© Photo: Davide ErdasSAN VERO MILIS (Or) - Le chiamano le suore del vino. Sono appena una dozzina e producono ortaggi e vini biologici da una terra difficile quanto bella e incontaminata, ricca di reperti pre-nuragici e di Domus de Janas, le sepolture dei mitici giganti risalenti al 1.000 a.C. Siamo a Putzu Idu, una frazione di San Vero Milis, tra lo stagno di Cabras e il mare, a 20 km da Oristano.

Un cartello giallo con l'indicazione «Comunità Evaristiana» ci porta al convento dove le religiose, guidate dall'energica superiora Suor Margherita e aiutate da confratelli laici e da volontari si occupano dell'assistenza di disabili, minori disagiati e a volte di interi nuclei familiari in difficoltà. E proprio per incrementare le scarse entrate pensarono anni fa alla vitivinicultura e alla coltivazione di ortaggi, lavorando la terra secondo i principi del fondatore dell'Opera, Padre Evaristo Madeddu. Come un nuovo San Francesco, nella Sardegna latifondista degli anni Venti, aveva deciso di stare dalla parte dei poveri impostando un'attività di autosussistenza: una storia allora contrastata e contestata che solo negli anni Sessanta ottenne il riconoscimento delle istituzioni ecclesiastiche. I primi vigneti, su terreni frutto di donazioni, risalgono al 1985.

© Photo: Davide ErdasNon esisteva una vera cantina, il vino era commercializzato sfuso e le suore-vigneronnes erano viste con bonaria diffidenza. «Dieci anni fa stavano per rinnunciare all'impresa - racconta suor Margherita - ma ecco che vestita da alpino è arrivata la Provvidenza di Dio». E qui si inserisce una storia nella storia. Sembra una favola d'altri tempi, ma andò veramente così: un gruppo di Penne Nere in trasferta capitò tra le botti, apprezzò il vino ma comprese la drammatica realtà delle religiose e dei loro assistiti. Decisero di aiutarle, alla montanara, senza troppi discorsi. Dopo qualche mese arrivò una colonna di camion targati Trento con cemento e mattoni e 35 alpini si tirarono su le maniche e costruirono la nuova cantina, alternandosi in turni di una settimana. Alle suorine non restò che pregare per loro e trafficare in cucina per sostenerli nel lavoro con i robusti sapori sardi.

Da allora la svolta: gli ettari vitati sono diventati 13, con grande attenzione ai vitigni autoctoni: Nasco, Malvasia di Cagliari, Moscato, Vermentino, Cannonau, Monica e Bovale Sardo e i nuovi impianti hanno perfezionato la qualità dei vini. Apprezzati da esperti, hanno preso la via del mare raggiungendo  © Photo: Davide Erdasmercati importanti. Attualmente, col marchio Evaristiano, sono commercializzate sei etichette: tre Dop, l'Aristo (un Cannonau premiato al Vinitaly 2003 per la categoria Bio e Tralcio d'Oro 2006), il Flora (Monica di Sardegna) e Is Araus (Vermentino) e altrettante Igt: l'Evaristiano Tharros Rosso, l'Evaristiano Tharros Bianco (premiato nel 2006 dal Gambero Rosso) e il Saturnino Novello. I confratelli Salvatore,Marco, Nicola e Roy danno una mano in cantina e Mattia, quasi diplomato, si appresta a diventare l'enologo ufficiale.

Oggi la Comunità Evaristiana, anche grazie al vino, è una grande famiglia, con figure religiose e laiche, insegnanti di sostegno e volontari, pronti ad assistere e ad amare i più deboli. C'è Antonio che aveva paura di diventare grande, Rosaria discriminata in famiglia perchè ritenuta illegittima, Andrea bisognoso di cure continue. Ora studiano e giocano, e i più grandi aiutano le suore nella raccolta e nella vendita delle verdure. La solidarietà parte e arriva sempre a Putzu Idu. «Se serve qualcosa o l'aiuto di qualcuno - assicura fiduciosa la Superiora - chissà come, prima o poi arriva».
 
Compagnia delle Figlie del Sacro Cuore Evaristiane
Loc.Putzu Idu
Via Evaristo Madeddu, 43
09070 San Vero Milis (Oristano)
Tel  078352007 - Fax 078352004