Il vino della Campania nel dna dell'enologo Vincenzo Mercurio
Vincenzo Mercurio, giovane enologo vesuviano, racconta il legame “genetico” fra vino e territorio. Alla vigilia del Vinitaly 2010, uno sguardo in controtendenza sulla vitivinicoltura della Campania: «Il territorio è il nostro Dna, siamo una delle regioni più interessanti al mondo per ricchezza»

POMPEI (NA) - Incontro Vincenzo Mercurio (nella foto) a Pompei (Na), dove si è svolta la presentazione delle aziende vinicole che parteciperanno, con la Regione Campania, al Vinitaly 2010. Winemaker, si definisce Vincenzo Mercurio sul proprio sito web. Per quanto io non sia anglofila, devo riconoscere che il termine inglese, in questo caso, definisce perfettamente la sua attività e il suo pensiero. La prima domanda è quasi obbligata.
Nasci a Castellammare (Na), un luogo felice protetto a sud dai monti Lattari, con vista sul golfo di Napoli e sul Vesuvio, il Faito vicino… Quanto influisce sulle tue scelte professionali essere figlio di un territorio ricco di cultura e di antichi saperi contadini?
Mio nonno era un viticoltore vesuviano, da piccolo lo osservavo con grande ammirazione, rivedo le sue mani spaccate dal lavoro della terra. Quando penso a lui ricordo ancora l'odore della terra appena lavorata, i profumi della vendemmia, quello delle botti vuote, della cantina umida, dei sarmenti bruciati. Per me il Vesuvio e il monte Faito sono le quinte del palcoscenico della mia infanzia. Questo territorio ricco di cultura millenaria oggi soffre dell'ombra dei tanti problemi che lo affliggono, ma è pur sempre un grande territorio.
Facoltà di Agraria di Portici, una delle eccellenze universitarie della Campania, e Luigi Moio come maestro e mentore: cosa significa oggi il suo insegnamento per te?
Il Luigi Moio ha un carattere particolare, ma è un uomo geniale, di grande bontà. Aver avuto la fortuna di bere alla sua fonte, ha significato davvero molto per me, lui mi ha fatto conoscere il fascino del vino, trasmettendomi l'amore e il sacrificio per la ricerca.
Tesi di laurea sulle qualità aromatiche di alcuni grandi vini dell'Irpinia, ricerca in Francia, un'esperienza importante nelle cantine Mastroberardino... Nella tua storia leggo coraggio, intraprendenza, e soprattutto consapevolezza delle proprie idee. Ritieni sia una chiave di lettura valida per la tua scelta di vivere fino in fondo l'avventura di consulente enologico?
Coraggio, sì! Ce ne vuole tanto, soprattutto in questi anni che non sono gli anni ‘90 del boom enologico. Intraprendenza come per tutte le professioni, un pizzico di follia creativa e tanta, tanta passione.
Vini di Campania: quando ne parli traspare l'attaccamento al territorio, che poi è il valore su cui fondi tutta la tua attività…
Il territorio è il nostro Dna, siamo una delle regioni più interessanti al mondo per ricchezza di vitigni autoctoni, per storia vitivinicola, e per grandi complessità geo-pedologiche. Pensa che solo in Campania ci sono tre complessi vulcanici, Roccamonfina, Campi Flegrei e Vesuvio.
Vitivinicoltura Campana: quanto somiglia e quanto differisce dalle altre eccellenze nazionali?
Per qualità dei suoli, originalità dei vitigni e clima, siamo ai vertici, per organizzazione e capacità di fare squadra, consorzi ecc. Abbiamo ancora molta strada da percorrere.
A proposito di Vesuvio: sei fra quelli che affermano con forza la grande potenzialità di questo terroir, e per rispettarne le caratteristiche scegli anche di andare controcorrente, ad esempio rilanciando la coltivazione a tendone...
Credo e spero che stia per finire l'epoca della banalità viticola ed enologica, secondo la quale per fare un buon vino si deve fare questo, piuttosto che quello specifico passaggio tecnico che viene consigliato in tutto il mondo. La storia è una fonte, sottovalutata, di informazioni.
Il tendone, la raggiera, la pergola sono sempre viste con sospetto perché sarebbero sistemi che producono tantissimo e male, invece per terroir come quello vesuviano i vigneti a raggiera sono quelli che meglio si proteggono dagli stress idrici estivi.
In tempi di 'aggiustamenti” più o meno palesi per ottenere vini rispondenti a determinati requisiti, persegui con decisione l'idea di rispettare le caratteristiche organolettiche, olfattive, i sentori che a ciascun vino regala il terroir di allevamento... Insomma, il vino si fa in vigna, per dirla con le tue parole!
Esiste una viticoltura specifica per ogni vino. Il vino si fa in vigna e aggiungerei: in base a un chiaro obiettivo enologico. Esiste una viticoltura per un rosso da invecchiamento, una per un rosso di pronta beva, una per un rosato ecc. ecc. Le emozioni che un vino può regalare devono partire dalla vigna, dalla sua fusione nel territorio che la ospita, da come il vento ne accarezza le foglie, da come l'acqua penetra nel suolo...
Vitigni autoctoni, radicati nel territorio: si tratta di valorizzare la storia del vino in Campania e/o di dimostrare che la vite testimonia il luogo di appartenenza, al pari di un essere umano, come non potrebbe mai fare uno 'straniero”?
Autoctono è un concetto temporale. I greci importarono l'Aglianico a un certo punto della nostra storia, in quei tempi l'Aglianico era un vitigno internazionale? Il vitigno Aglianico è per esempio presente in tutta la Campania. Credo che oggi il concetto di originalità vada interpretato nel suo complesso e cioè nel territorio-vitigno-suolo-clima-uomo. L'Aglianico di Taurasi è autoctono, l'Aglianico del Vesuvio non lo è. Il Piedirosso vesuviano è autoctono, il Piedirosso del cilento non lo è...

Vitigni preferiti?
Fiano, Aglianico, Greco, Ginestra, Pepella, Tintore, Coda di volpe, Falanghina… non riesco a fermarmi.
Grandi nomi e nuove realtà, qualità consolidata e nuove scommesse. Con quale delle due tipologie di aziende vinicole ti dà maggior soddisfazione lavorare?
Senza fare nomi, amo le aziende dove chi lavora all'interno partecipa con me a tutte le scelte, le operazioni in vigna e in cantina, le notti in bianco e i pranzi saltati.
Corso sui difetti del vino: invito a riconoscere per correggere e migliorare o racconto dei pregi attraverso i difetti?
è molto bella la tua domanda perché è la migliore risposta che si possa dare!
Se potessi esprimere un desiderio, ovviamente in tema di vino, sapendo che si avvererà, quale sarebbe?
Mi piacerebbe che in Campania e più in generale nel sud Italia ci fosse più unione e meno divisioni tra tutti gli attori della filiera. La gelosia, la guerra interna non fa crescere il territorio, lo distrugge. Cito un topic molto diffuso: divide et impera! Dobbiamo fare attenzione a chi manipola il gioco e vuole dividere perché sarà colui che un giorno vorrà comandare in 'dittatura” o 'monopolio”...
Un vero piacere chiacchierare con Vincenzo Mercurio, il tempo corre veloce. Al Vinitaly saranno presenti anche alcune delle aziende di cui l'enologo è consulente. Saranno i loro vini a raccontare il suo lavoro e a provare la verità dell'affermazione che introduce il suo sito web: 'il vino è storia di terra, di vitigni, di uomini”.

