Il meglio della Puglia a Roma in 16 enoteche e 6 ristoranti
A febbraio nella capitale parte Wine food fashion grazie all'Associazione arte dei Vinattieri, la Regione Puglia e il Movimento dei turismo del vino. Testimonial del territorio il cuoco Pietro Zito che nel suo ristorante di Montegrosso di Andria ha eliminato molti tavoli e ingrandito la cucina
Un mese intero dedicato all'enogastronomia pugliese, con un ricco programma di eventi e appuntamenti per appassionati e gourmet. Per tutto febbraio sedici enoteche romane aderenti all'associazione Arte dei Vinattieri dedicheranno alle eccellenze enogastronomiche made in Puglia le loro vetrine e varie degustazioni guidate da giornalisti ed enologi, mentre sei ristoranti selezionati da www.ristodoc.com offriranno fuori menu una ricetta tipica e in abbinamento un calice di buon vino. è un invito a conoscere meglio una terra antica e accogliente, di tradizioni millenarie ma insieme moderna e dinamica. D'estate sono in molti a scegliere la Puglia per le vacanze, anzi negli ultimi anni le sue spiagge e i suoi trulli sono nel cono di luce delle località di moda. Ma tutto il suo fascino, via dalla pazza folla, può essere colto soprattutto in altri periodi, primavera o autunno, e perchè no, d'inverno, di solito abbastanza mite.
Lo hanno detto, presentando l'iniziativa romana a Palazzo Rospigliosi, l'assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Dario Stefàno, e Vittoria Cisonno, per la quinta volta ai vertici del Movimento Turismo del vino di Puglia.
Il vino, insieme all'olio, è divenuto negli ultimi anni il simbolo del sistema agroalimentare e produttivo della regione. Il segreto? Investire
sull'innovazione senza mai allontanarsi dalla tradizione e dall' identità del territorio. Basti pensare ai vini da vitigni autoctoni, apprezzatissimi anche sui mercati mondiali: Negroamaro, Primitivo, Nero di Troia, Aglianico, ma anche i meno conosciuti Susamaniello, Bombino, Impigno e Verdeca. La Puglia è la regione che produce più olio, ma al di là dei numeri è orientata sempre più alla qualità: spesso la produzione è in monocultivar, per valorizzare le caratteristiche di tipologie autoctone come la pregiata Coratina. Ambasciatore della ricca gastronomia pugliese è stato Pietro Zito (nella foto), un cuoco timido e riservato, da sempre rispettoso dei frutti della terra, che in controtendenza ad ogni logica commerciale, nel suo ristorante di Montegrosso di Andria ha eliminato molti tavoli per ingrandire la cucina. Non c'è piatto da lui che non mantenga la sua identità e la sua origine, che molto volentieri Zito racconta. Con un anno di anticipo, Zito ha portato la semplicità a Identità Golose edizione 2009, incantando la qualificata e stellatissima platea. A Roma è arrivato con le erbe spontanee e con quelle che coltiva personalmente, allestendo un virtuale Orto di Puglia, nonchè con i suoi mitici piatti: purè di fave con cicoria, orecchiette di grano arso con funghi cardoncelli, tiella di agnello della Murgia con lampascioni fritti e pomodori secchi, burrata di Andria e ricotta. Il tutto abbinato ai vini salentini, dalle bollicine ai delicati bianchi fino ai robusti rossi e ai moscati: un menu articolato e rappresentativo di quello che offrono le tante masserie e le trattorie di Puglia che puntano da sempre sulla tradizione con ortaggi, legumi cereali ed erbe coltivati spesso a portata di mano.
«La qualità è quello che serve per vincere le sfide del futuro, in una compedizione sempre più dura - ha sottolineato l'assessore Stefàno- una qualità non solo del prodotto primario, ma di filiera e di strumenti di promozione e valorizzazione».

