse e attualità per essere conclusa con due conferenze imperniate sulle nuove normative comunitarie e nazionali», ha spiegato il direttore generale di Assoenologi, nonché presidente del Comitato vini del Dicastero dell'agricoltura Giuseppe Martelli, che aggiunge: «La seconda giornata farà invece il punto sulla crisi economica e sulle ripercussioni programmatiche che il settore agroalimentare in generale e quello vitivinicolo in particolare avranno nel 2010 e nei primi mesi del 2011».

La sede dei lavori congressuali sarà la storica 'Kurhaus”. Un evento di grande spessore con relatori di primo piano tra cui spiccano per importanza il vice ministro dell'Economia e delle finanze, Giuseppe Vegas, il presidente dell'Istituto nazionale per il commercio estero, Umberto Vattani, e il direttore generale del ministero delle Politiche agricole, Riccardo Deserti.

Il 65° Congresso nazionale Assoenologi si svolge con il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e della Provincia Autonoma di Bolzano. Sponsor ufficiali le seguenti aziende leader di macchine, prodotti e accessori per la viticoltura e l'enologia: Amorim Cork Italia, Bau-kos, Bayer CropScience, Colombin, Crc, Defranceschi, Della Toffola, Eno-plastic, Grafiche Federighi, Gruppo Apra, Mbf, Nomacorc, O-I, Oliver Ogar, Vason Group.

Nodo cruciale la crisi che ha colpito duramente il mondo del vino. «Il 2009 è un anno da dimenticare per la viticoltura italiana che ha registrato un crollo del 20-40% dei prezzi delle uve all'ingrosso. Ha spuntato così prezzi da acqua minerale e la stessa musica è valsa anche per le contrattazioni dei vini, quando ci sono state», ha dichiarato il presidente di Assoenologi, Giancarlo Prevarin, che ha definito la situazione "paradossale", dal momento che «al consumo, al ristorante in particolare, continuano ricarichi superiori di cinque volte».

«Un paradosso - continua Prevarin - che non trova giustificazione nell'andamento delle contrattazioni che hanno caratterizzato le ultime campagne in cui, a fronte di una quantità non certo abbondante e di una qualità assai interessante si sono dovuti fare i conti con un mercato afflosciato. Una situazione generalizzata da cui pochissimi si salvano, basti pensare che nel 2009 l'abbattimento dei prezzi delle uve all'ingrosso è stato compreso tra il 20 e il 40% rispetto al 2008 e la stessa musica è valsa anche per le contrattazioni dei vini, quando ci sono state. Parlando di consumi interni, siamo a 43 litri pro-capite, contro i 45 del 2007 e la tendenza è di un ulteriore decremento, tanto che Assoenologi stima che nel 2015 saremo sotto i 40 litri pro-capite. Negli anni Settanta eravamo poco al di sotto dei 120 litri pro-capite».

Secondo il presidente di Assoenologi, l'unica valvola di sfogo rimane l'export: «Nel 2003 le nostre vendite all'estero, dopo dieci anni continui di crescita, hanno 'segnato il passo” con un decremento di vendite in volume del 16%. Nel 2004 è iniziata la risalita, nel 2005 si è incominciato a recuperare il perduto. Nel 2006 sembrava fosse tornata 'la primavera del vino italiano” visto che il nostro export è cresciuto dell'11,8% in volume e del 5,6% nei valori. Nel 2007 le nostre performance sono ulteriormente aumentate grazie a un'impennata dei valori, lievitati del 7%. Il prezzo medio di vendita al litro del nostro vino all'estero è schizzato da 1,75 a 1,90 euro con un incremento re-cord dell'8,5%».

«Nel 2008, nonostante l'inizio della crisi congiunturale, le nostre bottiglie hanno tenuto nei valori ma sono crollate nei volumi del 7,4%. E arriviamo al 2009 dove abbiamo toccato il massimo della schizofrenia dei mercati con un incremento del 6,2% nei volumi ed un decremento del 6,1% nei valori, facendo ritornando il prezzo medio al litro indietro di sei anni, con un decremento rispetto all'anno precedente di ben l'11,6%. Un epilogo molto pesante visto che il vino italiano tiene sui mercati internazionali grazie all'abbattimento, che spesso arriva all'annullamento, dei margini da parte delle aziende. Una posizione che però non potrà essere a lungo sostenuta dalle imprese e in particolar modo da quelle della parte più debole della filiera, che se perdurerà anche per tutto il 2010 metterà in crisi diverse entità, strozzate anche dal mancato credito da parte delle banche e dalla crescente insolvenze dei clienti».

Nonostante tutto il vino italiano nel mondo piace, continua a essere il più scelto sugli scaffali del mondo e quindi gode di maggiore salute rispetto a quello di diversi competitor. La domanda all'estero è forte e le variazioni dei volumi sui mercati mondiali sono ampiamente sopra le due cifre, eccetto per l'Unione Europea (2,4% valore e 3,6% volumi) e Oceania (31,5% e 5,8%). Sempre in crescita, invece, il Nord America (14,8% in valore e 15,7% in volume), che riguadagna il terreno perduto nel 2009. Balzo del Sud America (73% e 77%, rispettivamente valore e volume), così come per il Medio Oriente ( 10% volume e 45% in valore).  In particolare la Cina mostra un crescente interesse verso il vino italiano ( 123% nei volumi e 73% nei valori).

Nel 2009 le esportazioni di vino italiano in Cina hanno fatto registrare entrate pari a 19,6 milioni di euro, contro i 15,2 milioni del 2008, con un incremento del 29,4%. «Cosa interessante - ha spiegato Martelli, che da anni tiene nei Paesi asiatici conferenze istituzionali sul vino italiano - è che il prezzo medio è passato da 1,79 euro al litro, a 2,50 euro, il che significa che le nostre bottiglie vengono sempre di più richieste dalla ristorazione e quindi che le nostre esportazioni si stanno orientando verso prodotti di maggiore qualità».

Dunque Hong Kong conquistata dal vino del Belbaese. I dati dei primi 3 mesi del 2010 accrescono le brillanti performance del 2009 con un incremento di vendite in valore dell'86,1% per i vini rossi, del 20,4% per quelli bianchi e del 20,6% degli spumanti. «Nel 2009 - ha continuato Martinelli - l'Asia ha acquistato vino per 7 miliardi di dollari Usa con una previsione di crescita a 9 miliardi entro il 2013. Le vendite di vini rossi italiani ad Hong Kong hanno raggiunto 11,1 milioni di dollari Usa, con un aumento del 28,3% rispetto al 2008. Sempre nel 2009 i vini bianchi hanno fatto registrare la cifra record di 1,96 milioni. Eccellenti anche la performance degli spumanti italiani esportati per un valore di 475mila dollari Usa: in aumento dell'81,2% rispetto al 2008, piazzandosi subito dopo quelli francesi».

Accanto a questi dati positivi, il direttore generale di Assoenologi segnala però la nota dolente: «A questa nuova fase d'espansione dei flussi export non corrisponde necessariamente una strada più facile per le imprese, soprattutto per le realtà di piccola e media dimensione, strette da un lato dai costi crescenti e dall'altro da una bassa remuneratività dei mercati. Si prospetta dunque un anno denso di incertezze per le imprese, con un'ulteriore pressione sui prezzi e una parallela erosione dei già magri margini».

Anche gli imprenditori del settore associati a Confagricoltura sono preoccupati in prospettiva, sia per le basse remunerazioni del prodotto, sia per il timore che le politiche d'offerta assumano forme sempre più onerose, tanto da dimostrarsi controproducenti sul lungo periodo. Il presidente Federico Vecchioni ha spiegato cosa servirebbe per migliorare il risultato economico generale del sistema vitivinicolo italiano: «Occorre una semplificazione amministrativa, l'accesso a strumenti normativi validi, maggiore informazione e un'adeguata progettualità. La normativa vigente nel settore vitivinicolo è complessa e variegata. Assoenologi segnala che un tecnico di cantina deve, in media, dedicare il 25% del suo tempo di lavoro annuo a moduli, dichiarazioni e carte varie, tanto che il carico burocratico che grava sulle imprese vitivinicole è, a volte, tale da causare un incremento indiretto del costo di produzione a scapito della competitività. Inoltre, la molteplicità di soggetti, istituzionali e non, cui riferirsi per gli adempimenti delle formalità richieste dalla normativa, ne allunga i tempi aggiungendo difficoltà a difficoltà». Costi inutili contro cui Assoenologi auspica la realizzazione di uno "sportello unico".