Il Comitato nazionale vini, il 27 e 28 ottobre, ha approvato le modifiche a cinque disciplinari di denominazioni d'origine che interessano il Piemonte. Le denominazioni interessate sono: Barolo, Barbaresco, Barbera d'Alba, Dolcetto d'Alba, Nebbiolo d'Alba. La più significativa riguarda il Barolo, per il quale sono state normate ben 188 menzioni geografiche, frutto di un accuratissimo lavoro di rilevamento realizzato dal Consorzio sul territorio di pertinenza. Un'operazione che apre finalmente la streada ai Cru e alla valorizzazione del territorio

Per il Barbaresco è stata riconosciuta e aggiunta la menzione 'Ronchi”; per Barbera d'Alba e Dolcetto d'Alba, vi è stato un adeguamento dei disciplinari; per la tipologia Spumante per il Nebbiolo d'Alba, già prevista, è stata distinta nelle due tipologie 'Nebbiolo d'Alba Spumante” (rosso) e 'Nebbiolo d'Alba Spumante Rosè”.

Sull'entrata in vigore della nuova Ocm vino, che prevede a partire da agosto 2009 l'approvazione delle modifiche ai disciplinari in sede comunitaria, era prevista la possibilità per i comitati regionali di proporre modifiche entro il 31 luglio 2009, che potessero rientrare nella precedente normativa (legge 164/92) ovvero essere approvate in sede nazionale. Il Piemonte ha inviato in questo contesto 32 richieste di modifica, tra cui le 5 che hanno ricevuto il via libera in questi giorni.

«Queste prime richieste - spiega l'assessore all'agricoltura Mino Taricco - sono importanti perché sono modifiche in alcuni casi molto attese dal territorio e dal mondo vitivinicolo, soprattutto quelle relative alle nuove menzioni geografiche. Vorrei sottolineare, inoltre, che, sulle tempistiche previste dal Comitato nazionale vini, le nostre richieste sono state esaminate velocemente e confidiamo che nuovi positivi riscontri su altre modifiche arrivino in tempi utili. Contiamo, dunque di riuscire a portare al Piemonte gli adeguamenti e le integrazioni più importanti e più sentite prima che la procedura di approvazione cambi e si faccia più complessa».

 Per quanto riguarda le prospettive del territorio si apprende dal consorzio che la vendemmia 2009 sarà sicuramente ricordata come una buona vendemmia: questa l'affermazione prudente del presidente del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero Claudio Rosso che aggiunge «in cantina avremo presto la verifica se le potenzialità presenti daranno l'ottimo che ci aspettiamo nella fase di invecchiamento. Prosegue la serie storica di autunni favorevoli che dura dal 2002».  Una valutazioen che non sottcace però la crisi del re dei vini italiani, alle prese con un calo delle vendite. «Le proiezioni – ricorda Rosso in unìintervista a Saporid el Piemonte – indicano per quest'anno un -30% rispetto allo scorso anno. Equivale a circa tre milioni di bottiglie vendute in meno rispetto ad una media totale di 11 milioni. Grosso modo un terzo del prodotto. I cali hanno riguardato anche il Barolo base, quello che è venduto a prezzi contenuti, segno che le contrazioni coinvolgono tutto il settore e non solo le produzioni di vertice».

La recessione interessa anche il prezzo delle uve di nebbiolo da Barolo che si è abbassato, e di tanto. «Le quotazioni dei grappoli sono scese ai livelli di tre anni fa, attorno ai 16/17 euro al miriagrammo» precisa Rosso. Una bella doccia fredda per i vignaioli della zona di produzione che nel 2007 e 2008 hanno spuntato prezzi record tra i 26 e i 30 euro. è il risultato di corposi tagli di vendite sui mercati italiano e straniero.

Rosso conferma: «I consumatori tendono a spendere meno e scelgono vini meno cari. Proprio ieri una famosa rivista internazionale di vino mi ha chiesto una degustazione di Barbera e non di Barolo. Segno che anche i lettori enoappassionati stranieri si stanno rivolgendo verso prodotti meno impegnativi. Urgono contromosse». «Certo il Barolo non è un vino quotidiano, ma neppure un vino inavvicinabile – dice Rosso -. Tuttavia – aggiunge – il comparto fino ad ora è stato troppo immobile. Ora c'è la necessità di correre ai ripari. Bisogna trovare, e presto, strategie comuni. Nelle prossime settimane convocherò il comitato tecnico della denominazione Barolo per cominciare ad affrontare i problemi».

Intanto il presidente del Consorzio del Barolo commenta con favore l'ammissione delle oltre 180 nuove menzioni geografiche: «Aiuteranno a specificare ancora di più l'origine del vino contribuendo a sviluppare al cultura dei cru».

I dati della vendemmia

Per quanto riguarda l'andamento della vendemmia ricordiamo che la campagna è iniziata con un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate e un inizio di primavera piovoso che hanno garantito un'ottima riserva idrica nel terreno. Queste riserve sono state di fondamentale importanza nel corso dell'estate scongiurando problemi legati allo stress idrico che poteva verificarsi viste la pressoché nulla piovosità estiva unita al gran caldo specie nella seconda metà di agosto. Nel mese di aprile si sono susseguite diverse giornate di pioggia che, insieme a temperature miti, hanno favorito la comparsa di lievi sintomi di peronospora specie nelle zone di fondovalle e nei vigneti con una vegetazione più rigogliosa. Fortunatamente l'attacco fungino non ha assunto dimensioni tali da pregiudicare l'annata perché il mese di maggio è stato asciutto e ventilato. A questo proposito si è potuto notare che vigneti condotti con una gestione della chioma meno scrupolosa sono stati attaccati maggiormente dalle infezioni fungine.

Lo sviluppo fenologico della vite è iniziato in ritardo ma ha da subito recuperato rispetto alle medie degli ultimi anni determinando quasi ovunque un anticipo della data di raccolta. La vendemmia è iniziata la settimana dopo Ferragosto per la varietà aromatiche a ciclo breve come il Moscato ed il Brachetto e per le uve destinate a base spumante come i Pinot e lo Chardonnay. Per i vitigni a bacca bianca come l'Arneis la raccolta è iniziata circa il 10 settembre è si è protratta grosso modo fino al 20 settembre quando è incominciata la raccolta del Dolcetto e Barbera a cui è seguito il Nebbiolo.

L'anno 2009 sarà ricordato anche per un andamento della maturazione irregolare, determinato più dalle caratteristiche pedoclimatiche che non varietali: ad esempio in alcune zone le uve Barbera hanno raggiunto la maturità prima rispetto a quelle di Dolcetto. Dal punto di vista della maturazione tecnologica è un'annata che si colloca tra il 2003 ed il 2007 con molti zuccheri ed un'acidità che evidenzia bene il processo di maturazione: alla raccolta la quantità di acido malico nelle uve è stata ovunque sotto la media con valori bassi a sottolineare una maturazione completa. Sicuramente da un punto di vista enologico si è trattato di una situazione con buoni potenziali che potrebbe rivelarsi tra le vendemmie migliori degli ultimi anni.

 Per quanto riguarda la maturazione fenolica, ossia lo sviluppo dei pigmenti coloranti (antociani) e delle componenti tanniche, nelle uve atte a produrre vini destinati all'invecchiamento come il Nebbiolo, si sono riscontrati dati paragonabili al 2003. L'andamento del colore è stato chiaro fin dai primi campionamenti i cui dati hanno dimostrato una certa stabilità: ragion per la quale per quest'annata posticipare la data di raccolta non sempre ha migliorato i risultati. Nel complesso si può affermare che, con le adeguate accortezze di cantina, le caratteristiche delle uve si prestano all'invecchiamento.

Una considerazione viene dal tecnico del Consorzio Emanuele Coraglia che dice «il vigneto resta fondamentale, infatti laddove la scelta dell'impianto e la conduzione si sono dimostrate corrette il prodotto ottenuto è stato di qualità superiore. A sostegno di tale affermazione ci sono dati analitici che testimoniano che con gestioni del vigneto appropriate e tempestive, adattate all'annata hanno consentito una produzione qualitativamente migliore sottolineando ed aumentando il divario con chi pianifica la conduzione senza considerare le influenze del clima e dello sviluppo della pianta».

Conclude il presidente: «Le aziende dispongono di vini di grande livello poco premiati dalla situazione di incertezza commerciale che potrebbe ancora protrarsi ma si tratta anche di una garanzia per essere pronti ad agganciare la ripresa che - pur nel complesso sistema globalizzato-potrà venire per chi mantiene fermo l'obiettivo della qualità e della tipicità».

 

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