Troppi rituali attorno al vino I consumatori: meglio la semplicità
Troppa ritualità intorno al mondo de vino. Secondo i consumatori occorre recupare il vero piacere del consumo del nettare di Bacco. Troppi oggetti diventati culto, dai cavatappi ai bicchieri. Comportamenti dei sommelier ai limiti dello spettacolo. Perfino il luogo può alterare la degustazione
Troppa ritualità intorno al vino: la pensa così un numero sempre maggiore di appassionati, che negli ultimi anni hanno visto crescere a dismisura il mondo di gesti, oggetti, luoghi e comportamenti legati all'atto del degustare, che, se al loro primo apparire, grazie alla spettacolarizzazione mediatica, potevano suscitare curiosità, adesso rischiano di rappresentare piuttosto una sorta di ostacolo ad un rapporto più semplice e immediato con il vino. Si parlerà anche di questo a Vinitaly, a Verona dal 2 al 6 aprile, fiera internazionale dell'enologia.
Oggi i momenti rituali legati al vino vedono nel momento dell'apertura della bottiglia e del suo servizio la massima espressione: l'enoappassionato si è visto nascere intorno una vera e propria giungla di oggettistica, dove si incontrano dalla più semplice candela per controllare il vino che dalla bottiglia lentamente si avvia nel decanter, naturalmente proposto nella più svariate forme per garantire una ideale areazione al prezioso nettare, ai cavatappi progettati con un sistemi degni dell'ingegneristica spaziale, ai bicchieri dal formato più vario adatti ai vini di Borgogna, di Bordeaux, al Barolo, al Brunello, allo Champagne e così via. In realtà basterebbe un ottimo cavatappi dalla solida punta d'acciaio (tutti i maggiori produttori ne hanno uno in catalogo) e un bicchiere universale (anche in questo caso tutti i marchi più importanti ne hanno uno in catalogo), per garantire una degustazione ottimale.
Dall'oggettistica al luogo: sempre più spesso l'enoappassionato è costretto a fare i conti con il proprio salotto, o meglio con la luce che entra nel proprio salotto, perché secondo gli esperti la stanza in cui si compie il rito della degustazione deve possedere precisi requisiti di luminosità, una temperatura costante e, evidentemente, una assoluta asetticità dell'ambiente. Tutti requisiti naturalmente giusti, ma che sono destinati più a respingere che a invogliare gli enoappassionati, specialmente se neofiti.
Infine, i comportamenti. Qui è inevitabile ripensare alla celeberrima e trascinante parodia del sommelier del comico Antonio Albanese, che rischia di perdere il suo contenuto satirico per assumerne uno drammaticamente reale, svelando per intero i tic e gli atteggiamenti dei "sacerdoti" del rituale del vino. Oggi capita spesso che si esibiscano in degustazioni-spettacolo trasformandosi in veri e propri istrioni che, invece, di semplificare e rendere più attraente il rito, lo collocano in una dimensione inutilmente iniziatica, a partire dall'uso di un linguaggio pesantemente tecnico e per lo più incomprensibile. Una ulteriore consuetudine destinata ad allontanare molti potenziali appassionati dal mondo del vino.
Fonte: Agi

