Il primo vitigno impiantato è il Sangiovese, che copre una dimensione del 9,1% della produzione nazionale, seguito dal Montepulciano, che è oltre il 5%. Il Montepulciano d'Abruzzo è l'unico che può utilizzare la sua 'origine territoriale". Antonio Calò, presidente dell'Accademia italiana della Vite e del Vino, spiega il senso del prossimo convegno che si terrà sabato ad Atri (Te) su "Montepulciano d'Abruzzo, oltre la Doc e la Docg".
 «Questo convegno - spiega - costituisce un importante momento di approfondimento, in quanto offre un'unica possibilità di analizzare in modo completo i vitigni abruzzesi, un patrimonio da conoscere con uno sguardo particolare alla cultura della zona». «Lo studio dei vitigni, nel corso della storia italiana e fin da prima dell'Unità d'Italia, ha difatti accertato - spiega il professor Calò – che il Montepulciano d'Abruzzo non può essere confuso con il Sangiovese, e d'altro canto ha una sua differenza con il Vino Nobile Montepulciano, tanto da poter mantenere la denominazione Montepulciano d'Abruzzo. è stato un confronto lungo e complesso, ma ora è pienamente riconosciuto e da qui l'impegno dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino che ha voluto dedicare un momento di approfondimento alle tematiche relative legate alla vitivinicoltura dell'Abruzzo, analizzando tutti gli aspetti del potenziale della regione».

L'Accademia Italiana della Vite e del Vino è stata costituita il 30 luglio 1949 dal Comitato nazionale vitivinicolo con decreto firmato dall'allora presidente della repubblica, Luigi Einaudi, ed eretta in Ente Morale il 2 luglio 1952. L'Accademia attualmente comprende 555 membri suddivisi tra Onorari, Ordinari, Corrispondenti italiani, Corrispondenti stranieri, Sovrannumero. Ciascuna 'categoria” è a numero chiuso.

Fonte: Agi