Contro il rosé taroccato Bardolino, Garda e Oltrepò
Un successo la raccolta di firme. La condivisione massiccia al Vinitaly della protesta lanciata dai Consorzi del Bardolino e del Garda Classico è il segno che la mobilitazione contro il rosé taroccato è condivisa. L'Oltrepò sfida la Ue e chiede al Governo italiano di mobilitarsi in modo massiccio
Un autentico successo. Al di là del numero delle firme raggiunte (che in assenza di interventi politici poco potranno fare contro l'orientamento della Commisisione europea) la condivisione massiccia al Vinitaly della protesta lanciata dai Consorzi del Bardolino e del Garda Classico è il segno che la mobilitazione contro il rosé taroccato (che 'Italia a Tavola” per prima ha denunciato sul portale web) non solo era giusta, ma condivisa dalla stragrande maggioranza degli operatopri e dei consumatori.
Se si può capire che la Ue debba preoccuparsi anche dei produttori di vini industrilai, non è però accettabile che un vino di qualità, frutto di attente tecniche di cantina nella vinificazione di vini rossi, debba essere sacrificata permettendo di fare il rosato miscelando bianchi e rossi.
L'iniziativa unitaria di Bardolino e Garda Classico ha così segnato un punto in più a sostegno della battaglia già avviata dal consorzio dell'Oltrepò pavese. Il pericolo si chiama 'coupage”: con questa definizione il nuovo regolamento europeo vorrebbe autorizzare la miscela di vini bianchi e rossi. Se approvata in via definitiva, la previsione comunitaria potrebbe diventare legge dal 27 aprile. «Se proprio il legislatore europeo non vorrà rivedere l'impostazione - spiegano ai due consorzi - almeno si preveda che chi effettua miscele sia obbligato ad indicare in etichetta che si tratta di vini da taglio. Pare invece che si stia ragionando al contrario, costringendo a diciture contorte, come quella di 'metodo tradizionale”, chi produce rosati a denominazione d'origine».
Un orientamento che rischia di vanificare secoli di tradizione, di storia e di cultura: questo, in estrema sintesi, il senso dell'iniziativa promossa congiuntamente dai due Consorzi gardesani del Garda Classico e del Bardolino che difendono la grande tradizione vitivinicola italiana che fra lago di Garda e Oltrepò trova risposte di qualità.
Da Panont la prima opposizione a difesa del Cruasé
A lanciare per primo l'allarme in Italia è stato il Consorzio dell'Oltrepò denunciando senza mezzi termini l'orientamento dell'Europa a colpire una delle nicchie di maggior valore dell'enologia italiana, solo per favorire il vino industriale in una competizione con quello che viene dai Paesi del sud del mondo. Per il direttore dell'Oltrepò, Carlo Alberto Panont (nella foto), nella foto, c'è in particolare in gioco la nuova frontiera di qualità degli spumanti metodo Classico Cruasé realizzati con vinificazione di Pinot nero. Una scelta seguita da molti produttori che da tempo hanno puntato su vini di alta gamma come espressione del territorio.
Al Vinitaly il Consorzio Oltrepò Pavese si è comunque preparato alla guerra: ricorso legale contro contro la Ue che apre al rosé di sintesi. Carlo Alberto Panont spinge il governo a scendere in campo. «Come Consorzio - annuncia Panont -, ci appelleremo al tribunale di prima istanza di Bruxelles contro la scelta di autorizzare il rosato da miscellanea tra vini bianchi e rossi. Se al nostro intervento legale si unirà anche il ministero, andremo alla Corte europea. Creeremo un'alleanza italo-francese». Panont è chiaro: «Il rosé non può e non dev'essere trasformato in un taglio tra rossi e bianchi. Non ci accontenteremo neppure della menzione 'rosé tradizionale” in etichetta. Per distinguere prodotti genuini da mix di laboratorio serve ben altro». Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese va così alla guerra del rosé e chiama alla mobilitazione l'Italia. «Il ministro Luca Zaia - dice Panont - ha inaugurato il Vinitaly parlando del rosé tradizionale come di un valore da tutelare. Noi siamo qui, pronti ad affiancare il governo italiano in sede europea per non far passare una riforma che rischia di cancellare un pezzo di storia della vitivinicoltura italiana di qualità. La nostra è una battaglia per i produttori e soprattutto per i consumatori, che non vanno ingannati».
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