VERONA - La Cantina Valpolicella Negrar ha tenuto a Vinitaly un seminario-degustazione sul tema "I microcosmi dell'Amarone e dei Borgogna". Mettendo a confronto vari 'terroir” della Valpolicella classica, si è cercato di trovare quelle differenze evidenziate da Giovanni Perez nella sua opera 'La Provincia di Verona e i suoi vini”, scritta all'inizio del secolo scorso; sono stati degustati 5 tipi diversi di Amarone e ci si è confrontati con un importante produttore della Borgogna, terra dove le differenze territoriali sono state studiate e definite fin dal 1861.

Durante l'incontro è stato realizzato un confronto degustativo tra Pinot Nero di diversi territori della Borgogna e vini Amarone delle singole vallate della Valpolicella Classica.

In un periodo storico in cui la tendenza è a uniformare l'origine locale della produzione in una generica delocalizzazione, priva di qualsiasi autenticità, è fondamentale ricercare ed evidenziare quelle caratteristiche di originalità unicità che rendono l'Amarone un vino irripetibile.

Scriveva Giovanni Perez alla fine dell'Ottocento: «Li austeri di Negrar, i delicati e coloriti di Valgatara, li aromatici di Marano, i sapidi di Fumane, i robusti di Grolla e San Giorgio, i vellutati di Arbizzano», evidenziando come i vini della Valpolicella Classica si distinguessero per sfaccettature e singolari peculiarità in ogni lato del territorio.

Partendo da questa riflessione e dai risultati delle attività di ricerca nei suoi vigneti, estesi in tutta la Valpolicella Classica, la Cantina di Negrar ha proposto quest'anno un significativo momento di confronto tra una serie di vini Amarone provenienti da diversi 'terroir” della Valpolicella e la produzione di una delle più prestigiose cantine francesi della Borgogna, Domaine Dupont-Chambertin di Gevrey-Chambertin.

Come in Borgogna non esisteun solo Pinot Nero ma tanti quanti i vigneti di quella regione, singolarmente valorizzati attraverso l'esaltazione delle caratteristiche specifiche di profumo, gusto e struttura che rivelano un'identità storica collettiva inconfondibile, così il vino principe della Valpolicella, l'Amarone, non si declina in un'unica variante bensì in molteplici singolari interpretazioni, tanti piccoli microcosmi, espressione poliedrica di un unicum straordinario di terra, rocce e vigne che il pensiero e le mani dell'uomo hanno reso ineguagliabile.

Per l'occasione, la celebre formula di Einstein, E=mc2, è stata trasformata in T=mc2, vale a dire Terroir=materia x conoscenza, a sottolineare come il 'terroir” sia formato da elementi naturali, che ne definiscono l'essenza, abbinati alla cultura e al pensiero dell'uomo che lo ha coltivato nella storia.

Sono intervenuti: Luigino Galvani, presidente della Cantina Valpolicella Negrar; Luca Sartori, presidente del Consorzio tutela Valpolicella Doc; Daniele Accordini, direttore della Cantina Valpolicella Negrar; Didier Chevillon, Domaine Dupont Tisserandot Gevrey-Chambertin, sul tema Pensare odorare e gustare la Borgogna; Diego Tomasi, ricercatore Cra Conegliano Veneto, intervenuto su I Terroir della Valpolicella Classica; Bernardo Pasquali, giornalista enogastronomico ed Emanuele Tosi del Centro per la sperimentazione in vitivinicoltura - Provincia di Verona , intervenuti sul tema I microcosmi dell'Amarone.