Convegno sui vitigni vulcanici a Mascali. Il caso del Nerello Mascalese
Convegno a Mascali/Giarre (Ct) il 24 luglio 2009 sui vitigni vulcanici con la partecipazione del prof. Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura alla facoltà di Agraria dell'Università di Milano. Il Nerello Mascalese è un vitigno autoctono delle pendici dell'Etna coltivato fra i 350 e i 1.000 m sl
Il Convegno si terrà a Mascali/Giarre (Ct) il 24 luglio alle ore 18 presso la sala conferenze dell'Etna Hotel/Il Borgo Antico (via Giarre-Nunziata 10, Mascali), con la partecipazione del prof. Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura alla facoltà di Agraria dell'Università di Milano. Questo momento d'incontro ha come suo focus il vulcano Etna, con un convegno tecnico cui sono invitati relatori di primissimo piano chiamati a portare significative testimonianze sull'origine e la natura dei suoli vulcanici insieme agli esempi vitivinicoli storicamente più significativi... Il Nerello Mascalese, vitigno autoctono delle pendici dell'Etna, la cui comparsa si perde nella notte dei tempi, viene coltivato fra i 350 e i 1.000 m s.l.m. in quasi tutta la corona che si articola intorno al cono vulcanico, ma con particolare intensità nelle sue porzioni nord-orientale e settentrionale. La struttura degli impianti della vite, originariamente ad alberello, si è ormai quasi completamente trasformata in spalliera ma non mancano coltivazioni che mantengono il tradizionale sesto dando luogo a interessantissime, seppur limitate, produzioni. Il nome del vitigno è legato al fatto che da secoli viene coltivato nella zona della storica Contea di Mascali, un vastissimo territorio che, a partire da alcune donazioni normanne del XII secolo e fino ai primi dell''800, comprendeva, oltre all'attuale comune di Mascali, parte dell'Acese, gran parte delle falde orientali e nord–orientali del Vulcano e persino molte plaghe del messinese.
I vescovi-conti ivi infeudati, incentivarono sempre il disboscamento favorendo, con interessanti concessioni enfiteutiche, ogni forma di coltivazione e, in particolar modo, quella di una cultivar di vite che aveva mostrato di gradire questo habitat composto in prevalenza da rocce e sabbie vulcaniche. I vini prodotti ottenuti dalla vinificazione di questo vitigno hanno, che come altri vitigni di grande schiatta (Nebbiolo, Pinot nero), una grande variabilità a seconda della zona di coltivazione - non va dimenticato che nei secoli gli sconvolgimenti dovuti alle frequentissime colate laviche sono stati continui - e a seconda anche delle condizioni climatiche che, specialmente ad alta quota, dipendono moltissimo dai capricci della Montagna.
Grazie a questa sua curiosa fisiologia e alle sue particolarità organolettiche che ne fanno un prodotto assolutamente unico nel parco enologico nazionale, il Nerello Mascalese sta mostrando da qualche anno un forte appeal nei confronti degli amatori e di conseguenza tutta questa straordinaria zona dell'Etna è in fermento, richiamando aziende di chiara fama con notevoli investimenti territoriali e produttivi.


