Aprile mese del vino. A Verona, alla grande vetrina di Vinitaly, si incrociano gioie e dolori di una attività - quella vitivinicola - che gran parte ha sempre avuto nella economia e nella società italiana. Italia 'enotria tellus”, 'terra del vino” già era chiamata al tempo dell'antica Roma. Tutti siamo coscienti che negli ultimi 30 anni l'enologia italiana ha fatto passi da gigante e possiamo, oggi sì, competere alla pari con i cugini francesi, sino a ieri padroni assoluti del mercato mondiale.

Nel mio lavoro di giornalista ho partecipato con piacere a decine e decine di inaugurazioni di cantine nuove, di rifacimento dell'immagine aziendale e delle etichette (l'ultima in ordine di tempo, in Franciacorta, per le Tenute Montina), di ampliamenti e nuove acquisizioni. Il mondo del vino italiano è cresciuto molto, in qualità, in immagine e in quantità esportate.

Aumenta sì l'esportazione ma molte cantine faticano a vendere sul mercato interno. La crisi economica e l'alcometro hanno il loro peso. Ma è anche questione di prezzo. Gli italiani bevono vino da sempre, anche se sempre di meno; sono abituati a bere vino nella dieta quotidiana (ed è accertato che fa bene) ma proprio per questo per bere un 'buon vino”, soprattutto se quotidiano, non possono e non vogliono spendere 30-40 euro la bottiglia. Vogliono stare entro i 10 euro la bottiglia e - a mio parere - entro questa cifra (alla produzione) si può e si deve bere decorosamente. Come insegna la nuova edizione della 'Guida al vino italiano-I migliori vini d'Italia a meno di 10 euro in cantina” edito da Slow Food (16 euro, 950 pagine).

Troppo facile bere bene quando la bottiglia costa 30-40-50 euro o anche più. Sarebbe uno scandalo non fosse nemmeno buono. Per questo prima di giudicare un vino meglio sapere anche il prezzo di vendita.