Contro l'armata del "no alcol" educazione al bere responsabile
Bere moderato, questa la proposta che parte dal benessere come valore del vino con cui il mondo del vino, rappresentata dall'unione italiana vini, punta ad un consumo responsabile, soprattutto fra i giovani, con un apposito programma di sensibilizzazione europeo "Enotria 2009" presentato a Roma
Il vino fa bene, ma il suo abuso, come quello di altri alimenti, è dannoso. è lo stile di vita a regolare il nostro orologio esistenziale perché l'equilibrio nel consumo è il solo modo di trasformare l'uso di sostanze piacevoli al corpo e allo spirito in virtuose abitudini. Eppure il vino è da tempo sotto accusa nel suo valore alcolico per l'incidenza che nella vita sociale, nei comportamenti e nelle patologie, la sua utilizzazione smodata produce, spesso tra i giovani in cerca di sballo e protagonisti di incidenti. Dall'impegno del settore vitivinicolo europeo, nella sua globalità, è nato un innovativo programma a favore del bere moderato e consapevole: ”Wine in moderation. Art de vivre”, già a vari livelli di applicazione in Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e Germania. E proprio a 'Wine in moderation”, è dedicata l'edizione 2009 di «Enotria», l'annuario dell'Unione Italiana Vini che con Federvini è stato tra i primi ad aderire al progetto europeo voluto, contro l'avanzata proibizionista, dal Comitato Europeo delle Imprese Vitivinicole (Ceev), da quello degli Agricoltori e delle Cooperative europee (Copa e Cogeca). Nella foto, da sinistra, Andrea Sartori e Josè Fernandez dalla Confederazione Europea dei Viticoltori Indipendenti.
L'annuale quaderno della vite e del vino è stato presentato dal presidente Andrea Sartori, insieme al segretario generale Ceev, Josè Ramon Fernandez, a Enrico Drei Donà, presidente dell'Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) ad esperti, medici, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e con la brillante presenza dei mattatori di Decanter, Fede e Tinto.
Contro l' incalzante armata dei paladini del no-alcol serve - è stato ribadito da tutti- informazione ed educazione ad un corretto consumo del vino di qualità, esaltandone nello stesso tempo le specificità di tradizione, cultura e convivialità. Il progetto europeo in tal senso è definito, operativo e condiviso. Molto potranno i materiali di comunicazione diffusi in sei lingue, ma serviranno soprattutto azioni di coordinamento per la costruzione di una società più responsabile e attenta agli stili di vita individuali, in un mondo di eccessi.
Dovrebbe essere proprio l'Italia, paese della cultura del vino - ha auspicato Fernandez - ad assumere la leadership del programma. « Il nostro compito in questo momento ha detto Sartori - è di convincere il resto della filiera e soprattutto le istituzioni a parteciparvi, a contribuire non solo in termini culturali ma anche finanziari perché sostanzialmente è un progetto di comunicazione che, come sappiamo, è molto costosa. Se le istituzioni ci appoggeranno, così come le altre associazioni di filiera, sono certo che la leadership verrà. I consumatori italiani capiranno e ci seguiranno. Abbiamo la fama di indisciplinati, ma quando anche nel resto d'Europa si cominciò a parlare del divieto di fumare nei locali gli italiani sono stati corretti e hanno adottato un comportanento diverso. Sono molto fiducioso che su questo tema, e in particolare sulla guida nello stato di sicurezza, ci sarà un ottima risposta e ci adegueremo come accade nel resto d'Europa».
Il vino fa bene, ma il suo abuso, come quello di altri alimenti, è dannoso. è lo stile di vita a regolare il nostro orologio esistenziale perché l'equilibrio nel consumo è il solo modo di trasformare l'uso di sostanze piacevoli al corpo e allo spirito in virtuose abitudini. Eppure il vino è da tempo sotto accusa nel suo valore alcolico per l'incidenza che nella vita sociale, nei comportamenti e nelle patologie, la sua utilizzazione smodata produce, spesso tra i giovani in cerca di sballo e protagonisti di incidenti. Dall'impegno del settore vitivinicolo europeo, nella sua globalità, è nato un innovativo programma a favore del bere moderato e consapevole: ”Wine in moderation. Art de vivre”, già a vari livelli di applicazione in Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e Germania. E proprio a 'Wine in moderation”, è dedicata l'edizione 2009 di «Enotria», l'annuario dell'Unione Italiana Vini che con Federvini è stato tra i primi ad aderire al progetto europeo voluto, contro l'avanzata proibizionista, dal Comitato Europeo delle Imprese Vitivinicole (Ceev), da quello degli Agricoltori e delle Cooperative europee (Copa e Cogeca). Nella foto, da sinistra, Andrea Sartori e Josè Fernandez dalla Confederazione Europea dei Viticoltori Indipendenti.
L'annuale quaderno della vite e del vino è stato presentato dal presidente Andrea Sartori, insieme al segretario generale Ceev, Josè Ramon Fernandez, a Enrico Drei Donà, presidente dell'Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) ad esperti, medici, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e con la brillante presenza dei mattatori di Decanter, Fede e Tinto.Contro l' incalzante armata dei paladini del no-alcol serve - è stato ribadito da tutti- informazione ed educazione ad un corretto consumo del vino di qualità, esaltandone nello stesso tempo le specificità di tradizione, cultura e convivialità. Il progetto europeo in tal senso è definito, operativo e condiviso. Molto potranno i materiali di comunicazione diffusi in sei lingue, ma serviranno soprattutto azioni di coordinamento per la costruzione di una società più responsabile e attenta agli stili di vita individuali, in un mondo di eccessi.
Dovrebbe essere proprio l'Italia, paese della cultura del vino - ha auspicato Fernandez - ad assumere la leadership del programma. « Il nostro compito in questo momento ha detto Sartori - è di convincere il resto della filiera e soprattutto le istituzioni a parteciparvi, a contribuire non solo in termini culturali ma anche finanziari perché sostanzialmente è un progetto di comunicazione che, come sappiamo, è molto costosa. Se le istituzioni ci appoggeranno, così come le altre associazioni di filiera, sono certo che la leadership verrà. I consumatori italiani capiranno e ci seguiranno. Abbiamo la fama di indisciplinati, ma quando anche nel resto d'Europa si cominciò a parlare del divieto di fumare nei locali gli italiani sono stati corretti e hanno adottato un comportanento diverso. Sono molto fiducioso che su questo tema, e in particolare sulla guida nello stato di sicurezza, ci sarà un ottima risposta e ci adegueremo come accade nel resto d'Europa».

