Che i nostri personaggi istituzionali o dello spettacolo facciano sempre e di tutto per denigrare i prodotti italiani, magari in forma indiretta, come il dott. Del Noce che brinda al nuovo anno con lo Champagne, purtroppo non è cosa nuova, anzi, è consueta e ripetuta. Che le automobili dei ministri e dei nostri diplomatici all'Estero siano in maggioranza di marca straniera è pure una piaga, triste, avvilente e purtroppo ben nota. Non sarei, invece così sicura che le notizie date da vari telegiornali, ai quali peraltro dobbiamo credere come portatori di informazioni da tutto il mondo, circa un calo di vendita dello Champagne nel 2008 in Italia e, invece, l'aumento degli Spumanti italiani, siano così fasulle o peregrine. Allora a chi crediamo se non alla tv di Stato?

Al di là di ciò, le storie spumantistiche e le realtà attuali di Francia e Italia sono così diverse che il paragone è comunque fuori luogo. Champagne, nome storico e storia lui stesso che identifica, quasi da solo, una Nazione. Spumanti italiani, già parola al plurale che non può, proprio per questa natura varia, identificare un Paese. Nessuna pretesa di confronto, sarebbe sbagliata e qualunquista: i confronti si fanno ad armi pari, e queste non lo sono.

In quanto ai "prodotti assolutamente anonimi che devono la loro fortuna a prezzi bassissimi", beh, mi sembra un po' forte questa affermazione e, comunque, molto personale. Non credo che il Prosecco sia così "anonimo" se tutto il mondo, fuori dall'Italia, identifica un vino spumante dopo lo Champagne come "Prosecco"… ed il suo prezzo, "bassissimo" non sempre, è dovuto alla diversa lavorazione, meno difficile e lunga di un metodo classico. Non dimentichiamo comunque, che gli Champagne di diffusione nazionale, non le eccellenze, vengono esportati dalla Francia a prezzi molto bassi, cosa che il consumatore finale non sa…

Certamente le chicche italiane come il Franciacorta, il Trento Doc e l'Oltrepò Pavese, data la loro recente storia e la loro dimensione, non sono ancora riuscite a posizionarsi come meritano: ma è proprio per questo che sarebbe ora che le Istituzioni, dopo anni nei quali l'agricoltura italiana e quindi la sua importante produzione vinicola sono sempre state bastonate e mal protette all'estero, invece di continuare a promuovere solo a parole il Made in Italy, si ponessero su una linea concorde di utilizzo, addirittura spinto e continuo, di prodotti italiani. Brindisi, abiti, automobili, imbarcazioni utilizzate da istituzioni o personaggi dello spettacolo in pubblico... sempre e solo di marca italiana... Sciovinismo? Fanatismo nazionalista? Chiamatelo come volete, ma in questo momento ne abbiamo assolutamente bisogno!

Anna Pesenti Buonassisi


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