Uniti dalle Langhe alla Valtellina. La sfida nei Nebbiolisti all’Ocm
Appello a Sondrio del piemontese Claudio Rosso (Consorzio Barolo, Barbaresco, Langhe e Roero) ai produttori della Valtellina per lavorare insieme per tutelare e promuovere il Nebbiolo. Le più recenti ricerche confermano l’unicità del vitigno e la sua diffusione storica nell’arco alpino occidentale
I produttori di Nebbiolo sono invitati alla mobilitazione per un'unità che, dalla Langhe alla Valtellina, passando per il Novarese, tuteli la tipicità e un nome che è al tempo stesso garanzia di un vitigno di grande valore e una bandiera del territorio. Di fronte alle sfide del nuovo Ocm europeo destinato a cambiare le regole del gioco, anche sul piano della promozione, la grande famiglia dei Nebbiolisti è avvertita: o si marcia uniti dietro il nome del Nebbiolo, o si rischia la dispersione con imitazioni o taroccamenti come già avviene per molti altri vini. A lanciare l'allarme è Claudio Rosso (nella foto a destra), presidente del Consorzio Barolo, Barbaresco, Langhe e Roero (oltre 25 milioni di bottiglie di Nebbiolo, oggi in equilibrio fra tradizionalisti e innovatori) che a Sondrio ha colto
l'occasione di 'Nebbiolo Grapes”, il terzo convegno internazionale sul vitigno Nebbiolo, per proporre pubblicamente un patto d'azione coi 'cugini” del Consorzio vini Valtellina, ai quali sono da sempre accomunati dall'utilizzo di questo vitigno nobile che risale alla notte dei tempi dell'enologia italiana.La prima proposta concreta di Rosso è precisa: poiché le Langhe e la Valtellina sono entrambe interessate ad ottenere un riconoscimento da parte dell'Unesco del valore storico-culturale di questi territori da secoli antropizzati e all'insegna della vite, si evitino delle contrapposizioni e si lavori invece in sinergia sulla base proprio dell'elemento unificante e caratterizzante del Nebbiolo. Un'idea che non può che far piacere ai valtellinesi che con 4 milioni di bottiglie sono i 'piccoli” della famiglia dei Nebbiolisti, ma che, per i grandi sforzi fatti negli ultimi anni per il miglioramento qualitativo dei loro vini, hanno conquistato posizioni importanti per visibilità e riconoscimenti.
Comprensibile quindi che Casimiro Maule (nella foto a sinistra), presidente in scadenza del Consorzio Valtellina (di fatto uno dei più autorevoli padri nobili del nuovo Nebbiolo valtellinese) abbia salutato con soddisfazione la presenza dei piemontesi al convegno, insistendo sull'unicità di un vitigno e di vini difficilmente imitabili e che si basano su tempi lunghi, che vanno tutelati e valorizzati. Giusto ciò che il mercato, dopo lo stordimento di troppe barrique e di vini cortissimi, sembra tornare ad apprezzare. Soprattutto nella ristorazione di qualità. La collaborazione fra zone diverse del nord Italia è vista fra l'altro con favore anche dalle istituzioni locali, a partire dalla Regione Lombardia, rappresentata al convegno da Giuliana Cornelio che ha insistito sul valore della tipicità. E così il terroir unico del Nebbiolo potrebbe a breve diventare una realtà. La storia conferma del resto la diffusione e la presenza sul territorio del vitigno e del vino che da almeno un migliaio d'anni. I primi documenti finora ritrovati ne parlano dal 1268 a Rivoli, attestandone una presenza in tutta la base delle Alpi occidentali. La ricerca genetica ne garantisce inoltre l'unicità (anche se non si sa ancora con esattezza quando sia nato il vitigno...). Non a caso da anni un gruppo dei più qualificati genetisti italiani, sotto la guida di Anna Schneider dell'Istituto di virologia vegetale del Cnr, si sta occupando della mappatura del Dna di un vitigno per molti versi enigmatico che ha stretti legami di parentela con altri vitigni autoctoni (in particolare il Nebbiolo Rosè, o Chiavennasca, il Negra Valtellina, il Brubbierasco - quasi certamente nato da un incontro fra Nebbiolo e Bianchetto di Saluzzo - e la Fresia), mentre è geneticamente lontanissimo da altri vitigni come il Merlot. Altro elemento interessante a conferma dell'unicità, secondo quanto riportato da Schneider, è la mancanza di vitigni simili in altre zone del Paese o comunque del Mediterraneo. Il Nebbiolo è probabilmente nato fra la Valtellina e le Langhe ed è a tutti gli effetti uno dei vitigni italiani in assoluto più tipici. A conferma delle caratteristiche decisamente simili dei vari Nebbioli ci sono poi state nel convegno relazioni scientifiche, coordinate da Osvaldo Failla, di vari ricercatori delle Università di Milano, Torino e Pollenzo: Vitaliano Novello, Luca Rolle e Roberto Foschino.
Le nostre selezioni:
Valtellina Superiore Docg Inferno Efesto 2005 di Pietro Nera
Valtellina Superiore Docg Prestigio 2004 di Casa Vinicola Triacca
Rosso Valtellina Docg Sasso del Gallo di Fruviver Valtellina
Valtellina Superiore Docg Le Prudenza di Marsetti Alberto

