Giacomo Borgogno e Figli. Le cantine riaprono... com'erano
Le storiche cantine Giacomo Borgogno e Figli riaprono venerdì 11 settembre alle ore 11,00. Una riapertura nel segno della continuità, quasi un “ritorno al futuro”: le cantine, infatti, sono e saranno… come erano. Alla fine del 2007 l’azienda è stata acquistata dalla famiglia Farinetti
BAROLO (CN) - Le storiche cantine Giacomo Borgogno e Figli riaprono venerdì 11 settembre alle ore 11,00. Una riapertura nel segno della continuità, quasi un 'ritorno al futuro”: le cantine, infatti, sono e saranno… come erano.Sarebbe stato assurdo cambiare lo stile che sette generazioni delle famiglie Borgogno e Boschis hanno creato a partire dal 1761; uno stile insieme unico e tradizionale che si esprime nel modo di coltivare la terra, di fare il vino e di proporlo. Perché unico e tradizionale?
Perché Liste, Cannubi, Cannubi San Lorenzo, San Pietro Delle Viole e Fossati sono riconosciuti tra i migliori cru di Barolo. Perché da sempre è evitato l'utilizzo di diserbanti e concimi chimici. Perché in cantina tutte le operazioni sono mirate a non rovinare il frutto della terra. Perché il vino riposa esclusivamente all'interno di botti medie e grandi in rovere di Slovenia e rovere francese, con tempi di affinamento e invecchiamento smisuratamente più lunghi della norma. Perché almeno metà della produzione delle grandi annate è programmaticamente 'dimenticata” per oltre vent'anni.
Alla fine del 2007 l'azienda di Giacomo Borgogno e Figli è stata acquistata dalla famiglia Farinetti. Ora le due generazioni dei Farinetti si sommano alle sette generazioni della famiglia fondatrice con un compito ben preciso, che può sembrare semplice, ma in realtà è complesso: non cambiare niente. Anzi, recuperare dal passato metodi ancora più ancestrali, usi ancora più autentici, da consegnare intatti al futuro. Ecco le principali 'novità”, tutte nel solco della tradizione:
• Restauro conservativo che ha riportato l'edificio della cantina al suo originario aspetto ottocentesco
• Mantenimento in vigneto delle tradizionali tecniche di coltivazione
• Mantenimento in cantina delle tradizionali tecniche di vinificazione
• Mantenimento dell'atavica abitudine di 'dimenticare” per oltre vent'anni almeno metà della produzione delle grandi annate
• Nessun incremento del terreno vitato
• Produzione di vini ottenuti esclusivamente da uve di proprietà
• Un po' più 'coccodè”, ma sussurrato
• Totale autonomia produttiva, amministrativa e gestionale rispetto alle altre cantine del gruppo Eataly• Restyling dell'etichetta storica, in linea però con la classica immagine Borgogno
• Nuova linea di etichette 'le teorie” a tiratura limitata a incominciare dal Barolo 2004
«Di una cosa siamo assolutamente certi - ha dichiarato la famiglia Farinetti - : Borgogno meriterebbe ancora di più. Per questo tutti i nostri sforzi saranno mirati ad assicurare in breve tempo al Barolo Borgogno l'appeal di cui è degno in nome del suo passato e del suo presente. Consapevoli che il più è stato fatto - e questo non è merito nostro - non ci resta che farlo sapere. E il futuro sarà meraviglioso».

