Asti e Moscato d'Asti Docg. Intesa per la vendemmia
Firmata dalle controparti della Commissione paritetica interprofessionale per l'accordo del Moscato l'intesa per la vendemmia 2009. L'accordo, della validità quadriennale, fissa il prezzo dell'uva atta a diventare Asti Docg e Moscato d'Asti Docg. Insoddisfatti, però, i produttori di Moscato
ISOLA D'ASTI (AT) - Firmato l'accordo sul moscato per la vendemmia 2009. L'intesa è stata firmata presso la sede operativa del Consorzio per la tutela dell'Asti dalle controparti facenti parte della Commissione paritetica interprofessionale per l'accordo del Moscato. L'accordo fissa in 9,65 euro/miriagrammi il prezzo dell'uva Moscato bianco atta a diventare Asti Docg e Moscato d'Asti Docg. La resa per ettaro è pari a 95 q.li/ha di uva. All'intesa, della validità quadriennale, si è arrivati dopo una lunga trattativa, come riferisce un comunicato del consorzio per la tutela dell'Asti.
Per l'occasione Mino Taricco, assessore all'agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Ricagno, presidente del Consorzio, i rappresentanti della parte agricola, della parte industriale e delle categorie professionali hanno brindato soddisfatti di poter dare avvio alla vendemmia con questa certezza. «Il mondo dell'Asti docg - afferma Paolo Ricagno (nella foto a sinistra) - dimostra così di porsi in modo compatto e univoco. Si dichiara pronto a ripartire in grande stile e a fare onore ad una vendemmia che sarà ottima: le uve sono sane, il contenuto zuccherino è alto e l'acidità è più che buona». L'entusiasmo è giustificato dalla portata e dall'importanza della vendemmia del moscato per l'economia della viticoltura nazionale: diecimila ettari, tre province coinvolte (Asti, Alessandria e Cuneo), oltre seimila famiglie attive nella produzione, grandi aziende dalla tradizione spumantiera e una produzione di oltre 90 milioni di bottiglie tra Asti docg e Moscato d'Asti docg. L'inizio della raccolta è stato fissato per oggi per quel che riguarda le zone del nicese e dell'alessandrino; da venerdi 28 per le restanti zone, con l'eccezione del territorio dell'alta valle Belbo e valle Bormida, per le quali l'avvio è previsto non prima di mercoledì 2 settembre.
Un accordo senza sorriso per Produttori Moscato
Ci sono volute sette ore di trattativa non stop nel pomeriggio del 25 agosto 2009 per definire l'accordo di filiera per la vendemmia 2009. La firma è stata apposta al documento alle ore 21 dopo una discussione difficile e faticosa. Il presidente della Produttori Moscato, a capo della delegazione agricola, Giovanni Satragno (nella foto) non ha nascosto la sua insoddisfazione. In particolare ha dichiarato: «dei dieci contratti che ho firmato, questo è stato il più deludente. Per l'eccessiva speculazione operata dalle case vinicole, anche su importi economici di scarsa rilevanza». Satragno si è detto poi preoccupato per la poca lungimiranza di certi atteggiamenti della controparte, o per meglio dire ha detto di non capire: «l'interesse reale per il futuro dell'Asti da parte degli imbottigliatori».«Del resto nelle trattative hanno giocato più i condizionamenti della crisi economica generale, e l'andamento di altri mercati, che gli indicatori provenienti dal settore specifico dell'Asti. Hanno pesato le divisioni del fronte agricolo, alcune impreparazioni, e anche certe invidie, talora pure sbandierate. Ma sull'invidia non si può costruire un futuro, piuttosto il nostro settore e la nostra organizzazione di produttori dovrebbero essere presi a riferimento, un esempio, un obiettivo da perseguire. Oggi invece anche sentimenti poco nobili escono in pubblico, un segno forse dei tempi. Cosa preoccupa comunque è davvero proprio il futuro. Si scorgono infatti nelle politiche delle case vinicole sintomi preoccupanti, come la ricerca di abbassare ancora i prezzi delle bottiglie, senza una vera strategia per riposizionare in alto l'Asti, con tutto il circolo virtuoso che si innescherebbe».
«Il rush finale della trattativa è stato pesantemente influenzato dall'atteggiamento di chiusura delle case vinicole che pretendevano addirittura una diminuzione del prezzo del 10%. Da parte della Produttori si cercava invece di recuperare almeno in parte l'inflazione, visti anche gli aumenti su fitofarmaci, concimi, assicurazioni e manodopera. Le parti poi si sono avvicinate grazie anche alla mediazione dell'assessore regionale Mino Taricco, che non è stato comunque capace di spostare i termini della discussione in modo più equilibrato per i produttori viticoli. Abbiamo dovuto invece accontentarci di un prezzo pari al 3% in meno (30 centesimi) dell'anno scorso, pari ad euro 9,65 al miriagrammo. Le case imbottigliatrici godranno tuttavia di un vantaggio superiore avendo ancora abbassato, a 0,45 euro, il versamento al fondo collettivo. Il loro onere a miriagrammo risulta così infatti di Euro 10,10, contro i 10,46 dello scorso anno (meno 36 centesimi)».
«La resa massima per la Docg è stata confermata a 95 quintali ad ettaro (diecimila metri quadrati) di superficie. Considerata la buona produttività del vigneto nella presente vendemmia, c'è di positivo che il reddito per il viticoltore potrà comunque salire, presumibilmente attestandosi a circa 9.700 euro per ettaro, erano 9.500 nel 2.800. Altro fatto positivo è la garanzia minima prevista per la prossima campagna, gli industriali si sono infatti impegnati ad un ritiro delle uve Docg perlomeno per 85 quintali/ettaro, ad un prezzo di almeno 9,55 euro».
«Per il mosto a Docg si è semplicemente tenuto conto del prezzo delle uve, senza ritoccare i costi di trasformazione ormai fermi da troppo tempo. Un altro punto quindi da mettere a posto al più presto. Cosa infine in un certo senso consola è la grande qualità del raccolto 2009, che, oltre ad essere molto anticipato, sta dando uve con altissima qualità, dorate e bellissime da vedere, con gradazioni, acidità ed aromi eccezionali. Se non sorridente sia almeno una vendemmia serena per tutti».
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