Canali ed affluenti mai così a secco negli ultimi 117 anni, l'acqua dell'oceano che penetra nelle falde del basso corso risalendo nei pozzi artesiani attorno al Lago Alexandrina e lungo il Langhorne Creek. Vignaioli che vedono in forse, per la prima volta in decenni, la vendemmia, a meno che un mondo preda della crisi economica non si accontenti di bere un vino dall'originale retrogusto salmastro. Non si era mai registrata, una siccità come questa: è l'effetto dei cambiamenti climatici e di un uso disinvolto delle risorse idriche. Ora il paese si interroga mentre assiste impotente al profilarsi di una vera catastrofe ambientale.

Fanno bene a porsi dei quesiti, gli australiani che vivono quasi tutti concentrati in questo quarto della loro terra, perchè i cambiamenti climatici sono responsabili sì, ma fino ad un certo punto. Il sistema idrico della regione mostra la corda, infatti, soprattutto per colpa di decenni di uso ed abuso. Gli agricoltori, soprattutto quelli che producono cotone e riso, bevono da soli l'83% di tutta l'acqua disponibile. Quanto ai vignaioli, già quindici anni fa avevano sfruttato l'acqua del Darling da costringere le autorità, pressate dall'emergenza ma non certo capaci di lungimiranza, a rilasciare centiania di licenze per lo sfruttamento del vicino Murray. Ora entrambi i fiumi non riescono ad avere una portata tale da impedire la salinizzazione delle falde a valle. è così dallo scorso anno, quando il livello delle acque si abbassò di un metro e mezzo. Sale, sale, sale: nelle riserve rimaste disponibili ce n'è troppo per poter irrigare le vigne.

Ora il governo del South Australia sta pensando a costruire una diga all'incontrario. Uno sbarramento, cioè, che impedisca alle acque oceaniche di penetrare nelle falde e nel corso del Murray. Un tappo che, avvertono gli ambientalisti, sarebbe peggiore del buco, perchè metterebbe a repentaglio tutta la regione del Lago Alexandrina, nonchè il delicato ecosistema che vi gira intorno.

Se anche quest'idea venisse accantonata, nonostante i miracoli dell'agricoltura industrializzata, delle ricerche sulle biotecnologie e persino degli aiuti governativi, ai viticoltori assetati del Nuovo Galles del Sud non resterebbe che ricorrere ad un vecchio rimedio. Guardare il cielo e pregare Iddio perchè piova.