Amarone e Recioto della Valpolicella. È ufficiale l’origine "Garantita"
Approvati il riconoscimento Docg "Amarone della Valpolicella" e il relativo disciplinare, con il decreto firmato dal Capo dipartimento del Mipaaf Giuseppe Nezzo. Sia per la Docg Amarone della Valpolicella che per la Docg Recioto della Valpolicella, la rivendicazione avverà dalla vendemmia 2010

VERONA - La 'Garantita” di Amarone e Recioto della Valpolicella è ufficiale. Un traguardo che si è fatto attendere 15 anni, che ha richiesto molto impegno e mediazione, ma che ora è una realtà per 152 imbottigliatori, di cui 5 cantine sociali (Negrar, Soave, Monteforte d'Alpone, Valpantena e S. Pietro in Cariano), e le oltre 1800 aziende agricole associati al Consorzio per la tutela dei vini della Valpolicella.
«Possiamo dire che la perseveranza di questi anni ci ha premiati - ha detto Luca Sartori (nella foto), presidente del Consorzio di tutela - Per aggiungere questa g alla denominazione, abbiamo lavorato molto sia sul piano tecnico che relazionale. Un grosso aiuto ci è venuto dal ministro Luca Zaia che ha creduto nell'importanza di questo progetto per noi e per il nostro territorio. Gli obbiettivi che ci siamo prefissi fin dall'inizio sono stati quelli di non rompere con la tradizione, assicurando un equilibrio fra zona classica e non, e salvaguardando posizioni e diritti consolidati fra chi imbottiglia in zona e fuori. Per arrivarci abbiamo dovuto fare in quattro il disciplinare. Ora abbiamo i due delle Docg (Amarone e Recioto), il Valpolicella Ripasso Doc e il Valpolicella Doc. Non volevo passare il testimone del mio mandato senza portare a casa questo risultato».Il territorio su cui insiste questa produzione Doc è abbastanza esteso. La zona di produzione del 'Valpolicella” si estende per circa 45 Km e comprende 19 Comuni di cui 5 della zona 'classica” (Marano, Fumane, Negrar, S. Ambrogio, S. Pietro in Cariano) e 14 della zona non classica (Dolcè, Verona, S. Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana, Pescantina, Cerro Veronese, S. Mauro di Saline e Montecchia di Crosara).
Negli ultimi 5 anni si è registrato un incremento della superficie produttiva del 10% circa, passando dai 5.600 ettari del 2003 ai 6200 ha del 2008. Il potenziale produttivo è, invece, cresciuto di quasi un 9%, pari ad una resa in uva che dai 680.000 quintali del 2003, nel 2008, è arrivata a sfiorare i 750mila quintali. Interessanti i numeri della produzione 2009 franco cantina. L'Amarone con 9 milioni di bottiglie vale 108 milioni di euro. Il Recioto della Valpolicella, prodotto storico ma di nicchia, con 400mila bottiglie, spunta 5,6 milioni di euro. Il Valpolicella fra Classico e non classico conta su 40 milioni di bottiglie, pari ad un controvalore di 76 milioni di euro. Ma l'accordo fra gli associati rende anche sul fronte dei listini.
«Il mercato cerca la qualità ma fatica a pagarla - sottolinea Sartori – la nostra è una produzione che costa e la scelta di alleggerire le scorte e ridurre i quantitativi di uve destinate ad appassimento ( circa un 30% ) è stata determinante per evitare la deriva dei prezzi che hanno tenuto. Un giusto premio ad un gioco di squadra».
Dopo il parere favorevole espresso dal Comitato vini e la successiva istruttoria, con il decreto firmato dal Capo dipartimento del Mipaaf Giuseppe Nezzo, sono stati approvati il riconoscimento della Docg "‘Amarone della Valpolicella" e il relativo disciplinare di produzione. Raggiunto un importante traguardo per questo che è riconosciuto, a livello nazionale e internazionale, come il 'vino bandiera” della zona della Valpolicella.
Sono stati approvati anche i disciplinari della Docg 'Recioto della Valpolicella”, della Doc 'Valpolicella Ripasso” e, conseguentemente, è stato approvato il nuovo disciplinare della Doc 'Valpolicella” per le tipologie di base. Tali decreti sono stati avviati alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, che avverrà entro pochi giorni.
Si precisa che, sia per la Docg 'Amarone della Valpolicella” che per la Docg 'Recioto della Valpolicella”, la rivendicazione dei relativi vini avverrà a decorrere dalla prossima vendemmia 2010 e che gli stessi vini, che necessitano di un periodo di invecchiamento di oltre due anni, saranno immessi al consumo con la Docg a partire dal 1° gennaio 2013. «Sono particolarmente felice che sono stati definitivamente approvati il riconoscimento della Docg "Amarone della Valpolicella" e il relativo disciplinare di produzione - ha commentato il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia -. Questo traguardo pone le premesse per un futuro sviluppo delle imprese della Valpolicella e ricompensa il lavoro e la passione profusa nei secoli dai produttori che hanno contribuito all'affermarsi di questo prodotto in Veneto, in Italia e nel mondo».
«Questo grande vino veneto - ha concluso Zaia - è molto apprezzato nel panorama mondiale, dove si è fatto ambasciatore di una terra ricca non solo di eccellenze enogastronomiche, ma anche di panorami mozzafiato, grande cultura e storia antichissima. Sono quindi felice che si possa fregiare della Denominazione di origine controllata e garantita».
Per il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto Franco Manzato: «Se il primo Prosecco Docg sarà il vino 'principe” dell'ormai prossimo Vinitaly 2010, di certo la grande rassegna dell'enologia mondiale sarà la vetrina per un altro straordinario evento che riguarda il Veneto: la formalizzazione della Docg anche per l'Amarone e il Recioto della Valpolicella, i più prestigiosi vini rossi della nostra Regione e tra i più apprezzati al mondo, che vedono esaltate con la Denominazione d'origine controllata e garantita le loro straordinarie caratteristiche. Siamo di fronte a un vino che ha circa 3 mila anni di storia e che riassume in sé la qualità del territorio, la professionalità dei produttori e la selezione di vitigni autoctoni inimitabili. Anche in questo caso si apre la strada ad una piramide di qualità nel campo dei vini rossi che non ha eguali al mondo, che darà lustro a tutta l'enologia veneta e che sarà ulteriore elemento chiave di penetrazione dei mercati».
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