Doppio appuntamento Milano/Roma per le star dell'Emilia Romagna enoica
L'enoteca regionale presenta la ricca produzione di bianchi e rossi agli operatori dell'Horeca lunedì 18 nel capoluogo lombardo (Principe di Savoia) e lunedì 25 nella capitale (Palazzo Rospigliosi). Lambrusco, Malvasia, Sangiovese, Barbera, Bonarda, Pignoletto e i vitigni autoctoni in passerella
Si parla di Emilia-Romagna e il pensiero va subito a mare, vacanze, cibo buono, gente cordiale, Maranello e la sua Ferrari. E poi? Poi dietro quel mare e quei tortellini c'è un territorio che l'immaginario collettivo abbina alla produzione di vini freschi, leggeri, poco impegnativi. L'Enoteca regionale dell'Emilia-Romagna ha deciso ora di far conoscere un altro aspetto della sua realtà enogastronomica, quella dei vini di alta qualità e lo ha fatto coinvolgendo altre 240 realtà imprenditoriali tra produttori di vino e di Aceto Balsamico Tradizionale, consorzi, cantine sociali, enti pubblici, associazioni di sommelier etc.
«Il nostro obiettivo - dice il presidente dell'Enoteca Gian Alfonso Roda (nella foto) - è dare voce ai vini dell'Emilia Romagna, aiutarli a confrontare le proprie identità con quelle delle altre realtà vitivinicole italiane e internazionali e creare opportunità commerciali per i nostri associati». Mettendo per un momento tra parentesi le Doc e Docg che regolamentano le tante varianti dei vini, i vitigni autoctoni maggiormente rappresentati nella regione sono: Barbera, Bonarda e Malvasia Aromatica di Candia nella parte nord-ovest; il Lambrusco per le province centrali di Reggio Emilia e Modena; il Pignoletto sui colli di Bologna; Sangiovese e Albana di Romagna; Fortana nel ferrarese e nel ravennale. Ad essi si aggiunge un corposo elenco di affascinanti vitigni autoctoni che caratterizzano singole zone vitivinicole e piccole produzioni tradizionali, come il Bombino Bianco che in Romagna dà vita al Pagadebit o l'Ortrugo dei Colli Piacentini.
Quando si parla dei Colli Piacentini si intendono in senso stretto le quattro valli - Val Tidone, Val D'Arda, Val Trebbia e Val Nure - che fanno da collare a Piacenza. Sono colline ricchissime sia dal punto di vista ampelologico che come tradizioni e coprono una superficie di poco meno di 6.800 ettari (di cui il 98% è collina tra i 150 e i 450 metri s.l.m.). Tra le varie tipologie le più famose sono quelle del Gutturnio, principale dei vini piacentini (che rappresenta quasi il 25% della produzione), e quella del Malvasia (23% della produzione). Contraltare al Gutturnio è il Malvasia. La varietà di Candia è caratterizzata da un corredo aromatico davvero ricco e complesso, dove si riconoscono sentori di agrumi, frutta, fiori, note erbacee, miele, spezie e minerali (a seconda della modalità di vinificazione). Scendendo verso sud si entra nella zona dei Colli di Parma, territorio compreso tra i fiumi Enza e Stirano, con un'altitudine che varia da 200 agli 800 metri slm. Per le sue caratteristiche geologiche e climatiche, quest'area spicca da secoli per la sua vocazione viticola. I vitigni autoctoni maggiormente rappresentati sono il Malvasia di Candia, il Moscato Bianco (spesso in abbinamento con il Malvasia) e la coppia Barbera e Bonarda di solito usate in modo complementare.
A questa produzione volta principalmente ai vini frizzanti, si ritaglia un suo spazio il Lambrusco. Quando si parla di Lambrusco si deve parlare di una famiglia, una famiglia inconfondibile per l'attitudine alla rifermentazione primaverile. I rami principali di questa varieta, che conta circa 60 cloni, sono sette: Lambrusco di Sorbara; Grasparossa, Salamino, Marani, Maestri, Montericco, Ancellotta. Basta dare un'occhiata alle guide più prestigiose - osserva il presidente Roda - per rendersi conto di come la produzione vinicola dell'Emilia Romagna abbia ormai raggiunto livelli di assoluto prestigio nelle diverse tipologie.
Quest'anno la Guida Veronelli ha premiato con almeno 90/100 53 etichette. Per DuemilaVini dell'Ais sono oltre 100 i vini della regione a meritare i 4 o 5 Grappoli. Nell'Annuario di Luca Maroni i vini con almeno 90 punti sono 14. La guida de L'Espresso ha assegnato le "4 bottiglie" a 16 vini, mentre per il Gambero Rosso i vini che sono arrivati in finale o si sono aggiudicati i "Tre Bicchieri" sono 46. Di qui l'iniziativa dell'Enoteca che ha deciso di sottoporre i vini dell'Emilia Romagna alla valutazione di giudici competenti ed esigenti quali sono gli operatori del settore, offrendo loro una straordinaria opportunità per assaggiare le migliori referenze della regione e conoscere personalmente i produttori.
Lo fa con due degustazioni, la prima a Milano all'Hotel Principe di Savoia, lunedì 18 maggio e la seconda a Roma, a Palazzo Rospigliosi, lunedì 25 maggio. «Ai ristoratori, ai gestori di enoteche e wine-bar e al trade in genere - conferma il presidente di Enoteca Regionale Gian Alfonso Roda - proponiamo realmente il meglio del meglio. 33 produttori e oltre 100 etichette scelte tra quelle che hanno conseguito i massimi punteggi sulle principali guide di settore. Una parata di stelle, dalle bollicine classiche a quelle del Lambrusco, da Sangiovese agli Internazionali, passando per meravigliosi Bianchi e finendo con dei Passiti di tutto rispetto. Ciascuna Cantina proporrà le sue punte di diamante più un "vino promessa" che sottoporrà appunto al giudizio di chi, poi, questi vini dovrà proporli alla propria clientela».

