Con un aumento del 59% le bottiglie di vino australiane esportate negli Stati Uniti hanno sorpassato quelle spedite dall'Italia che fanno invece registrare in quantità una flessione dell'11%. è quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell'Italian Wine and Food Institute relativi al primo quadrimestre del 2009. All'Italia rimane tuttavia il primato delle esportazioni in valore nonostante il calo del 21% nettamente superiore a quello del 3,2% che si è verificato per i vini australiani, nello stesso arco di tempo.

La produzione made in Italy peraltro resiste molto meglio degli altri paesi produttori europei concorrenti con la Francia che registra in valore un vero tracollo con meno 39%, seguita dalla Spagna (-29%). Ad avvantaggiarsi con aumenti delle quantità esportate sono in genere i nuovi paesi produttori con Cile, Argentina e Nuova Zelanda che hanno adottato politiche di più basso prezzo anche grazie al vantaggio competitivo con i paesi europei provocato dall'euro forte.

In questo momento di revisione delle regole di mercato a livello comunitario, i paesi produttori europei e l'Italia in particolare non devono fare l'errore di cadere nella trappola di una corsa al ribasso nelle garanzie di qualità e di tutela della tradizione che rappresentano il vero valore aggiunto della produzione, grazie al legame con il territorio.

Con 47 milioni di ettolitri prodotti l'Italia rimane il maggior produttore ed esportatore mondiale con il 60% della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (Doc), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica (Igt).

L'export dell'Italia enoica ha visto un 2008 chiuso in positivo nonostante la crisi, ma con il vino da tavola a tirare la volata e i vini a Denominazione in calo: ecco in sintesi il risultato della ricerca di Federvini su dati Istat, presentata nell'assemblea generale della federazione di Confindustria che riunisce i più importanti produttori, esportatori e importatori, di vini, acquaviti e liquori, oggi a Roma. In un momento particolarmente delicato per l'economia nel suo complesso, evidentemente, anche il bilancio del comparto vini non è esente dalle flessioni congiunturali.

Il bilancio delle esportazioni 2008 del comparto vino nel suo complesso (vini e mosti) vede un decremento del 5,3% (17.508.661 ettolitri contro i 18.481.428 del 2007), ma cresce del 3,6% a valore (3.603.372.600 euro del 2008 contro 3.478.479.003 del 2007). I Vqprd (vini Doc e Docg) flettono del 4% in volume sul 2007, e in valore il calo è contenuto nel -1,2%.

Decisamente positiva la prova dei vini spumanti, che crescono del 18,5% in volume e del 14,7% in valore. Ma a tirare la volta all'export italiano sono stati i vini da tavola, che si confermano il traino principale alle nostre esportazioni con oltre 10 milioni di ettolitri, seguiti dai Vqprd con 4 e dai vini frizzanti con 1,5 milioni.

Le principali destinazioni delle esportazioni di vini tricolore si confermano la Germania, che assorbe 5,6 milioni di ettolitri, gli Stati Uniti (2,5 milioni di ettolitri) e la Gran Bretagna (2,4 milioni di ettolitri). Buono il trend delle esportazioni nell'Unione Europea, che nel 2008 ha registrato un incremento sul 2007 del 6% in volume e del 5,7% in valore. In diminuzione, invece, l'esportazione involume verso i Paesi extra-europei (-5,3%) ma in crescita in quanto a valore (+3,6%).