'Maremma wine shire”, il primo Salone dei vini della Maremma toscana svoltosi a Grosseto dal 14 al 16 maggio scorso
, si è presentato come un appuntamento di prestigio e un'occasione per esplorare una terra che negli ultimi vent'anni ha regalato vini di assoluta eccellenza. Tre giorni per conoscere e acquistare le migliori produzioni di un territorio unico con degustazioni guidate da un esperto internazionale come Luca Maroni che ha illustrato tecnicamente la Maremma del vino e guidato il pubblico in un percorso di conoscenza delle produzioni che hanno acquisito un indiscusso ruolo di rilievo in Toscana. L'ottica dichiarata con cui l'ente organizzatore, la Camera di commercio di Grosseto, ha pensato l'evento è stata quella di proporre la Maremma come sistema - da qui il nome di Maremma wine shire - dove le grandi produzioni vitivinicole sono espressione della natura selvaggia in cui hanno origine, del lavoro tenace, della luce intensa e si coniugano con la bellezza dei borghi medievali, il patrimonio storico artistico, le eccellenze gastronomiche, il mare.

Il giornalista Carlo Ravanello ha però messo in evidenza la troppa parzialità nella selezione dei vini che sono stati presentati da Luca Maroni durante le degustazioni: 21 su un totale di 172 produttori, che hanno portato complessivamente alla manifestazione oltre mille etichette.

Di seguito riportiamo la lettera aperta di Carlo Ravanello a Giovanni Lamioni, presidente della Camera di commercio di Grosseto.

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Egregio Dr. Lamioni,
ho partecipato con vero interesse alla tre giorni organizzata dalla Camera di commercio da Lei presieduta, ovvero la manifestazione 'Maremma Wine Shire” svoltasi nei locali della Fiera di Grosseto il 14, 15 e 16 maggio u.s. Debbo dire che, nei trent'anni che frequento la Maremma e che mi occupo di cose di vino, non ho mai assistito ad un evento di carattere enologico così ben organizzato e così ben gestito. La presenza di 172 produttori (se non vado errato) con un numero complessivo di etichette che, presumibilmente, ha superato le 1.000 unità, dà già da sola la dimensione di una manifestazione che ha senza dubbio travalicato i confini di una fiera locale per imporsi invece con sicurezza nell'ambito degli incontri più partecipati del panorama nazionale. Anche perché la scelta di appoggiarsi a un professionista di sicuro valore come Luca Maroni, non poteva non accendere la curiosità dei più attenti osservatori nazionali ed internazionali.

Luca Maroni, la cui capacità affabulatoria è inferiore solo alla sua intelligenza, ha affrontato il problema con la consueta professionalità e 'manu militari”, come di sua consuetudine, ha imposto alcune ferree condizioni fra cui quella di scegliere, a suo insindacabile giudizio, i 21 vini da presentare durante le sue degustazioni guidate nei 3 giorni citati (7 per giorno): degustazioni dirette ai numerosi buyer invitati allo scopo. L'intento era quello di presentare agli acquirenti stranieri il top della produzione enologica maremmana ma tutto questo è stato lasciare nelle mani di Luca Maroni che, me lo lasci dire, tutto è, salvo che un attore 'super partes” (del resto questo titolo non lo merita neanche il sottoscritto cui è affidato l'ufficio stampa della Cantina dei vignaioli del Morellino di Scansano).

Questa scelta, ahimè, è stata quanto mai infelice perché mentre da una parte ha gratificato i Grandi (e fra questi i politici, gli imprenditori delle più diverse estrazioni e, anche se l'etimo è poco simpatico, i parvenu), ha irritato i Piccoli i quali vedono nell'operazione l'eventualità che si sia voluto prendere in considerazione alcuni specifici vini e non il territorio nel suo insieme, con tutte quelle caratteristiche ambientali, culturali e sociali che lo hanno reso, e lo rendono, così unico. Ai 151 produttori che si sono visti esclusi, è stato difficile spiegare - e lo sarà ancor più nei prossimi giorni - che i vini sono stati scelti in base ai più attuali criteri del mercato, delle sue richieste e della sue pretese, sia qualitative che commerciali. Essi speravano che il nome 'Maremma Wine Shire”, dato alla manifestazione, volesse dire 'Maremma, regione del vino” o qualcosa di simile e che di questo si parlasse. Ma invece non è stato così, e invece di parlare di tutti si è parlato solo dei primi della classe che, almeno in alcuni casi, non sono proprio tali.

Sarebbe bastato che la scelta dei vini fosse stata fatta al 50% da Luca e al 50% dalla Camera, magari ad estrazione, e tutti sarebbero rimasti contenti. Certe scelte pilatesche possono evitare, nell'immediato, scontri dolorosi, ma certo non giovano nel tempo alla causa comune.

Carlo Ravanello


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