Non è ancora sicuro ma così come è la bozza di regolamento Ue prevede una fittissima rete di controlli sui vini da tavola, persino più stringenti di quelli dei vini Dop. Data l'attualità del tema riportiamo l'articolo tratto dal sito focuswine.it

Chi pensava che la nuova Ocm avrebbe apportato una più marcata liberalizzazione e regole più semplici potrebbe rimanere fortemente deluso.
Stando alla bozza di regolamento Ue sull'etichettatura e la presentazione dei vini, quello che dovrebbe sostituire dal 1° agosto 2009 il regolamento 753/2002, si sta preparando una vera giungla normativa, che interesserà in particolare i vini da tavola, quelli che, proprio per rendere il mercato dei vini comunitari più competitivo e dinamico, avevano beneficiato delle maggiori novità proprio in termini di etichettatura, con la possibilità di indicare vitigno e annata di produzione,  cosa proibita nella vecchia Ocm.
A leggere la bozza di regolamento - secondo quanto scrive Focuswine - chi stava meditando di investire energie su questi vini dovrà fare una serie di riflessioni. Innanzitutto, partiamo dalla regola generale per l'indicazione di vitigno e annata in etichetta: secondo i propositi della Commissione Ue, i vini da tavola dovranno avere gli stessi requisiti dei vini Dop e Igp, ovvero utilizzo minimo dell'85% del vitigno che si vuole a indicare (se ne vengono utilizzati due o più, il 100% del prodotto dovrà essere costituito esclusivamente da essi) e minimo 85% del prodotto ottenuto nell'annata che apparirà in etichetta (per i vini Dop la prima ipotesi prevedeva invece il 100%).

Ma la vera novità è il sistema di controlli che dovrà essere approntato e qui le strade dei vini Dop-Igp e dei vini da tavola si separano nettamente: i primi saranno sottoposti a verifiche e controlli sul rispetto del disciplinare a opera di autorità statali o di organismi terzi accreditati e indipendenti, mentre per i secondi, che in teoria dovevano essere provvisti di maggiore libertà e meno burocrazia, viene introdotto un sistema di controlli che pare persino andare al di là di quello già ferreo previsto in un disciplinare: ovvero, come si legge nella bozza di regolamento, 'gli Stati membri designeranno la o le autorità responsabili di assicurare la certificazione, approvazione e controllo in accordo con i criteri previsti dal regolamento 882/2004. Gli Stati membri si assicurano che professionisti, esperti e utilizzatori del prodotto prendano parte nei controlli in ordine di garantire un esame del prodotto indipendente e imparziale”.
'Sarà inoltre assicurata – prosegue la bozza – una certificazione annuale del vino durante la fase di produzione e appena prima del condizionamento, sia da parte di autorità statali, che dovranno offrire adeguate garanzie di obiettività e imparzialità, con staff adeguato e preparato, sia da parte di uno o più enti terzi di controllo indipendenti delegati dall'autorità stessa”.
E qui le strade di Dop-Igp e vini da tavola si ricongiungono, in quanto gli organismi di controllo sono gli stessi che già provvedono a controllare i disciplinari di produzione, e in più, dal 1° maggio 2010, dovranno essere screditati secondo lo standard EN 45011 o ISO/IEC Guide 65.

Gli Stati membri, sempre per i vini da tavola, dovranno assicurare tre tipi di controlli: primo, 'che i prodotti siano soggetti a una certificazione consistente in un esame organolettico o analitico sulle uve (sic). L'esame riguarderà campioni anonimi che saranno rappresentativi di ogni vino in questione detenuto dall'operatore. Le uve devono determinare il carattere del vino in questione. La certificazione sarà condotta dagli stessi organismi elencati in precedenza. Gli Stati membri possono stabilire una procedura di certificazione esterna sistematica o inaspettata e casuale. In quest'ultimo caso, sarà basata su un piano di controllo prestabilito dalle autorità in modo da coprire ogni fase di produzione e che sia comunque noto agli operatori”.
Secondo, 'che le aziende siano autorizzate (sic) dallo Stato membro dove ha luogo la produzione”.
E terzo, ciliegina sulla torta, 'che vengano stabilite regole di tracciabilità per garantire la veridicità delle informazioni su annata e uve indicate in etichetta”. Ci si potrebbe chiedere: ma quelle elencate finora non erano già sufficienti a garantire la tracciabilità?
Il costo di tutto questo sistema di controlli? Manco a dirlo, sarà a carico degli operatori che vi sono soggetti.

Carlo Flamini

Fonte: Focuswine