Ferrari Riserva Lunelli. Bollicine per la grande ristorazione
Un nuovo, grande millesimato, per la prima volta con il nome della famiglia Lunelli, è stato tenuto a battesimo a Milano da Andrea Berton, Carlo Cracco, Aimo Moroni e Claudio Sadler. Prodotto con sole uve Chardonnay rinnova la tradizione di una prima fermentazione in botti di rovere
A tenere a battesimo le nuove bollicine che segnano un salto di qualità assoluto (fosse solo per avere abbinato il nome di famiglia al marchio storico e per aver ripristinato l'abitudine della fermentazione in
legno), oltre naturalmente alla famiglia Lunelli, quattro grandi cuochi milanesi che, ognuno con il suo piatto, ne hanno dimostrato e sottolineato la straordinaria versatilità. Fantastico l'abbinamento con il risotto allo zafferano sardo di Aimo Morfoni, molto giocato sulla valorizzazione dell'acidità (peraltro bassa) il dolce di Claudio Sadler, attento agli equilibri con lo spumante i gamberi crudi cotti di Andrea Berton e ardita la proposta di selvaggina in crosta di Carlo Cracco. Figlio di una vendemmia storica, quella del 2002, che segna il centenario di fondazione della casa (vendemmia da cui è nato anche il celebratisismo Giulio Ferrari Riserva del fodnatore), il Ferrari Riserva Lunelli (prodotto per ora in 24mila bottiglie) fa rivivere la tradizione che vedeva Bruno Lunelli, il capostipite,
affidare la prima fermentazione a grandi botti di rovere che faceva realizzare appositamente in Austria.Un'esperienza che si è voluta ripetere, dopo una lunga sperimentazione, a mezzo secolo di distanza e il cui esito si è svelato in una nuova etichetta di grande fascino, espressione di sole uve Chardonnay coltivate nei vigneti di proprietà che circondano lo splendido complesso cinquecentesco di Villa Margon.
«è un Trentodoc - spiega Matteo Lunelli, alla guida, con i cugini Marcello, Camilla e Alessandro (nella foto a destra) della cantina trentina - in linea con la grande storia del Ferrari e che ben racconta la nostra volontà di innovare nel solco della tradizione. La sua struttura e la sua straordinaria complessità lo rendono ideale per esaltare le creazioni degli chef, per questo abbiamo voluto dedicarlo alla ristorazione italiana d'eccellenza, i cui interpreti sono da sempre nostri grandi ambasciator».

