Il Brachetto d'Acqui cerca più spazio nel mercato dei "dolci" italiani
Rilanciare il Brachetto Docg sul mercato italiano e non solo. Con il nuovo anno tra i progetti del Consorzio di tutela c'è infatti il rilancio sul mercato nazionale. Alla luce di una recente ricerca è emerso che, nonostante la sua lunga storia, il Brachetto è scarsamente conosciuto nel nostro Paese ed è comunque più noto nelle regioni del centro-sud che al nord e anche nello stesso Piemonte. Molti sono i ristoranti che lo hanno inserito nella Carta dei vini ma è lo spumante di riferimento solo nella misura del 5,8% e la risposta è che, in genere, 'i clienti lo chiedono poco”.
«Occorre forzare quindi la situazione e ricostruire - spiega il presidente del Consorzio di tutela Vini d'Acqui Paolo Ricagno (nella foto) - l'immagine di questo 'rosso dolce”. La ricerca di mercato presentata in questi giorni ha permesso di comprendere meglio i gusti dei consumatori e tenendo conto di questi elementi verranno studiate le campagne promozionali a partire dallo stesso territorio di produzione dove ristoranti, bar e winebar non dovrebbero solo averlo in carta - come adesso - ma anche offrirlo in degustazione. Con l'obiettivo di aumentare nei prossimi anni la produzione fino a 11 milioni di bottiglie. Naturalmente servono investimenti e il Consorzio ha fatto appello agli enti pubblici e, in particolare, alla Regione».
Un vino da una lunga storia
Il Brachetto Docg è un vino antichissimo già conosciuto ai tempi dei romani. Leggende e tradizioni ne accompagnarono il suo successo durante tutta la storia dell'Urbe. Si racconta che prima Cesare e poi Marcantonio ne fecero dono anche alla regina Cleopatra e di qui deriverebbe la definizione del Brachetto come 'Vino delle donne”. Seguì un lungo oblio durato secoli fino a quando qualche decennio fa quando è iniziata la riscoperta. Oggi il Brachetto è, insieme all'Asti e al moscato bianco di Canelli, uno dei tre vini dolci italiani Docg a bassa gradazione, coloro rosso ciliegia, frizzante e di ottimo aroma.
I viticoltori prestano molta attenzione alla qualità e già nel vigneto la quantità raccolta per ettaro, in base agli ultimi accordi interprofessionali, è sotto i 50 quintali. Ha origine nei vigneti situati nell'alto Monferrato e in parte dell'astigiano, zone rinomate anche per una gastronomia di tutto riguardo. Per tradizione questo vino dolce viene bevuto in occasione delle grandi feste da solo per un brindisi o per accompagnare i dolci o i dessert ma da alcuni anni la tendenza è quello di destagionalizzarlo, ossia proporlo in abbinamento anche a salumi e formaggi o per preparare long drinks o gelati. Anche all'estero ha avuto positivi riscontri. Gli americani, ad esempio, sono rimasti suggestionati dal colore e dal dolce allo stesso tempo. Qualche buon successo è stato raccolto in Cina e in alcuni paesi europei. Le tendenze del mercato continuano ad indicare una forte richiesta di spumanti, particolare quelli secchi. Di Brachetto oggi se ne producono circa 6 milioni di bottiglie in parte spumante e in parte tapo raso.
«Occorre forzare quindi la situazione e ricostruire - spiega il presidente del Consorzio di tutela Vini d'Acqui Paolo Ricagno (nella foto) - l'immagine di questo 'rosso dolce”. La ricerca di mercato presentata in questi giorni ha permesso di comprendere meglio i gusti dei consumatori e tenendo conto di questi elementi verranno studiate le campagne promozionali a partire dallo stesso territorio di produzione dove ristoranti, bar e winebar non dovrebbero solo averlo in carta - come adesso - ma anche offrirlo in degustazione. Con l'obiettivo di aumentare nei prossimi anni la produzione fino a 11 milioni di bottiglie. Naturalmente servono investimenti e il Consorzio ha fatto appello agli enti pubblici e, in particolare, alla Regione».Un vino da una lunga storia
Il Brachetto Docg è un vino antichissimo già conosciuto ai tempi dei romani. Leggende e tradizioni ne accompagnarono il suo successo durante tutta la storia dell'Urbe. Si racconta che prima Cesare e poi Marcantonio ne fecero dono anche alla regina Cleopatra e di qui deriverebbe la definizione del Brachetto come 'Vino delle donne”. Seguì un lungo oblio durato secoli fino a quando qualche decennio fa quando è iniziata la riscoperta. Oggi il Brachetto è, insieme all'Asti e al moscato bianco di Canelli, uno dei tre vini dolci italiani Docg a bassa gradazione, coloro rosso ciliegia, frizzante e di ottimo aroma.
I viticoltori prestano molta attenzione alla qualità e già nel vigneto la quantità raccolta per ettaro, in base agli ultimi accordi interprofessionali, è sotto i 50 quintali. Ha origine nei vigneti situati nell'alto Monferrato e in parte dell'astigiano, zone rinomate anche per una gastronomia di tutto riguardo. Per tradizione questo vino dolce viene bevuto in occasione delle grandi feste da solo per un brindisi o per accompagnare i dolci o i dessert ma da alcuni anni la tendenza è quello di destagionalizzarlo, ossia proporlo in abbinamento anche a salumi e formaggi o per preparare long drinks o gelati. Anche all'estero ha avuto positivi riscontri. Gli americani, ad esempio, sono rimasti suggestionati dal colore e dal dolce allo stesso tempo. Qualche buon successo è stato raccolto in Cina e in alcuni paesi europei. Le tendenze del mercato continuano ad indicare una forte richiesta di spumanti, particolare quelli secchi. Di Brachetto oggi se ne producono circa 6 milioni di bottiglie in parte spumante e in parte tapo raso.

