MILANO - La prima volta è avvenuto al Westin Palace Hotel di Milano per 'Drink Pink. Né bianco, né rosso: Chiaretto”, una grande degustazione di rosé gardesani accompagnata dai piatti di alcuni dei migliori cuochi del lago.

Più di 40 aziende, quasi un centinaio di vini in libero assaggio, un decina di chef al lavoro: questi i numeri dell'evento milanese che ha visto i Consorzi di tutela del Bardolino e quello del Garda Classico camminare insieme sull'onda del successo che i vini tradizionali del Garda stanno conoscendo ormai da due anni (nell'ultimo biennio le vendite sono cresciute del 40%). Un discorso già avviato all'ultimo Vinitaly allorchè unirono le forze per una petizione in opposizione al progetto dell'Unione Europea, che mirava a consentire di realizzare vini di colore rosa attraverso miscele di vini da tavola bianchi e rossi. Un affronto alla storia e alle classicità dei rosé del Garda.

Dalla riviera veronese sono giunte a Milano le erbe officinali realizzate dai sette ristoranti di San Zeno di Montagna: Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Genziana, Sole, Sole e Neve, Taverna Kus. Da quella bresciana la gastronomia rappresentata dalle sfiziose preparazioni di pesce di lago dei ristoranti Al Porto di Moniga, Taverna Picedo di Polpenazze e Antica Trattoria alle Rose di Salò oltre ai due chef 'stellati” Leandro Luppi del ristorante Vecchia Malcesine di Malcesine e Isidoro Consolini de 'Al Caval” di Torri del Benaco.

Ma quali sono le difficoltà e le differenze dei Chiaretti delle due riviere del Garda? Entrambi nascono sulle colline moreniche create dai ghiacciai che formarono il lago ed entrambi si caratterizzano per i piacevoli aromi di frutti di bosco e di spezie fini. Diverse sono le uve d'origine: per il Bardolino prevale la Corvina, per il Garda Classico il Groppello. Diversi anche i numeri: il Classico è prodotto in meno di mezzo milione di bottiglie l'anno, il Bardolino supera gli 8 milioni e mezzo di bottiglie.

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