I vini piemontesi in tour. Alla "conquista" della Penisola
Il Consorzio di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero ha annunciato una serie di wokshop in varie città per promuovere i vini piemontesi sul mercato interno. L'obiettivo è proporre agli italiani vini abbinati alla gastronomia d'eccellenza e il territorio ammirato più da visitatori stranieri

ROMA - Barolo, Barbaresco, Nebbiolo, Dolcetto e Barbera d'Alba, Roero: sono i grandi rossi piemontesi, blasonati vini delle colline di Langhe e Roero, emerse al mare nei tempi dei tempi e poi separate dal fiume Tanaro dopo imponenti sconvolgimenti geologici. Terroirs complessi e diversi che danno vita a vini unici, molto apprezzati all'estero, ma che hanno le potenzialità per imporsi maggiormente anche a livello nazionale.
Per questo il Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero ha intrapreso un'azione promozionale in alcune città italiane partendo da Roma. Il workshop e la successiva degustazione, guidati da Jan D'Agata del New Wine Journal, si sono svolti alla Wine Academy con la partecipazione del presidente del Consorzio di tutela, Claudio Rosso (nella foto, terzo da sinistra), con i rappresentanti delle tre Enoteche regionali di Barolo, Barbaresco e Roero, Gianluca Viberti (nella foto, primo a sinistra), Giancarlo Montaldo e Luciano Bertello. Per la Bottega del Dolcetto di Dogliani era presente Orlando Pecchenino (secondo da sinistra).
Grande spazio, in tutti gli interventi, è stato dato alle peculiarità del terroir e alle sue diversità, quasi passo dopo passo, che spesso si ripropongono anche all'interno di una stessa denominazione. Nelle Langhe, ricche di limo e di argille, il vitigno Nebbiolo si esprime in vari modi attraverso il Barolo, il Barbaresco, il Nebbiolo d'Alba mentre i terreni calcarei e argillosi ricchi di sabbie regalano particolari profumi all'Arneis, unico bianco, e ai Nebbioli particolarmente delicati che danno origine al Roero rosso.
«Andremo in altre città italiane - ha detto il presidente del Consorzio Rosso - perché vogliamo ricreare un legame con i nostri connazionali proponendo loro i nostri vini, abbinati a una gastronomia d'eccellenza, e i nostri paesaggi, ammirati per ora più da visitatori stranieri che da italiani. Sono zone bellissime, ricche di castelli. Già i lori nobili proprietari avevano compreso la grandezza dei nostri vini potenziando la viticultura, a cominciare da Cavour, autore di una grande riforma agraria, che mise a punto la vinificazione del Nebbiolo con metodo moderno, poi Vittorio Emanuele II che per la Bela Rosin creò la tenuta modello di Fontanafredda, senza dimenticare Domizio Cavazza fondatore della Scuola Enologica, che delimitò la zona vocata al Barbaresco».
Il Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero è per così dire multiplo, cioè tutela ben 12 denominazioni. Nato nel 1934 come Consorzio di tutela dei vini tipici Barolo e Barbaresco è andato man mano allargandosi alla tutela delle Doc degli anni Sessanta e poi delle Docg di quelli successivi. La tredicesima denominazione, la Doc Alba, appena approvata dal Comitato nazionale vini, sarà in commercio dal 2013 perchè richiede due anni di invecchiamento.
Il legame vino-territorio ha dominato gli interventi. Un legame che sarà rafforzato a giugno quando sarà inaugurato il Museo del vino nel Castello Falletti di Barolo. è un luogo simbolo, nelle cui cantine - secondo la tradizione- vide la luce ad opera della marchesa Julia Colbert, il re dei vini, destinato a diventare il vino ufficiale della Corte dei Savoia.
è un grande progetto in cui la Regione Piemonte ha investito sei milioni di euro e che attrarrà turisti da tutto il mondo anche grazie a iniziative promozionali come il Piemonte Wine. In più finalmente sta per entrare nel Patrimonio Unesco, unico paesaggio vitato italiano, il complesso collinare Langhe Monferrato Roero.
I produttori presenti al workshop hanno raccontato la storia dei grandi vitigni autoctoni, cominciando dal Nebbiolo, principe su tutti, che se non diventa Barolo e Barbaresco è Nebbiolo d'Alba e, se allevato nel Roero, dà vita al Roero. Articolate anche le vicende del Dolcetto, del Barbera, dell'Arneis e della viticultura piemontese, parallele a quella della società agraria che ha vissuto fortune ed eventi bellici, calamità come la filossera e l'abbandono dei campi, espianti di Nebbiolo in favore di Dolcetto e Barbera, più commerciabili e, infine, il Rinascimento degli anni 60-70. Interessante la storia dell'Arneis, che produce l'unico grande bianco in una terra di rossi, in colline chiamate "eretiche" e proprio per questa produzione in controtendenza.
«Negli anni 60 - ha detto Bertello dell'Enoteca regionale del Roero- pochissime vigne di Arneis, si contavano i filari, più che gli ettari. E proprio su questo antico vitigno è stato giocato il riscatto della zona che oggi ne conta 600 ettari suddivisi in 21 comuni». Ma anche per i grandi i tempi sono difficili e la crisi economica non ha risparmiato toccato i vini al top, già avvantaggiati nell'export.
«Forse abbiamo sbagliato a puntare troppo sull'estero -ha detto Viberti dell'Enoteca Regionale del Barolo- oggi che tutto il mondo produce vino e il divario qualitativo diventa sempre più esile grazie alle tecnologie. Ora dobbiamo promuovere il territorio, e compito delle enoteche è portare la gente dove il vino si fa».
I produttori del resto, in genere le piccole imprese familiari - è stato precisato con orgoglio da tutti i relatori- hanno resistito all'urto, non hanno abbandonato le doc ma continuano a puntare all'eccellenza. Un'opportunità interessante per vini speciali, di non facile beva, da scoprire e interpretare, tanto simili - è stato detto con un pizzico di campanilismo- alla gente del Piemonte che li produce: chiusa apparentemente ma ricca di personalità. Sulle strategie da attuare per promuovere in vino nel mercato nazionale - che è poi lo scopo delle iniziative del Consorzio - hanno dato preziosi suggerimenti Jan D'Agata (nella foto sopra, a destra) e Massino Claudio Comparini della Wine Academy. Claudio Arcioni, presidente dell'Arte dei Vinattieri, nonché capitano di lungo del marketing come proprietario di una avviatissima enoteca romana, ha suggerito al Consorzio di abbinare le promozioni alla ristorazioni e - perchè no - lanciare l'idea-regalo , risultata vincente per lo Champagne ed il Brunello: lanciare cioè una campagna di promozione dei grandi piemontesi, in eleganti confezioni come dono, invece della solita cravatta.
A conclusione del workshop sono stati degustati 12 vini del Consorzio: un Roero Arneis Docg di Angelo Negro, un Langhe Doc di Le Strette, un Verduno Pelaverga Doc del Castello di Verduno, un Dolcetto Langhe Monregalesi Doc di Clavesa, un Dolcetto d'Alba Doc Elvio Pertinace, un Dolcetto di Diano d'Alba Doc Accomo Bric Maiolica, un Dogliani Docg di Pecchenino, un Barbera d'Alba Doc Gigi Rosso, un Nebbiolo d'Alba Doc di Salvano, un Roero Docg di Carbone, un Barbaresco Docg dell'Enoteca del Barbaresco e un Barolo Docg di Viberti.

