A Vinitaly come “tipicamente friulano”. Ma i vini del Collio non ci stanno
Sta creando un’insurrezione la scelta dell’assessore regionale all’Agricoltura Claudio Violino di creare un marchio unico "Friulano tipicamente friulano" per la promozione dei prodotti, cancellando, di fatto, le specificità. Le repliche: i vini del Collio e la jota non sono "tipicamente friulani"
La presentazione del nuovo slogan "Friulano tipicamente friulano" quale identificazione dei prodotti del Friuli Venezia Giulia in occasione della rassegna Vinitaly 2010, che si terrà a Verona nella prima metà di aprile, fin dagli esordi ha innescato una valanga di reazioni da parte dei produttori agricoli di quelle aree regionali che non si riconoscono nel solo "Friuli" e si propongono già da tempo sui mercati nazionali e internazionali con i propri nomi e marchi d'origine, ad esempio il Collio e il Carso con le rispettive Doc. Lo mette in evidenza Igor Gabrovec, consigliere regionale del Pd-Slovenska skupnost, che aggiunge: «Concentrare le strategie di comunicazione e marketing regionale su una sola, seppur consistente, area e negando il valore aggiunto di immagine, sul quale produttori e istituzioni pubbliche hanno da decenni investito tempo e risorse, rischia di creare contrapposizioni dannose all'immagine regionale, favorendo tensioni anche nei rapporti tra gli stessi produttori».
Considerate le repliche poco esaustive e a tratti canzonatorie espresse a mezzo stampa dall'assessore regionale competente e preso atto delle dichiarazioni del presedente della Regione (inopportuno un marchio unico per le tipicità del Friuli Venezia Giulia) che appaiono quantomeno contraddittorie se rapportate alle posizioni del suo assessore, Gabrovec ha chiesto alla Giunta, attraverso un'interrogazione «quali sono i suoi reali intendimenti in merito all'esigenza espressa da più parti di veder rispettate le peculiarità del territorio, che non può essere omogeneizzato in un marchio fortemente limitativo e comunque non concordato con i diversi consorzi interessati»
No ai vini del Collio e alla jota identificati come 'tipicamente friulani”. Sta creando un'insurrezione la scelta dell'assessore regionale all'Agricoltura Claudio Violino (nella foto) di creare un marchio unico per la promozione dei prodotti regionali, cancellando, di fatto, le specificità locali.Dopo le perplessità espresse dallo stesso presidente Tondo, arriva lo stand regionale di Vinitaly, che pubblicizza tutti i vini regionale con lo slogan 'Tipicamente Friulano”. E il Collio non ci sta. «La 'globalizzazione friulana” è enormemente dannosa per il nostro Collio che ha lavorato da sempre per questo marchio, sinonimo di eccellenze irraggiungibili nel campo dei vini bianchi - sottolinea il vicesindaco di Gorizia e vice vicario provincia del Pdl, Fabio Gentile -. Lo è pure per altri prodotti, i triestini se la prendono giustamente per la Jota, che non possono essere assemblati e per friulani a prescindere».
Prosegue Gentile: «Mi sento quindi di sostenere la posizione del presidente Tondo, critico con il suo assessore, ma anche di quella di molti altri politici triestini - pure della Lega in evidente imbarazzo - per questa ennesima friulanizzazione voluta dall'assessore all'agricoltura Violino. Quello che mi lascia perplesso della Lega Nord è come riesca a far convivere la sua anima fortemente friulana con atteggiamenti quali la tutela delle minoranze linguistiche. Penso a leggi approvate dal Consiglio regionale in cui vengono spesi inutilmente soldi per segnaletica stradale in lingua bisiaca o gradese o maranese. Mi viene in mente l'imitazione del Veltroni di Maurizio Crozza, con il suo continuo ripetere il: 'ma anche, ma anche”. Questa Lega Nord, in gran forma di slogan, sembra in grado di farsi elettoralmente in quattro per tutti: per il tipicamente friulano, ma anche per il tipicamente bisiaco, ma anche il tipicamente gradese, ma anche il tipicamente goriziano. Insomma un colpo alla botte ed un colpo al cerchio, che in materia squisitamente vitivinicola, deve essere esercizio alquanto facile».

