Giù le mani dai vini autenticiI dubbi sull’Ocm dei vignaioli indipendenti
In tempi in cui continuano a susseguirsi scandali nel mondo agroalimentare c'è chi ancora mette in primo piano la qualità e la salubrità di ciò che produce, con l'obbiettivo di garantire al consumatore le tipicità della propria produzione. Paolo Ghislandi (nella foto) titolare dell'azienda Cascina i Carpini di Pozzol Groppo (Al), è uno dei soci fondatori della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi) che fa dello slogan 'In vignaiolo veritas” la sua ragione di essere.

La Federazione è infatti nata per difendere e valorizzare la figura del vigneron, il viticoltore che segue di persona l'intero ciclo produttivo, e per promuovere l'autenticità dei vini italiani. «Ho aderito alla Fivi - spiega Ghislandi - perché ritengo importante valorizzare una professione di estrazione contadina che porta con sé la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, l'economia per la famiglia e la salute per il consumatore, quest'ultimo garantito sulla qualità del prodotto che nasce da mani esperte e da uve sane».
Cosa vuol dire oggi fare vino?
Fare vino è innanzitutto un'arte con le sue regole che devono essere applicate nel pieno rispetto della natura. Mi riferisco al rispetto della vocazione di un territorio, per far sì che il vino esprima appieno le proprie potenzialità naturali determinate dal legame con quel terroir. Nella prassi tutto ciò è supportato da operazioni tecniche rigorose: selezione in loco dei grappoli, vendemmia manuale alle prime ore dell'alba, a uva fredda, per favorire la permanenza di profumi e polifenoli.
Così però il mercato non passa in secondo piano?
Dipende dalle ambizioni che uno si crea. Il vigneron è sempre e comunque un imprenditore come gli altri ma nella sua ottica non c'è solo il business. L'obbiettivo è la salvaguardia del territorio in cui opera e la sua valorizzazione autoctona. Fare ed essere vigneron è una filosofia di vita: si interviene in aree rurali in stato di abbandono, dove la vite era scomparsa, per ripristinarne la coltivazione.
è chiaro che l'industria e il commercio hanno interesse a sganciarsi dalle origini, dal territorio, per poter comprare le materie prime in un posto o nell'altro, secondo la convenienza del momento. Ma il vino in Europa non è una materia prima: è un prodotto agricolo, legato al territorio d'origine. Per questo ci sembra incomprensibile e scorretto che un mosto nato in un Paese possa essere imbottigliato in un altro (naturalmente dove il costo del lavoro è più alto) e possa comparire in etichetta come prodotto del Paese di imbottigliamento senza indicazione di quello dell'origine. Questo è ingannevole verso il consumatore ed è concorrenza sleale verso i vignaioli del Paese importatore.
C'è quindi differenza tra il vigneron indipendente e un grande produttore...
Eccome. Il vino è soprattutto espressione del territorio. Impiantare, come fanno certe grosse aziende, vitigni in territori non di loro origine porta a vini 'costruiti” che poco hanno a che vedere con la zona di produzione. La logica industriale impone poi produzioni in grandi quantità e tecniche di vinificazione che negli anni hanno portato a una standardizzazione del gusto del vino.
Per questo la Federazione si è schierata contro la recente proposta europea di eliminare il sistema esistente Vqprd (Doc, Docg e Igt), con l'intenzione di farlo confluire nel sistema delle Dop e delle Igp e privilegiare il luogo di lavorazione e imbottigliamento a scapito del luogo di origine della materia prima. Un sistema che tende a equiparare il vino ai prodotti alimentari industriali, facendogli perdere il suo requisito fondamentale di identità del territorio di origine. Esattamente il contrario della filosofia del vignaiolo indipendente.
E come è possibile distinguersi sul mercato allora?
Il vigneron deve restare sul territorio, conservare i terroir, difendere il paesaggio. Il vignaiolo non utilizza nessun procedimento industriale ma solo la sua testa. Poi, la scelta di produzioni contenute per garantire un'alta qualità. Vinificare in autonomia le proprie uve e presentarsi al mercato in modo indipendente è il nostro obiettivo. L'abilità artigianale, la capacità di interpretare le tradizioni e l'autenticità, anche con metodi moderni di marketing e comunicazione diversi porta il vigneron a produrre vini di valore che magari non hanno quel riconoscimento sul mercato ma che in un'ottica a lungo termine possono fare la differenza.
Ciò che contraddistingue il vigneron è la sua sensibilità: deve capire quali caratteristiche un vino possiede e creare le condizioni perché esso possa esprimerle al meglio, decidendo se e quanto a lungo dovrà fare l'affinamento in vasca d'acciaio, in tonneau, in barrique.
Ma il consumatore spesso non ha gli strumenti adeguati…
è vero: il nostro obbiettivo è far comprendere il valore del vino al consumatore che sul mercato si trova una miriade di etichette a ogni prezzo possibile. Vogliamo che il consumatore sia consapevole che il vino debba esprimere la propria indole determinata dal legame con il territorio in cui nasce, senza farsi tentare dalle mode e dalla omologazione del gusto imposte dal mercato, ma gustando un prodotto che sappia allenare il palato a ritrovare sapori perduti.
E come si può arrivare a questo?
Con la Federazione puntiamo proprio sull'obbligo di etichette intelligenti che informino il consumatore. Oggi serve più chiarezza sulle bottiglie. L'Ocm vino per esempio vieta di segnalare i metodi di vinificazione: non è giusto perché il consumatore ha il diritto di sapere cosa consuma e noi produttori abbiamo il dovere di informare. Per questo siamo per la definizione di una politica forte di comunicazione. Il consumatore va informato costantemente, puntando molto sui punti di forza del vino italiano nel mondo: diversità, tipicità e forte legame con il territorio.
E come avere più voce in capitolo, soprattutto in campo europeo?
Uno dei primi obiettivi dei vignaioli indipendenti sarà entrare nella Confédération Européenne des Vignerons Indépendants (Cevi), così da creare a livello continentale un'importante rete di piccoli e medi produttori capace di incidere fortemente sulle politiche di settore, a partire appunto dal recepimento a livello nazionale della nuova Ocm.
Sono tanti i punti in comune con la Cevi: dal rifiuto della nuova politica di etichettatura tesa a semplificare il sistema Vqprd per creare un'unica Dop Italia, alla richiesta di inserire in controetichetta i valori nutrizionali del vino. Siamo uniti e decisi a far sentire la nostra voce perché finora abbiamo avuto poca rappresentanza istituzionale.
Marco Offredi

