Grandi marchi del vino: la qualità batte la crisi
Roma - Prosegue il trend positivo di vendite all'estero del vino italiano di fascia alta nonostante la non brillante situazione economica mondiale. è quanto emerso dall'incontro promosso a Roma dall'Istituto del vino italiano di qualità Grandi Marchi con la Stampa estera sul tema: «L'export premia la qualità. La strategia delle grandi firme del vino». Il presidente Piero Antinori e i rappresentanti delle 17 aziende associate, tutte icone dell'enologia italiana, hanno tracciato un bilancio positivo dei 5 anni insieme dovuto al valore delle loro etichette e sostenuto dalle azioni promozionali comuni, spesso riconosciute meritevoli di sostegno da parte dell'Unione Europea.
Dura infatti dal 2004 la sinergia tra le grandi aziende presenti in 11 regioni,dal Piemonte alla Sicilia. Si chiamano Chiarlo, Pio Cesare, Ca' del Bosco, Carpenè Malvolti, Masi, Alois Lageder, Jermann, Marchesi Antinori, Ambrogio e Giovanni Folonari, Tenuta San Guido, Umani Ronchi, Lungarotti, Mastroberardino, Rivera, Donnafugata e Tasca d'Almerita. «Competiamo nello stesso settore – ha detto Antinori - ma con grande rispetto l'uno per l'altro e condividiamo gli stessi obiettivi: migliorare la qualità e cercare di affermare nel mondo non solo quella delle nostre singole aziende ma l'immagine di tutto il vino italiano di qualità. In questi anni abbiamo svolto azioni promozionali in vari paesi del mondo e anche iniziative di formazione in quelli emergenti. L'Italia tutta, al nord come al sud, ha vini straordinari, e il consumatore vuole sapere cosa c'è dietro una bottiglia, conoscere la personalità di chi la produce, il territorio dove nasce, la sua storia e le sue opere d'arte. L'immagine del vino italiano, che ha anche beneficiato del generale innalzamento del made in Italy avvenuto negli ultimi anni, è ben solida. Non risultano contrazioni di consumo nei tradizionali paesi dell'export, come Usa e Germania, e anche le esportazioni verso Olanda, Scandinavia, Russia e Canada hanno mostrato un moderato ma costante trend positivo. è cambiato però l'atteggiamento del consumatore, più attento al buon rapporto qualità prezzo dei vini provenienti ormai dalle più diverse aree del mondo».
A fare la differenza sono comunque la qualità e la specificità territoriale. Il gioco di squadra delle 17 aziende consorziate nell'Istituto ha permesso al loro fatturato di crescere notevolmente anche nei paesi nuovi, mercati di grande potenziale, come Brasile,Messico e Asia, posizionandosi su fasce alte di mercato. La ricetta anti crisi è chiaramente indicata da Antinori: «La congiuntura negativa va gestita con determinazione, aumentando gli incontri con i Paesi-destinazione e facendo squadra tra produttori, istituti di credito e istituzioni come l'Unione Europea. Prima ancora di vendere è necessario informare, comunicare correttamente la qualità espressa dal nostro prodotto che è il vero punto di forza. Per questo nei prossimi mesi intensificheremo le occasioni di incontro investendo 1 milione di euro».
Va in questa direzione il programma triennale finanziato dall'Ue - che vede L'Istituto Grandi Marchi a fianco dell'Unione Italiana Seminativi, dell'Istituto di Valorizzazione dell'Olio di Oliva e del Consorzio di tutela del Provolone Valpadana - rivolto a favorire la penetrazione commerciale, la conoscenza e percezione dei prodotti di qualità in Canada, Russia e India. Un vettore importante è il web. Da oggi è on line il nuovo sito dell'Istituto: www.istitutograndimarchi.it, con una sorta di comunity tra le aziende e i mercati di tutto il mondo. Oltre alle informazioni in tempo reale sulle singole aziende è navigabile anche l'aera Club Grandi Marchi , sezione riservata accessibile su registrazione e dedicata al business, al contatto diretto tra Istituto, brand e operatori internazionali. I nuovi orientamenti dei consumatori saranno al centro di una ricerca che sarà presentata ad aprile al Vinitaly.
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