Cala la Francia. Cresce l'Italia. Ma la Spagna non sta a guardare. Anche la se la crisi picchia pure sulla penisola iberica, almeno per quanto riguarda il vino il 2008 si è chiuso con un forte rialzo, l'ennesimo. Madrid non si nasconde l'obiettivo di raggiungere a breve l'Italia ormai breve distanza

Ancora un anno al rialzo, ancora un record. Come scrive "Focuswine", per la Spagna il 2008 è stato buono sul fronte export, e per la prima volta l'Italia dovrebbe cominciare seriamente a guardarsi le spalle. Con i 16,9 milioni di ettolitri esportati, gli spagnoli sono a soli 920.000 ettolitri dai risultati italiani (17,8 milioni di ettolitri). Decisamente poco considerando che l'IItalia è calata  del 7%, mentre la Spagna è cresciuta dell'8,5% rispetto al 2007. Per i valori, sebbene in robusta crescita (+8%), il miliardo e 990 milioni di euro di Madrid sono ancora lontani dal valore del nostro vino sui mercati internazionali (-1,5 miliardi), considerando che il prezzo medio di un litro di vino spagnolo venduto all'estero si situa a 1,20 euro (-0,5%), contro i 2 euro italiani. Più o meno lo stesso rapporto che in verità c'è fra noi e i francesi...

 
Ed è proprio quella del prezzo una delle leve su cui continuano a giocare i vini spagnoli, anche in piazze strategiche per i nostri vini e questo senza essere stati costretti ad abbassare in maniera traumatica, ma anzi ritoccando i listini al rialzo nella maggior parte dei casi, e anche in modo consistente per alcune tipologie di vino. Nella composizione percentuale dell'export spagnolo lo sfuso rappresenta  il 52% di tutto il volume inviato all'estero, di cui il 48% è da tavola e il 4,5% Doc, per un prezzo medio di 38 centesimi/litro per i primi (+11%) e di 53 per quelli a denominazione (+4%). Vini che nonostante gli aumenti - ricorda semrpe Focuswine - risultano straconcorrenziali e che hanno rimpiazzato i nostri sul mercato francese (dove noi abbiamo perso il 35%), il quale oggi rappresenta il 34% di tutto l'export spagnolo dello sfuso da tavola, venduto a 35 centesimi il litro. Ma poi Russia e Portogallo (14% di quota ciascuno e prezzo di 37 cents), Germania (11% e 36 centesimi) e al quinto posto la stessa Italia, che assorbe mezzo milione di ettolitri a un prezzo medio di 38 centesimi.


Allargando lo sguardo al confezionato, i vini pregiati a denominazione, che detengono una quota a volume del 17% e del 44% a valore, sono pressoché fermi come performance (-1%), così come a valori (+0,2%), mentre è il segmento di fascia più bassa, quello da tavola, a segnare i migliori bilanci: +17% a volume e +11% a valore, per una quota di mercato del 17% a volume e dell'11% in valore. Qui però il ritocco al ribasso dei listini è stato provvidenziale: -5% in totale, ma dovuto solo ai rossi (-8% a 72 centesimi), mentre i bianchi si sono situati a 0,85 euro (+8%).


Per le altre tipologie, è stato un anno positivo per gli spumanti, cresciuti del 22% a volume e del 20% a valore, con primo mercato di destinazione la Germania, mentre l'Italia è al sesto posto. Ottime le performance dei frizzanti (oltre il +30% in volume e valore), mentre i liquorosi, abbassando il prezzo medio del 17%, riescono a portare a casa una performance positiva in volume (+11%), ma perdendo l'8% a valore.


Per quanto riguarda i mercati, crescono in  volume Francia (+18%), Germania (+2%), Portogallo e Italia (+28%), Svizzera e Belgio (+9%), mentre sono in calo UK (-1%), Russia (-14%) e Usa (-8%).