Settecento anni per l'Armagnac. Il compleanno in Vaticano
Il 700° compleanno dell'Armagac è stato festeggiato a Roma. La Biblioteca Vaticana ha donato ai produttori la copia di un testo del 1310 di Vital Dufour, sulle proprietà del distillato, che secondo l'abate, rende gioiosi, mantiene la memoria, conserva la gioventù e ritarda la senilità
ROMA - L'Armagnac ha scelto Roma per celebrare il suo settecentesino compleanno. è stata una festa d'altri tempi, con diplomatici, alti prelati e cadetti di Guascogna in alta uniforme - quelli di Alexander Dumas - in onore del re dei distillati che dalle colline della Guascogna (sud ovest della Francia) si è spostata a Roma nella Sala del Refettorio del Convento di Trinità dei Monti. E una ragione c'è: negli archivi della Biblioteca Vaticana è custodito un libro di Vital Dufour, abate di Gers, terra d'Armagnac, che nel 1310 definisce ben quaranta virtù terapeutiche di questa eau-de-vie (acqua di vite) che allora si chiamava Aygue ardente o Aygordent. Il magico distillato - secondo l'abate- rende l'uomo gioioso, mantiene la memoria, conserva la gioventu e ritarda la senilità.
Un fac simile di questo rarissimo documento, grazie all'impegno diplomatico dell'ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, Stanislas De Laboulaye, è stato consegnato da Monsignor Cesare Pasini a Pierre Tabarin, presidente dell'Ufficio interregionale dell'Armagnac che rappresentava i produttori. La consegna è stata ovviamente suggellata da un brindisi corale con il distillato, portatore nei secoli di convivialità e di amicizia, come recita il famoso motto dei moschettieri «Tutti per uno, uno per tutti».
Ma cosa resta del mito del guascone, nobile e squattrinato, veloce di spada e attaccabrighe, gaudente e donnaiolo? «Oggi - dice Alessandro Predieri, capitano della Compagnia dei moschettieri e milanese Doc- siamo circa duemila in tutto il mondo, dall'Australia al Vietnam, ma vogliamo aprirci di più. Siamo stati smilitarizzati nell'800 e ricostituiti come corpo civile nel 1951, mantendo però i gradi militari. Cosa ci unisce? Ovvio: l'amicizia, l'Armagnac e la nostra guasconeria. Insomma siamo un po' bambini e un po' condottieri allegri».
Dopo la cerimonia è stato dato il via alla degustazione delle varie tipologie, con tutte le sfumature dell'ambra. Tanta curiosità del pubblico romano per questo distillato dal rigido disciplinare che nasce in una zona i cui confini ricordano curiosamente una foglia di vite. Le uve autorizzate a produrre vini per la distillazione sono - per decreto del 1936 - Folle blanche e Jaune, Picpoul, Saint-Emilion, Colombard, Jurançon , Blanquette, Mauzac, Clairette, Mesliers e Bacco.
Il Saint-Emilion, detto anche Ugni blanc, è attualmente il vitigno più diffuso. Originario dell'Italia, corrisponde al Trebbiano ed è anche dominante nel Cognac. La regione dell'Armagnac è costituita da tre dipartimenti: Gers, una parte di Lot et Garonne e una parte delle Landes. Tre i crus: Enarèze, Bas e Haut-Armagnac. Determinante l'invecchiamento, ma oltre i 40 anni inizia il declino perchè la permanenza in botte accentua la concentrazione dovuta alla continua evaporazione di alcool e acqua e il colore diventa bruno, quasi mogano.
Le denominazioni Bas-Armagnac e Armagnac sono più frequentemente utilizzate sulle etichette. Una bottiglia con la prima denominazione contiene esclusivamente il miglior cru di Bas-Armagnac, senza alcuna aggiunta. Se invece l'etichetta indica Armagnac, il prodotto può contenere acquavite della Ténarèze, del Haut-Armagnac o di tutti e tre i crus. L'indirizzo del produttore deve obbligatoriamente figurare sull'etichetta. Facile riconoscere l'età del distillato da queste indicazioni:
-Tre stelle: oltre 1 anno di invecchiamento
-V.O. (Very Old), V.S.O.P. (Very Superior Old Pale), Réserve: oltre 4 anni.
-Extra, Napoléon, X.O. (Extra Old): oltre 5 anni.
Per apprezzare al meglio il prezioso Armagnac viene consigliata l'osservanza di un rituale: di rigore il bicchiere a ballon, leggermente chiuso, non grande, in modo da permettere di concentrare i profumi senza accentuare il ruolo dell'alcool. Va riempito per non più di un terzo, fatto roteare per apprezzarne le senzazioni olfattive e gustato a piccolissimi sorsi.
E se c'è un sottofondo musicale è meglio. Ora la copia del libro dell'Abate Dufour tornerà nella sua Regione d'origine per aprire la stagione della distillazione, chiamata Flamme de l'Armagnac (fiamma dell'Armagnac). Si chiuderà così il ciclo immutabile del distillato transalpino, invariato da 700 anni, dando simbolicamente il via ai prossimi 7 secoli di storia.

