Vino italiano di qualità. Concluso il Congresso di Assoenologi
Dal 64° Congresso di Assoenologi è emerso che nei prossimi mesi caleranno i volumi e i valori dei vini esportati nei tradizionali Paesi consumatori e aumenteranno i livelli in quelli che da poco si affacciano a questo tipo di consumo. Riflessioni sulle nuove sfide del mercato e sugli scenari futuri
COLLI DEL TRONTO (AP) - 'Il settore vitivinicolo cambia. Capire come si evolve per essere pronti a vincere le sfide” è il tema generale che ha caratterizzato il 64° Congresso nazionale di Assoenologi, ovvero dell'organizzazione di categoria che nel nostro Paese rappresenta i tecnici del settore vitivinicolo e che, dopo 32 anni, è ritornata a posizionare il suo più importante appuntamento dell'anno nelle Marche, «a supporto dell'importanza che questa Regione ha saputo acquisire in termini produttivi, qualitativi e di mercato», come ha dichiarato il presidente di Assoenologi Giancarlo Prevarin. Il Congresso è stato celebrato a Colli del Tronto (Ap) dal 30 maggio al 2 giugno con grande successo di partecipazione, di contenuti e di organizzazione. Quasi seicento i partecipanti provenienti da tutt'Italia che hanno letteralmente saturato il centro congressi 'Casale”. Due le giornate di lavori sviluppate in nove relazioni di viva attualità e grande interesse.L'evento si è aperto nel pomeriggio del 30 maggio con una cerimonia ai più alti livelli, aperta dall'inno di Mameli e dalla lettura del telegramma augurale del Capo dello Stato, ricca di autorevoli interventi che hanno fatto entrare subito i partecipanti nella logica congressuale con spunti e considerazioni di alto spessore stimolati dagli autorevoli relatori che si sono alternati al podio. «Una
riflessione sulle nuove sfide del mercato che si aprono per il settore vitivinicolo per delineare gli scenari presenti e futuri per il vino di qualità italiano», così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia (nella foto a destra) ha sintetizzato i lavori del 64° Congresso di Assoenologi, il cui saluto è stato portato dal capo dipartimento dello stesso dicastero Giuseppe Nezzo.«Il vino di qualità italiano - ha sottolineato Zaia - rappresenta una perfetta sintesi della storia, delle tradizioni e della cultura del nostro Paese e, se ben supportato, può fungere da traino per tutto il made in Italy agroalimentare. La professionalità degli enologi e l'attenzione e la passione dei viticoltori e la determinazione degli imprenditori, consentiranno al vino italiano di consolidare la propria presenza sui mercati tradizionali e di conquistare nuovi promettenti spazi sui mercati emergenti».
Il saluto della Regione Marche è stato portato dal suo vicepresidente Paolo Petrini, nonché assessore all'agricoltura della stessa Regione. Parole di elogio per la categoria sono poi giunte dal direttore generale dell'Oiv Fedrico Castellucci e dal presidente della Coldiretti Sergio Marini (nella foto a sinistra), che nel suo applaudito intervento ha criticato i contenuti della nuova Ocm ribadendo la proposta a suo tempo avanzata da Assoenologi di procrastinare di un anno la sua entrata in vigore. Incisivo il messaggio di saluto inviato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, tra l'altro, ha elogiato l'Assoenologi «per il ruolo propositivo svolto per il costante progresso della qualità e dell'affermazione del vino italiano».Ma vediamo in sintesi quali sono stati i contenuti del 64° Congresso nazionale della categoria più antica al mondo, essendo l'Assoenologi stata fondata nel lontano 1891, quindi 118 anni fa.
La prima sessione dei lavori è stata aperta dal direttore di Assoenologi Giuseppe Martelli che, anche in veste di presidente del Comitato nazionale vini del ministero delle Politiche agricole, ha parlato del passato ovvero dei cambiamenti che hanno caratterizzato il comparto negli ultimi 150 anni. Una conferenza di base per le successive quattro che invece sono state tutte proiettate nel futuro. Partendo dall'avvento dei tre virulenti parassiti che, tra la metà e la fine dell'800, rischiarono di far scomparire la vite e quindi il vino dall'Europa, Martelli è passato ad analizzare i principali aspetti tecnici e sociali che hanno drasticamente cambiato il settore, per arrivare alla trasformazione dei nostri vigneti e delle nostre cantine, al modo diverso di concepire il vino, di proporlo e di venderlo.
Gli ha fatto seguito Paolo Bruni (nella foto a destra), presidente Fedagri-Confcooperative illustrando 'Come cambierà nei prossimi anni la cooperazione vitivinicola in Italia”, soffermandosi, tra l'altro, sul perché la crisi mondiale attualmente in corso ci imporrà una riorganizzazione fatta di aggregazioni, capitalizzazioni, investimenti in strutture e promozione, necessari per mantenere le attuali quote di mercato e conquistarne di nuove. 'Aggregarsi per crescere e crescere per competere” sarà pertanto la strategia che la cooperazione italiana promuoverà, per avere in futuro una cooperazione solida e concentrata in pochi grandi poli produttivi regionali e/o interregionali in cui le migliori economie di scala e di prodotto consentiranno alle imprese di resistere anche in quei mercati più lontani che sempre di più riconoscono la territorialità e la diversità del patrimonio vitivinicolo italiano.Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini, ha sviluppato lo stesso argomento riferito però all'imprenditoria privata che si trova di fronte a scenari che imporranno un cambiamento di mentalità se si vorranno vincere le sfide che l'Unione europea ci impone. Decisiva negli anni a venire sarà la diluizione della rigidità dei nostri sistemi di produzione e presentazione dei prodotti sul mercato interno ed estero. In questo contesto sono state rimarcate le attenzioni che dovranno essere rivolte agli aspetti economici e più precisamente dall'attuale pesante crisi, a cui il settore non si può sottrarre, nella consapevolezza che i canali di consumo hanno manifestato declini o riposizionamenti della domanda.
Dopo il coffee break sono stati di scena i mutamenti in vigneto ed in cantina. I primi sono stati focalizzati da Cesare Intrieri, ordinario di viticoltura all'Università di Bologna che ha sviluppato il tema 'Aspetti agronomici innovativi per la viticoltura del futuro: dalla ricerca all'applicazione tecnica”. La convenienza di impiantare un vigneto è subordinata all'equilibrio che si riesce a stabilire fra alcuni fondamentali elementi la cui realizzazione prevede modalità fortemente correlate tra loro. La ricerca ha affrontato le principali problematiche utili per una viticoltura innovativa e molte delle indicazioni provenienti dalla sperimentazione possono essere applicate con successo nella pratica colturale.
Nell'ambito del 64° Congresso sono state quindi presentate queste ricerche dando agli operatori i necessari strumenti operativi. "Dal produttore al consumatore, il mondo del vino che cambia" è stata la relazione esposta da Gianni Zonin, presidente dell'omonima casa vinicola che ha detto che lo scenario del prossimo futuro vedrà crescere ancora la competizione internazionale. Per fronteggiarla occorre:
a) rafforzare il patrimonio viticolo e migliorare la qualità dei nostri vini sia in vigna che in cantina, perché la sfida è produrre vino di altissima qualità con degli imprinting legati al territorio;
b) affinare la nostra attività di marketing e potenziare le nostre organizzazioni di vendita;
c) spingere verso una maggiore dimensione delle nostre aziende (in Italia ci sono 800mila produttori di uva e quasi tutti troppo piccoli per competere in un mercato dove, ad esempio, le prime tre aziende australiane del settore controllano l'80% della produzione e del commercio vitivinicolo del loro paese).
Lunedì 1° giugno si è svolta la seconda sessione dei lavori interamente imperniata sugli aspetti di marketing e di mercato. del resto il vino è sì storia, cultura e tradizione, ma soprattutto business ed anche in questo ambito i cambiamenti ipotizzati sono notevoli. A differenza di quanto succedeva nel passato oggi, e ancor di più domani, non è più il produttore che indirizza il mercato ma il consumatore che sceglie e fa tendenza. Da qui la necessità di trovare strategie nuove, più aggressive forme di comunicazione, di legare il prodotto al territorio, di unirsi invece che dividersi. I mercati tradizionali spesso sono in affanno mentre quelli emergenti danno sempre maggiori soddisfazioni. Come aggredirli e conquistarli? Risposte affidate alle quattro successive relazioni.
La prima, affidata ad Andrea Sartori (nella foto a sinistra), presidente dell'Unione italiana vini ha illustrato come si posiziona il vino italiano sui mercati internazionali, qual è il prezzo medio di vendita di un prodotto made in Italy in Germania, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. quali sono le fasce di prezzo presidiate e quali invece lasciate sguarnite, quali sono i nostri principali competitor e come possiamo smarcarci dalla lotta all'ultimo centesimo, quanto investono le aziende italiane in promozione, marketing, in personale specializzato nel comunicare le valenze che stanno dietro una bottiglia di vino. Dopo questa approfondita analisi la parola è passata ai mercati con la relazione del direttore dell'Ufficio vini e bevande dell'Istituto nazionale per il commercio estero, Stefano Raimondi che ha sviluppato il tema 'Consolidare i mercati tradizionali e costruire o conquistare quelli emergenti”. «La crisi finanziaria che ha investito le principali economie mondiali pone in discussione molti riferimenti del commercio internazionale. La visione, non più circoscritta ai grandi mercati di riferimento del Made in Italy, si arricchisce e si completa di nuovi interlocutori che si affacciano nello scenario internazionale», ha detto Raimondi, che ha aggiunto: «Una visione dinamica che proietta nel futuro quotidiano l'imprenditorialità italiana, legando il sapere del produrre alla flessibilità dei mercati, in un binomio che diviene vantaggio competitivo, garantendo al mondo della produzione spazi crescenti nei mercati internazionali e sostenibilità, anche in periodi difficili».
Dal 64° Congresso è emerso chiaramente che nei prossimi periodi caleranno i volumi e i valori dei vini esportati nei tradizionali Paesi consumatori ed aumenteranno i livelli in quelli che da poco si affacciano a questo tipo di consumo. Per questo le due ultime relazioni hanno presentato due scenari alquanto inusuali. Marco Saladini, direttore dell'ufficio Ice di Ho Chi Minh City, ha portato l'esempio del mercato vietnamita dove le nostre esportazioni nel 2008 sono aumentate di quasi il 13% in valore. Quindi Francesco Alfonsi, direttore dell'Ice di Dubai, ha illustrato le leve che hanno permesso negli Emirati Arabi Uniti di far crescere nel 2008 le vendite delle nostre bottiglie del 120%, sempre in valore.
Un congresso quindi ricco di spunti che non hanno mancato di alimentare un dibattito attento su argomenti di fondamentale interesse per il progresso del comparto vitivinicolo italiano tutto. Il 64° Congresso nazionale Assoenologi si è svolto con il patrocinio del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e della Regione Marche. Sponsor ufficiali le seguenti aziende leader di macchine, prodotti ed accessori per la viticoltura e l'enologia: Amorim Cork Italia, Baukos, Bayer CropScience, Colombin & Figlio, Crc, Della Toffola, Enoplastic, Grafiche Federighi, Nomacorc, O-I, Oliver Ogar Italia, Rhoss, Siprem International, Vason Group, Vivai Cooperativi Rauscedo.
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