è uno dei vitigni più antichi, già noto agli Etruschi. Si tratta sicuramente dell'uva a bacca nera più diffusa in Italia dall'Emilia Romagna alla Campania, ma la sua massima espressione la troviamo in Toscana. A livello nazionale le uve Sangiovese in purezza o in abbinamento ad altri vitigni autoctoni concorrono alla produzione di vini che hanno segnato la storia enologica italiana: il Brunello di Montalcino, i vari Chianti, il Nobile di Montepulciano, il Sagrantino di Montefalco.

Il Sangiovese conosce in questi anni una grande popolarità anche in California, grazie al successo internazionale dei cosiddetti vini 'super tuscans” e dalla Napa Valley si è diffuso nelle maggiori zone vinicole californiane. E proprio perchè si fa presto a dire Sangiovese, è interessante conoscere il pensiero degli enologi sullo stile delle loro creazioni nel rispetto dell'impronta varietale.

 Per Paolo Vagaggini, consulente di oltre 50 aziende e profondo conoscitore del Sangiovese, è un grande vitigno severo ed elegante, intrigante e mai generoso, ma sincero e intenso. «Ho assaggiato - racconta - vini da Sangiovese in tutte le parti del mondo, ma ho trovato prodotti di livello qualitativo scadente, terroso, scomposto, per niente elegante, e ne ho dedotto che il Sangiovese crea vini di altissima qualità solamente in Italia, soprattutto in Toscana, in particolar modo nelle zone centrali quali quelle di Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico e Montecucco».

Viene naturale chiedersi come si può rispettare la tradizione e stare sul mercato. «Il 'tradizionale” - risponde Vagaggini - non può essere la giustificazione per una qualità scadente. Tradizione è sviluppare al massimo le potenzialità di un vitigno, così come 'autoctono” vuol dire che una specie, in questo caso vegetale, ha colonizzato al meglio una nicchia ecologica, ovvero si è sviluppato con la selezione genetica in territorio col suo microclima. Questa è l'essenza del rapporto inscindibile fra la Toscana e il Sangiovese. Questa è la tradizione».

«Ma il mercato - prosegue Vagaggini - ha le sue regole e il fruitore del vino si aspetta determinate caratteristiche, senza giustificazioni o correzioni che snaturano il prodotto. Un grande Sangiovese si esprime soprattutto nelle annate migliori per produrre un vino di elevata qualità, senza massificare il concetto. Sono solito dire ai produttori che non siamo noi a decidere cosa deve fare il vino, ma dobbiamo ascoltarlo attentamente e rispettarlo: il vino parla ed è estremamente esaustivo per chi sa ascoltarlo. Non è detto che un'annata difficile non sia idonea a produrre un vino per il mercato, ma può essere un vino da consumare giovane e fragrante, per capirci un Rosso di Montalcino o di Montepulciano e non un Brunello o un Nobile».

 A Lorenzo Landi, l'enologo del gruppo Saiagricola, chiediamo come si può avere una personalità diversa sul Brunello e sul Nobile partendo dallo stesso vitigno su territori diversi ma relativamente vicini.
«La diversità - dichiara Landi - nasce da tre fattori fondamentali. Il primo è costituito dal materiale genetico. Infatti pur trattandosi sempre di Sangiovese, differenti popolazioni si sono selezionate nel tempo nei diversi territori, assumendo anche nomi diversi (Brunello a Montalcino e Prugnolo gentile a Montepulciano). Con l'avvento della selezione clonale e il trasferimento dei cloni dal luogo di selezione a territori diversi, tali differenze si sono affievolite ma si assiste in quest'ultimo periodo a un grosso sforzo nella loro riscoperta e valorizzazione».

«Gli altri fattori - prosegue - sono costituiti dalla diversità di terreno e clima. Per quanto riguarda il primo, si può affermare che Montepulciano si caratterizza per suoli più ricchi in argilla e più poveri in scheletro rispetto a Montalcino. Questo comporta una disponibilità di acqua per la pianta leggermente superiore e, soprattutto, una temperatura del suolo inferiore che porta a un leggero ritardo del ciclo vegetativo e nella maturazione delle uve, che avviene dunque con temperature inferiori. Da qui la freschezza aromatica e l'eleganza dei vini di Montepulciano, a cui si contrappone la maggiore potenza di Montalcino».

«Il clima si può considerare abbastanza simile, visto che le precipitazioni sono comparabili, mentre le temperature appaiono in genere leggermente più elevate a Montalcino (soprattutto nella parte sud, quella che guarda verso la Maremma). Questo è un altro fattore favorevole alla struttura dei vini di Montalcino, anche se è bene ricordare che in entrambi i territori (a Montalcino ancor più che a Montepulciano) esistono zone molto differenti tra loro per terreno e caratteristiche climatiche per cui la diversità dei vini esiste non solo tra i due territori ma anche all'interno di una stessa zona. è questa, del resto, l'essenza della vite che riesce, come nessun'altra pianta al mondo, a portare nel proprio prodotto le più piccole differenze nei caratteri del territorio».

  Per Leonardo Bellaccini, l'enologo dell'Agricola San Felice, il Sangiovese è un grande vitigno, molto esigente in termini di suolo e microclima ma anche in termini di approccio produttivo del vignaiolo prima e dell'enologo poi.
«Sono regole che valgono per tutti i vitigni - dichiara - ma con il Sangiovese la forbice è molto più aperta e basta veramente poco per passare da un grande vino a un vino anonimo e mediocre. Ci sono dei vitigni di grande carattere che spesso mettono la loro personalità in evidenza e il territorio passa in secondo piano. Una peculiarità del Sangiovese è invece, a mio avviso, quella di essere molto 'trasparente” nei confronti del territorio, facendo respirare nel bicchiere le origini e la storia del vino. La mia interpretazione del Sangiovese parte dal vigneto dove ho cercato, tramite la zonazione aziendale, di mettere in ogni vigna (anche in parti della stessa vigna) cloni e portainnesti adeguati alle condizioni pedoclimatiche: un'elevata densità di piantagione, così da poter ridurre la produzione a ceppo, cercando di trattare il più possibile il vigneto come una serie di individui, quindi con diverse esigenze, e non come un'unica entità».

 Non poteva mancare il pensiero di un enologo donna, Barbara Tamburini, del Podere La Marronaia, che nonostante la sua giovane età è considerata uno dei migliori enologi italiani. «Amo il Sangiovese - asserisce - perché è il vitigno principe della mia terra. Ogni Sangiovese ha il suo 'stile”. Quelli di cui mi occupo io sono l'espressione del terroir in cui nascono. Ciascuno di essi ha una propria personalità nella quale cerco di esaltare sempre gli elementi di eleganza e finezza e a volte di grande struttura e aristocraticità, con una cura assidua sin dalle prime fasi produttive in stretta collaborazione con il produttore».

Il suo successo nel lavoro l'ha portata a 'volare” in alto e a realizzare un sogno di bambina. Il suo sogno da professionista? «Grazie alla mia professione - risponde Tamburini - sono riuscita a volare sull'MB339, aereo della Pattuglia acrobatica nazionale Frecce Tricolori. Sono stata la quarta donna italiana e la quinta nel mondo ad avere questo onore. Evidentemente da professionista non si parla più di sogni, ma di realtà, che nel mio caso, posso dire, sto vivendo quotidianamente. In altre parole, l'obiettivo a cui aspiro è quello di aiutare i produttori con cui collaboro a realizzare vini di ottimo livello qualitativo (pur nelle diverse tipologie) e contribuire così al successo delle singole aziende.