ROMA - «La Sicilia del vino di qualità deve molto alle sue donne». Lo ha detto a Roma Leonardo Agueci presidente dell'Istituto regionale della vite e del vino a Roma, presentando ai rappresentanti della ristorazione capitolina 28 signore del vino siciliane che, con ruoli importanti nelle loro aziende, hanno saputo incarnare un modello imprenditoriale moderno e culturalmente elevato.

è la prima volta che un numero tanto consistente di imprenditrici vitivinicole, in rappresentanza di tutti i territori più vocati dell'isola, da Trapani a Siracusa, dalle Eolie ad Agrigento, si propone insieme offrendo con orgoglio in degustazione le loro etichette.



L'evento, articolato in vari momenti, si è svolto nei seicenteschi saloni di Palazzo Ruggieri con la collaborazione dell'Associazione italiana sommelier. «Questa è un'occasione importante - ha detto Agueci - per mostrare il carattere imprenditoriale delle nuove generazioni, fenomeno molto al femminile nel campo dell'enologia. Queste imprenditrici sanno sommare tradizione e innovazione, conservare i valori culturali ricevuti in eredità associandoli a tecnologie moderne, soprattutto puntando alla valorizzazione del territorio. Pensiamo di promuovere incontri come questo in occasione degli eventi che saranno promossi nelle nostre ambasciate e negli istituti di cultura italiani all'estero per il 150 mo anniversario dell'Unità d'Italia, perché raccontino in prima persona le rispettive esperienze enologiche nel continente Sicilia, in grado di produrre i vini più diversi, da quelli dell'Etna ai passiti di Pantelleria, ognuno col valore aggiunto della qualità».

Dopo la degustazione tutte le imprenditrici presenti hanno voluto portare la propria esperienza umana e aziendale partecipando a un talk show condotto dall'attrice Natalie Caldonazzo nella sede dell'Associazione Civita. Approdate al mondo del vino per vie diverse, spesso lasciando professioni importanti, affettuosamente sollecitate da Nino Ajello, giornalista di lungo corso e buon conoscitore della realtà enologica siciliana, hanno raccontato il proprio percorso,indirizzato soprattutto all'amore per la terra.

Tra le più giovani del gruppo, Francesca Tonnino, appena 26 anni, studi in agraria, Ambasciatrice del Gusto, e Premio Dea Terra che con fratelli porta avanti l'azienda di famiglia e Carolina Cucurullo della Masseria del Feudo che, subito dopo aver messo al mondo due bimbi, ha voluto riprendere il suo posto al timone dell'azienda agrigentina di famiglia.

C'era anche, attivissima, Marilena Barbera che dopo aver realizzato una formazione di diritto internazionale e tributario decise di rientrare a Menfi e di occuparsi a tempo pieno con la sorella Daniela dell'azienda fondata dal nonno negli anni Venti. Oggi è anche presidente del Consorzio Italia Wine Alliance per il potenziamento e la commercializzazione del vino italiano in Cina. Ma la potenzialità produttiva cinese non le fa paura. «Il nostro vino di qualità – dice - è frutto di tanti valori, dell'identità territoriale, della tradizione e della cultura e non ultimo del lavoro dell'uomo. Potrà essere imitato ma nessuno potrà farlo uguale».

A raccontare la propria storia un'altra donna che ha detto senza mezzi termini di avere il vino nel dna, Carmela Di Bella, della Icone Italian Wine. Per dedicarvisi totalmente ha lasciato un lavoro di responsabilità nella pubblica amministrazione e per pianificare azioni di marketing e per dare visibilità al marchio in una zona come Noto caratterizzata dalla frammentazione delle piccole aziende, ha aderito a Cantine Trapanese Riunite, cui fanno capo 11 cooperative sociali. è convinta che fare sistema è un vantaggio per tutti. Lo sostiene anche Mariangela Cambria, alla guida con i fratelli Francesco ed Emanuele dell'azienda Cottanera. «è fondamentale in un momento come questo -ha detto- fare squadra non soltanto come donne ma come aziende di un territorio forte con tante identità. Non apparteniamo a una terra omologata, abbiamo storie e culture diverse e ognuna di noi può essere ambasciatrice del proprio territorio soprattutto all'estero dove si tende a definire la Sicilia con un'unica etichetta».

Alle pendici dell'Etna, microcosmo che dà origine a vini di tradizione antichissima con caratteristiche sempre diverse, vi sono altre aziende con una significativa presenza femminile. C'è la Tenuta di Fessina di Silvia Maestrelli, toscana che ha scelto di lavorare in Sicilia e che produce un ottimo Nerello Mascalese, la Valcerasa di Alice Bonaccorsi, sempre impegnata in vigna e in cantina con marito Rosario Pappalardo e, buon sangue non mente, seguite con attenzione dalle figlie Sofia e Teresa. E poi c'è Margherita Platania, che dal 2004 prende le redini dell'azienda fondata nel 1880. Mette in atto un intenso processo di rinnovamento, recupera il patrimonio genetico di storici vitigni selezionando i cloni migliori da reimpiantare.

Anche Jose Rallo, imprenditrice di successo e volto di Donnafugata e anche voce - visto che è un'apprezzata cantante - è attivissima nella gestione e nella promozione di un'azienda di 150 anni e dei vini prodotti nelle Terre Sicane e a Pantelleria, ed è proprio dall'isola del vento che nasce il suo passito pluripremiato Ben Ryè. Delle difficoltà di far vino in un'isola ha parlato Paola Lantieri di Punta dell'Ufala, medico, approdata al mondo del vino dopo anni di corsia. Ha impiantato ex novo a Vulcano 5 ettari di Malvasia delle Lipari nella contrada di Gelso, la più lontana dal porto, dove non c'è neppure il telefono. «è il mare che governa il nostro faticoso lavoro -dice- ma la soddisfazione poi ci ripaga di tutto».



A raccontare al pubblico romano un sogno realizzato nell'arco di 30 anni è stata un'altra donna di successo, Vinzia Di Gaetano, la Signora del vino titolare della Firriato, affermata azienda trapanese. Fiera ed energica, pur provenendo da altre realtà professionali, si è dedicata con passione col suo compagno di vita, alla gestione dell'azienda divenendone anche testimonial in molte campagne pubblicitarie. Il successo ha intensificato azioni ed iniziative, in continua evoluzione, per affermare il marchio. «Ben vengano queste manifestazione ma non voglio riferirmi necessariamente ad un'impresa al femminile: un imprenditore è un imprenditore. La nostra realtà è problematica e ci scontriamo ogni giorno con una dimensione difficile. La terra non è facilmente gestibile, ma mi addolora chi si scoraggia e l'abbandona: quanta economia perduta! Noi della Firriato abbiamo rincorso il nostro stesso successo e siamo stati quasi obbligati ad investire a ingrandirci, creando opportunità di lavoro. Abbiamo cercato di capire il mercato, seguire i gusti del nuovo consumatore. Ma in questo momento in cui siamo coinvolti in una crisi che viene da lontano per salvarci abbiamo una risorsa infinita: la valorizzazione delle nostre diverse identità che convivono in questa unica dimensione che è la Sicilia: non dobbiamo appiattire né il gusto, né il vino né il territorio. Dobbiamo fare come i francesi che promuovono prima il territorio e poi il marchio. Essenziale tornare alla terra, fare politiche mirate creando opportunità di lavoro. I nostri investimenti a Favignama hanno costi enormi, eppure anche creando una viticultura eroica siamo certi che promuovere il territorio sia la cosa giusta».

Anche le altre imprenditrici hanno parlato di sè portando la loro esperienza e anche i loro sogni: Francesca Planeta, erede di un grande nome, product manager internazionale che nel 1995 decide di tornare tra i vigneti del padre Diego, Silvana Conte di Alambicco di Sicilia, Catrina Tumbarello delle Cantine Pellegrino, Enza Li Fauci dell'omonina tenuta, Nancy Astone di Cambria, Flora Mondello di Gaglio Vignaioli, Mirella Tamburello delle Aziende Agricole Tamburello, Francesca Curto della Curto Antica Azienda Agraria, Laura Savoca della Tenuta Gigliotto di Piazza Armerina, Stefania Lena di Fatascià, Rita Russo della Limonio,Carmela Pupillo dell'Azienda Pupillo di Siracusa,Lilly Fazio della Casa Vinicola in Erice, Arianna Occhipinti e Gaetana Jacono della Valle dell'Acate. L'incontro con i ristoratori romani si è concluso con la consegna di premi conferiti dall'Istituto deòlla Vite e del Vino e con il felice abbinamento dei vini con i piatti più caratteristici della tradizione siciliana curati dallo chef Natale Giunta.