Concluso a Bassano DolceVi Successo per i “dolci” italiani
A Bassano del Grappa (Vi) si è concluso “DolceVi”, l'evento biennale dedicato ai vini dolci. Più di cento i vini messi in mostra e degustazione nelle accoglienti sale di palazzo Bonaguro, in rappresentanza della produzione dolce di otto regioni italiane. Presenti 30 cantine vicentine
BASSANO DEL GRAPPA (VI) - Da qualche tempo si moltiplicano in Italia le rassegne enologiche dedicate ai vini dolci. L'ultima in ordine di tempo si è svolta a Bassano del Grappa: 'DolceVi”, iniziativa voluta e sostenuta in particolare dal Consorzio vini vicentini e dalla Camera di commercio di Vicenza. Più di cento i vini messi in mostra e degustazione nelle accoglienti sale di palazzo Bonaguro, in rappresentanza della produzione dolce di otto regioni italiane.Un settore - questo dei vini dolci - che in Italia ha ancora margini di crescita, nel quale i produttori devono credere di più e, uniti, pubblicizzare meglio questa tipologia di vino che fin dall'antichità è sempre stato sinonimo di 'accoglienza”. Questa la sintesi di un convegno coordinato dal giornalista Fabio Piccoli (il secondo a destra) e al quale hanno partecipato come relatori Fausto Maculan (il secondo a sinistra), il 're” del Torcolato di Breganze, Dino Marchi (a sinistra) presidente dell'Ais-Associazione sommeliers del Veneto e l'assessore al Turismo e attività economiche di Bassano del Grappa, Alessandro Fabris (a destra nella foto).
Con ogni probabilità il vino nel mondo è nato 'dolce”, perché il miele prima e lo zucchero poi erano aggiunti alla spremitura come ottimo conservante. Oggi il vino dolce può essere, anche per l'Italia, un ottimo biglietto da visita per presentare i propri territori. Se ne fa ancora poco e alcune produzioni corrono anche il rischio di estinzione. Un peccato, perché il vino dolce fa bere meno ma in modo intenso e ricco di sfumature.
«Bisogna crederci – ha ribadito Fausto Maculan, che nel suo Breganze, anno dopo anno, ha trovato molteplici motivazioni positive – e unirsi nello sforzo di promozione. I vini dolci si vendono ancora poco, ma valgono tanto, perché produrli è una sfida continua con la natura».

«Sono zuccheri nobili – gli ha fatto eco Dino Marchi – e van bene da soli a tutte le ore, ma anche come aperitivo, sugli antipasti a base di fegati, sui formaggi – ma attenzione agli erborinati – e sui dolci. Non ci proverei nemmeno ad abbinarli ai primi piatti e ai secondi piatti tradizionali. Bisogna sì cercare nuove strade di consumo ma senza esagerare e con il coraggio di tornare indietro se ci si accorge di avere sbagliato abbinamento».
Una nuova via di consumo l'ha trovata Maculan insieme al noto pasticciere vicentino Dario Loison. Hanno inventato il panettone al Torcolato, provando e riprovando, sino a che hanno trovato che i chicchi di uva passa messi a macero nel Torcolato, si gonfiavano e poi, messi nell'impasto, rilasciavano in modo omogeneo a tutto il panettone gli aromi del vino. Un successo internazionale.
Un altro modo di valorizzare un vino dolce l'ha trovato un panificatore di Sorio di Gambellara, Federico Rossi, che ha reinventato un dolce tipico locale, detto 'brasadelo”, usando nell'impasto anche del vino Recioto. Naturalmente il dolce andrà consumato in abbinamento con il vino Recioto o il Vin Santo di Gambellara. Ecco che l'abilità e l'intraprendenza hanno messo a punto un dolce tipico che sta entrando nella tradizione locale e che i turisti richiedono.A DolceVi erano presenti una trentina di cantine vicentine, espressione delle sei Doc del territorio: Arcole, Breganze, Colli Berici, Gambellara, Lessini Durello e Vicenza. è stata una importante opportunità per conoscere ed apprezzare, oltre ai vini di mezza Italia, il mondo dei vini dolci vicentini. Si tratta di vini prodotti da secoli con uve a bacca bianca: Garganega, Durella e Vespaiola, vitigni autoctoni, espressione della ricchezza di tradizioni e di storia della viticoltura vicentina.
Organizzata da Slow Food abbiamo partecipato alla degustazione di otto Vin Santo: due toscani (blend di uve Trebbiano, Malvasia, Canaiolo e Sangiovese), due trentini (dove il termine esatto è Vino Santo, prodotto con uva Nosiola al cento per cento) e quattro di Gambellara, dove l'uva principe è la Garganega. Molteplici gli abbinamenti con pasticceria e formaggi, non generalizzando, ma studiando le varie sfumature caso per caso, con la pignoleria che mette Slow Food nelle sue iniziative.
Nella foto da destra: Alessandro Fabris, Fabio Piccoli, Fausto Maculan e Dino Marchi
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