Come comunicano le cantine L'unicità può essere valore aggiunto?
«L’espressione del talento. Come trasformare, attraverso la marca, l’unicità di una cantina in un valore per il mercato?» A questa domanda ha risposto il workshop, presso la sede della RobilantAssociati di Milano, con approfondimenti sui percorsi creativi e le tecniche di produzione dei vini
«L'espressione del talento. Come trasformare, attraverso la "marca", l'unicità di una cantina in un valore per il mercato?» A questa domanda ha risposto il workshop, presso la sede della RobilantAssociati di Milano, con approfondimenti sui percorsi creativi e le tecniche di produzione dei vini. Relatori Maurizio Di Robilant (nella foto a destra), presidente della omonima società di consulenza alle imprese e da 25 anni nel mondo del vino, Susi Pozzi (nella foto in basso) del Gruppo Italiano Vini, Elisabetta Frigerio e Alessandra Lombardi della RobilantAssociati. Il presidente ha, innanzitutto, illustrato le potenzialità del Wine Branding e perché oggi è sempre più importante anche per le aziende vitivinicole prendersi cura della "marca". Il talento di una impresa - ha sottolineato - è l'insieme dei valori, tangibili e intangibili, che la rendono unica e diversa da ogni altra. Esso si alimenta di territorio, storia, tradizione, cultura, uomini e saper fare irrepetibili che, adeguatamente valorizzati, contengono già al loro interno i semi per uno sviluppo sostenibile dell'impresa stessa.
La marketing manager del Giv - un gruppo con 1.250 ettari di vigneti, 14 cantine e 18 marchi ben noti in tutto il mondo - ha esposto il caso del Castello Monaci del Salento, un successo dimostrato anche dai numeri. I vini del Castello (canale Ho.re.ca.) dalle 124.000 bottiglie del 2002 sono passati alle 802.000 del 2009, quelli del Feudo Monaci, (canale Gdo) dalle 361.000 del 2001 al milione 459.000 di quest'anno con un fatturato più che quadruplicato. Con il 47% di vendita in Italia l'export ha segnato considerevoli aumenti nei Paesi Scandinavi, Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Giappone.
Da patria del barocco e della taranta il tacco dello Stivale, stretto dal mari Ionio e Adriatico, ha saputo produrre sei vini d'autore e di eccellenza: i rossi Negroamaro Salento, Primitivo, Salice Salentino e Coribante, il bianco Carusa Te Oru e il rosato Rosa Carusa.Susi Pozzi ha anche ricordato che nel 1998 il Gruppo Italiano Vini ha dato vita al progetto Giv Sud prima in Sicilia con la Tenuta Rapitalà di Camporeale (Pa), poi in Puglia con Castello Monaci e, infine, con la Tenuta Terre degli Svevi in Basilicata. L'ultimo investimento del gruppo nel 2008 è stata l'acquisizione del marchio Bolla dalla statunitense Brown Forman, la stessa che aveva ceduto al Giv la storica cantina di Pedemonte.
Il presidente della RobilantAssociati non ha mancato, nelle conclusioni, di definire gli scenari e i possibili sviluppi di una cultura del bere responsabile e di elencare alcuni dei prossimi clienti, alcuni dei quali già presenti, della sua società di consulenza. A partire dal Gruppo Coltiva all'azienda agricola Borgoluce, dalle Distillerie Segnana alla Francoli di Ghemme, da Prima Luna del Giv a Jacob's Creek della Sparkling Low Alcohol.


