Numeri che sintetizzano un problema ben più importante di come in certi casi è stato dipinto negli ultimi giorni, numeri che possono mettere in ginocchio le piccole e medie aziende e creare seri problemi a quelle più grandi, soprattutto in momenti difficili come quello dettato dall'attuale congiuntura economica.

L'Assemblea del Consorzio Vino Chianti Classico ha per questo recentemente deciso di promuovere una causa di risarcimento a favore di tutte le aziende associate che possano dimostrare i danni subiti (circa il 50% degli associati). Un'azione che segue le numerose richieste di intervento rivolte sotto varie forme alle autorità preposte nei mesi scorsi, a cui però non sono seguite risposte adeguate alla portata del problema. Oltre al saccheggio delle uve da parte dei cinghiali, i produttori devono spesso fare i conti con i danni ben più gravi dei caprioli e dei cervidi che divorano i germogli delle piante, compromettendo anche il raccolti dell'anno successivo.

 I produttori del vino sono i primi e più appassionati guardiani del proprio territorio e della natura che lo anima e lo alimenta. Per questo le azioni risarcitorie del Consorzio saranno rivolte verso i soggetti istituzionali e non che hanno la competenza e la gestione operativa della problematica in questione, con particolare riferimento alla Regione Toscana, alle Provincie di Siena e Firenze e alle Atc (Ambiti Territoriali di Caccia).

A causa di una politica troppo accondiscendente verso la caccia e di una gestione inadeguata delle aree protette, sono state infatti importate negli ultimi 20 anni specie animali che erano totalmente estranee al territorio. I caprioli non facevano parte dell'originario ecosistema chiantigiano e i cinghiali che oggi popolano queste terre, importati dall'Europa dell'est, sono ben diversi da quelli nativi, sia per la loro stazza che per le loro capacità riproduttive.

Così si è prodotto un aumento esponenziale di ungulati in zone dedicate a coltivazioni intensive e, quindi, facilmente danneggiabili. Ma prima ancora del danno economico i produttori del Chianti Classico denunciano uno stravolgimento pericoloso dell'equilibrio ambientale del territorio condiviso anche da non addetti al settore i quali sottolineano come lo sviluppo incontrollato di cinghiali e caprioli abbia compromesso l'ecosistema del Chianti, visto che ai danni ai vigneti debbono purtroppo aggiungersi quelli ai boschi, alla fauna e alle altre colture agricole. Il consorzio e le aziende chiantigiane, quindi, non possono che ribadire ulteriormente la gravità del problema in questione e sollecitare, come già fatto in diverse occasioni, le autorità preposte a prendere atto della reale misura dei danni provocati dagli animali e promuovere un efficace piano di intervento.

L'onere della risoluzione del problema è di chi lo ha creato e non dei produttori che ne sono vittime. Il Chianti Classico non chiede tiri al bersaglio selvaggi, ma politiche ragionate per la salvaguardia del proprio ecosistema.

Fonte: Agi